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PIANO STRATEGICO 4: una governance locale sussidiaria e circolare

UNA GOVERNANCE LOCALE SUSSIDIARIA E CIRCOLARE

L’attività dei gruppi di lavoro ha concretamente dimostrato che è possibile gestire anche nella nostra città un processo di governance locale sussidiaria e circolare, in cui ciascuno pur partendo dal proprio particolare, può contribuire concretamente all’interesse generale, al bene comune, a far crescere il senso di appartenenza alla comunità e l’orgoglio di essere riminesi.

Una delle costanti emerse dal lavoro dei gruppi ha riguardato, infatti, la necessità di ridefinire l’assetto della governance nei diversi campi e settori. Non si è trattato di riflessioni generiche o di scontate “lamentazioni” su ciò che oggi non funziona e su tutto quello che occorrerebbe fare di nuovo, o di diverso, o di aggiunto rispetto alle modalità, agli strumenti e ai soggetti oggi esistenti. Al contrario, da più parti si è sollecitata l’attenzione ad evitare che il Piano strategico producesse nuovi enti/“attori” che si sovrapponessero ad un sistema già per certi versi ridondante, gravandolo ulteriormente.

Ciò premesso, non si può non registrare che in quasi tutti i campi di lavoro è risultata chiara l’esigenza, poggiata su un’analisi reale delle criticità attuali e dei bisogni di efficienza ed efficacia legati allo sviluppo futuro, di promuovere una sostanziale innovazione del modello di governance attuale, soprattutto perseguendo una più integrata cooperazione tra istituzioni, imprese e soggetti privati (associazioni, ecc.). In questo quadro, un approfondimento specifico è stato realizzato da un gruppo con il professor Stefano Zamagni sul tema puntuale della governance locale sussidiaria e circolare che si basa sull’esistenza di “ponti di collegamento”, che le rendono complementari, tra le tre sfere del pubblico, del settore produttivo e del mondo del non profit.

Newsletter n. 1 del Piano Strategico riminese

PIANO STRATEGICO 3: la carta dei valori

LA CARTA DEI VALORI DEL PIANO STRATEGICO

Un Piano strategico non è solo, pertanto, uno strumento finalizzato ad aumentare sul medio e lungo periodo la ricchezza di un’area o la sua competitività sul mercato globale. Il suo obiettivo è la crescita globale, intendendo con ciò anche il miglioramento delle condizioni di vita del maggior numero possibile di persone, il rafforzamento della coesione sociale e della ricchezza della società civile.

E’ chiaro che questo percorso postula come conseguenza la necessità di individuare categorie valoriali capaci di garantire la sostenibilità del piano. Peraltro questa esigenza è strettamente connessa alla stessa natura profonda del Piano strategico che si distingue dagli altri strumenti di pianificazione in quanto PATTO della comunità. Proprio in quanto patto comunitario, il Piano deve essere preceduto da un analogo patto sui valori che devono fondarlo. E’ quindi necessario fissare alcuni principi – in forma di “Carta dei valori” – che costituiscono la trama che infonde senso e significato al Piano strategico e che devono essere mantenuti fermi nei processi di crescita attivati ed implementati dal Piano stesso.

Questi valori, in via di prima approssimazione, possono essere individuati nei seguenti principi:

Identità. Rafforzare l’identità collettiva della comunità in quanto asset insostituibile di Rimini

Democrazia e partecipazione. Mantenere l’allargamento di tutte le forme di partecipazione dei cittadini al governo della società ed al controllo del proprio futuro

Pluralismo. Il pluralismo e l’effervescenza della società civile sono risorse indispensabili allo stesso funzionamento delle istituzioni politiche e di governo

Inclusione. L’inclusione sociale – soprattutto delle fasce più deboli come vecchi, immigrati, portatori di handicap, gruppi a bisogni speciali, ecc – costituisce un elemento identitario di Rimini e come tale va perseguita e rafforzata

Diversità. Le diversità, qualunque sia la loro origine – culturale, di genere, sociale, etnica - costituiscono un patrimonio prezioso da salvaguardare e da vivere come risorsa per la sviluppo

Welfare locale. Il Welfare locale, ridefinito in maniera adeguata ai tempi ed ai nuovi bisogni, costituisce l’asse portante del governo e della vita della città

Valorizzazione della qualità e delle potenzialità individuali. Fondamentale sia per la libera e piena realizzazione dell’individuo che per la produzione di ricchezza, di idee e per la stessa creatività della città.

Equilibrio tra la città della quotidianità e la città dei turisti.

La condivisione della Carta dei Valori, in quanto base del patto è affidata al Forum del Piano strategico che deve condividerla e ratificarla come presupposto che deve regolare il Piano strategico e accompagnarne l’attuazione.

Newsletter n. 1 del Piano Strategico riminese

PIANO STRATEGICO 2: la mission - Rimini, terra d’incontri.

LA MISSION: RIMINI, TERRA D’INCONTRI

Rimini è, così come attualmente e storicamente documentato, un importante crocevia di relazioni, di incontri, di cammini individuali e collettivi.

Una piccola realtà territoriale che ha in sé tutte le valenze della dimensione metropolitana, polo di sistemi complessi materiali e immateriali, nodo di reti corte e lunghe.

La storia ha consegnato a Rimini e al suo territorio questo ruolo di “scambiatore”, di punto di incontro, di arrivo e di partenza.

Questa terra ha nel suo DNA una straordinaria vocazione all’incontro, è aperta al nuovo però legami sotterranei e profondi la collegano al suo passato.

Rimini è terra d’incontri e delle relazioni. Questa è, dunque, la mission che abbiamo individuato per la nostra città e il suo territorio, il tratto caratterizzante che ci rende unici, attrattivi e competitivi nello scenario globale. Lo spirito d’iniziativa, la creatività e la laboriosità che hanno plasmato il carattere dei riminesi e la capacità di costruire “ponti” e reti relazionali rappresentano, dunque, il vero legame tra presente e futuro. E’ continuità e discontinuità nello stesso tempo.

I CINQUE AMBITI DI GRANDE INTERVENTO

L’impegno progettuale dei gruppi si è, pertanto, concentrato, in coerenza con la vision e la mission indicate, nel prevedere la creazione di nuovi spazi e occasioni d’incontro (valorizzando l’impegnativo e fondamentale lavoro svolto in questa direzione e ancora in corso: Fiera, Palazzo dei Congressi, ecc).

Da questa impostazione sono scaturiti 5 grandi ambiti d’intervento che si intrecciano con un ambito “trasversale” inerente alla “governance” di settore e dei nuovi strumenti previsti dal programma delle azioni:

1. Nuovo rapporto con il mare;

2. La grande sfida della mobilità (il nuovo modello):

3. Un sistema d’imprese fatto di persone e d’innovazione (territorio che attrae persone, imprese ed innovazione);

4. La qualità di un territorio ricomposto e coeso;

5. La cultura che forma e informa le persone creando nuova immagine (vs l’immagine che omologa la cultura).

Newsletter n. 1 del Piano Strategico riminese

PIANO STRATEGICO 1: La vision - Le persone protagoniste dello sviluppo

PIANO STRATEGICO: LA VISIONE DI RIMINI NEL LAVORO DEI GRUPPI DEL FORUM RIMINIVENTURE

“Che cos’è la città se non le persone che la abitano” (Re Lear di William Shakespeare)

Lo scopo dei prossimi numeri in uscita della Newsletter è quello di presentare in modo sintetico la visione di Rimini nel lavoro emersa dall’attività dei gruppi del “Forum Rimini Venture”

Rimini, attraverso il Piano Strategico, si interroga sul futuro della città e lo fa in un momento segnato da forti criticità, sia a livello locale che nazionale e internazionale.

Il processo di programmazione strategica, promosso dal Comune, dalla Provincia, dalla Camera di Commercio e dalla Fondazione della Cassa di Risparmio, ha visto una forte partecipazione delle organizzazioni economiche sociali e culturali della città, associate nel Forum Rimini Venture.

Per la prima volta in modo sussidiario, le organizzazioni di base si sono assunte la responsabilità di proporre alle istituzioni, alle forze politiche e all’insieme della città una proposta condivisa per lo sviluppo proiettata nei tempi medio-lunghi, ma gestibile fin da subito, in un inedito scenario di democrazia partecipativa.

Il confronto all’interno dei gruppi, attuato dal novembre 2008 al giugno 2009 ha consentito di far crescere la consapevolezza delle potenzialità, delle criticità e dei nodi da sciogliere per lo sviluppo della città, individuando itinerari da percorrere insieme.

2) LA VISION: LE PERSONE PROTAGONISTE DELLO SVILUPPO

Il tema della visione è la centralità della persona nella sua individualità e nei ruoli sociali che ognuno svolge, nel rispetto e nella tutela della dignità di ciascuno, della libertà e delle pari opportunità, come protagonista dello sviluppo sociale, economico e culturale del territorio.

La nuova fase dello sviluppo di Rimini si fonda, dunque, sulla cultura e sulla centralità della persona. Ripartire dalla persona, dal suo essere in relazione, significa ridare impulso e cuore a una democrazia viva e vera che sappia riconciliare persona e sviluppo, comunità ed istituzioni, ispirando un nuovo modello di politica, di etica e di economia.

In altri termini, porre al centro la persona e le manifestazioni sociali con cui essa si esprime significa ridefinire il nucleo fondativo di una nuova antropologia della relazione, destinata a cambiare nel profondo il paesaggio umano della città, mettendo in relazione le diverse culture e le diverse visioni con la volontà di armonizzarle in una nuova convivialità delle differenze.

Il Piano Strategico stimola, quindi, la nostra comunità a guardare con occhi nuovi all’economia, sperimentando con coraggio e in modo virtuoso tutte le opportunità che i profondi cambiamenti in atto e i nuovi valori stanno portando al centro del sistema di relazioni tra le persone.

I paradigmi dello sviluppo stanno velocemente cambiando, sempre più stretto diviene l’intreccio tra economia e qualità sociale. Nuovi orizzonti si aprono per l’innovazione, la ricerca, la conoscenza, la valorizzazione del patrimonio storico-culturale, degli ambienti naturali e dei paesaggi, per una nuova qualità e dignità del lavoro, per la capacità d’intraprendere e di produrre. La scelta compiuta dai Gruppi di lavoro di porre la persona al centro dello sviluppo della città e del suo territorio se da un verso arricchisce di senso le relazioni interpersonali e definisce nuovi criteri per valutare le scelte di governo, dall’altro rappresenta uno straordinario stimolo per avviare un nuovo e virtuoso ciclo di sviluppo economico della città e del suo territorio.

RIMINI TERRA D’INCONTRI, la “mission” che scaturisce non è solo uno slogan, ma il motore di una nuova e stupenda fase di sviluppo economico, la cui potenza non è misurabile solo con indicatori quantitativi, ma soprattutto con l’incremento della felicità sociale, del benessere individuale e collettivo.

Newsletter n. 1 del Piano Strategico riminese

Per una compagnia sul lavoro: una proposta

MANIFESTO DI ADESIONE

Il Circolo Culturale Ettore Calvi si propone di realizzare in modo stabile un luogo dove promuovere riflessioni, giudizi, iniziative sui temi del lavoro a partire dagli insegnamenti della Dottrina sociale della Chiesa, con particolare riferimento all’impegno nell’ambito del lavoro.

LO SCENARIO
La situazione economica e sociale de nostro Paese e le trasformazioni in atto nel mercato del lavoro con una visione capace di aprirsi, sia alla globalità dei temi che ad ognuno dei singoli aspetti.
L’affermazione del lavoro trai valori fondamentali che realizzano la persona rappresenta il punto di partenza e di giudizio per ogni attività economica e no.
Questo valore deve però oggi fare i conti con lo scenario cambiato, nel quale i modelli di riferimento determinati da parole come responsabilità, realizzazione personale, giusto salario e solidarietà non trovano facile applicazione.

L’EVIDENZA DI UN NUOVO COMPITO
La riconferma del lavoro come fattore fondamentale per la persona  va coniugata con la proposta di nuovi strumenti di regolazione nel mercato del lavoro.Questa esigenza culturale e operativa riguarda tutti coloro che operano con responsabilità aziendali o sindacali.
Solo a partire da una concezione del lavoro come espressione del proprio essere è possibile all’uomo diventare protagonista della trasformazione della realtà.

LO STRUMENTO ASSOCIATIVO
La scelta del circolo è funzionale ad una esperienza associativa fatta di momenti conviviali e di amicizia dove appaia immediatamente libero e naturale lo scambio di esperienze e di opinioni sul tema della connessione tra senso del lavoro e senso della vita. Il Circolo è un luogo in cui gli stessi associati possono ripensare al loro ruolo, alle motivazioni ideali e trovare nella compagnia le occasioni di rinnovata passione al proprio impegno.
Oltre all’attività associativa locale e nazionale e la realizzazione di incontri per sostenere uno sviluppo adeguato alle tematiche, il Circolo costituirà al proprio interno un Comitato Scientifico con esperti in grado di contribuire alle riflessioni con analisi e dati. Tra gli obiettivi del circolo c’è anche la ricerca di sinergie con altri soggetti che operano su questo terreno e la disponibilità a mettersi in rete con questa realtà.

La scelta di intitolare il Circolo ad E. Calvi primo Segretario della Cisl di Milano, risponde al ricordo di operosità che il suo lavoro sindacale e politico, originato da una fede vissuta e dall’appartenenza ad un popolo, ha saputo testimoniare.

Per ogni ulteriore approfondimento:

http://www.circolocalvi.it

Benedetto XVI - lettera enciclica “Caritas in veritate”

Benedetto XVI - lettera enciclica “Caritas in veritate”.

“Quando nel 1891 Leone XIII pubblicò la prima enciclica sociale, la Rerum Novarum, in Francia ci fu solo un imprenditore, Leon Harmel, che la prese sul serio trasformando radicalmente le sue officine di filatura e rendendole un modello di un nuovo modo di fare impresa. Don Giussani ha sempre osservato che se anche tanti altri avessero fatto come lui, l’Europa sarebbe stata diversa.

È un esempio per dire che quanto Benedetto XVI ci propone non riguarda genericamente il mondo o la società, ma è rivolto personalmente a ognuno di noi. In questo senso l’enciclica è un richiamo soprattutto ai cattolici ad accettare la sfida di un cambiamento radicale. Insomma una salutare ventata di aria nuova ad esempio in Italia dove, con una buona dose di ipocrisia, sotto l’etichetta di imprenditore o di banchiere cattolico per anni ci sono stati propinati grandi discorsi sull’etica, non avendo mai il coraggio di rischiare soluzioni innovative non appiattite sugli stereotipi del pensiero dominante che ci ha condotto al disastro di oggi” . (Graziano Tarantini  articolo.aspx?articolo=30804 )

“Benedetto XVI ci richiama al fatto - sempre più spesso dimenticato, come l’attualità ci testimonia - che «un cristianesimo di carità senza verità può venire facilmente scambiato per una riserva di buoni sentimenti, utili per la convivenza sociale, ma marginali. In questo modo non ci sarebbe più un vero e proprio posto per Dio nel mondo».

La Caritas in veritate sottolinea che la Chiesa «non ha soluzioni tecniche da offrire e non pretende di intromettersi nella politica», ma ha una missione da compiere: annunciare Cristo come «il primo e principale fattore di sviluppo».

Su questa strada della testimonianza ci sentiamo sfidati a verificare - dentro le vicende della vita - la portata della fede in Cristo, come Colui che ci mette nelle condizioni ottimali per affrontare la miriade di problemi di ordine economico, finanziario, sociale e politico che l’enciclica elenca”.

Cominicato stampa di Comunione e Liberazione

Per un lavoro comune:

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LABORATORI DI SUSSIDIARIETA’ RN 30 maggio 2009

LABORATORI DI SUSSIDIARIETA’

RIMINI – MAGGIO 2009

“IL SIGNIFICATO POLITICO DELLA SUSSIDIARIETÀ: L’AFFERMARSI DI UNA GOVERNANCE LOCALE SUSSIDIARIA A PARTIRE DAL RICONOSCIMENTO DI UN’ANTROPOLOGIA POSITIVA ALLA BASE DELLA SOCIALITÀ”

PROGRAMMA

Sabato 30 maggio 2009

“Verso l’affermazione di un Welfare sussidiario”

Rosati Davide (Sindacato delle Famiglie) – Strumenti per l’affermarsi di una governance locale sussidiaria nella gestione dei servizi alla persona

Daniele Celli (Preside Liceo Scientifico G. Lemaitre) – Le opere educative dagli asili nido all’Università.

Gianluca Conti (Presidente del Centro di Solidarietà) – Il bisogno del lavoro: dal Centro di Solidarietà alla Piazza dei Mestieri

Sandro Ricci (Direttore del Meeting per l’Amicizia fra i popoli) – Il contributo della Fondazione Meeting all’elaborazione del Piano strategico riminese

Bruno Angelini (Docente Università di Urbino) – Un modello di governance sussidiaria:la sussidiarietà circolare quale rapporto paritario fra le istituzioni, le aziende profit ed il non profit.

  • Moderatore: Franco Boarelli (Umana Dimora Rimini)

  • Coordinatore laboratori: Bruno Angelini
  • Direzione organizzativa: Davide Rosati

I laboratori si terranno dalle ore 10.00 alle ore 13.00

presso la sede di Compagnia delle Opere,

via XX Settembre, 122 - RIMINI

Si invita a confermare l’adesione e la partecipazione preventivamente alla data fissata degli incontri.

Riferimento:

Davide Rosati 3383497510 – dvdrst@tin.it

Durante l’incontro sarà distribuito il DVD con la registrazione dell’incontro precedente.

Verso la sussidiarietà 2: un’ipotesi di lavoro educativo e formativo

Verso la sussidiarietà 2: un’ipotesi di lavoro educativo e formativo.

Conclusioni di Berhard Scholz: Verso la sussidiarietà. Una tensione ancora implicita.

Una ipotesi di lavoro educativo e formativo

L’indagine dimostra quindi una certa tendenza a confermare la sussidiarietà a livello socio-politico e una ancora troppo limitata propensione verso una implementazione dei principi antropologici della sussidiarietà all’interno delle imprese…………L’indagine suggerisce una riflessione sulle possibili modalità che permettono che la simpatia per la sussidiarietà “esterna” possa diventare una leva importante per comprendere la convenienza umana ed economica della sussidiarietà “interna” all’impresa, specialmente riguardo a due aspetti: la concezione dell’imprenditore e dell’impresa e la concezione del collaboratore. (pag 216)

Un sistema circolare: società-Stato-imprese.

Si tratta di un sistema circolare, nel quale le imprese che producono dei beni e dei servizi ricevono dalla società e dallo Stato dei beni anche in termini culturali che sono presupposti fondamentali per le loro attività economiche. E viceversa società e Stato ricevono dalle imprese beni e servizi che non si limitano né alla produzione fatturabile né alle imposte con le quali l’impresa “ri-paga” alla Stato e – se tutto funziona bene – attraverso di esso alla società i beni ricevuti. . (pag. 218-219)

Educazione alla libertà ed alla responsabilità

Cosi come lo statalismo può fare comodo ai cittadini che preferiscono un assetto assistenzialistico, anche il paternalismo aziendale può fare comodo a chi preferisce eseguire compiti senza coinvolgersi personalmente. E qui emerge un aspetto fondamentale: la sussidiarietà, da qualunque punto di vista la si consideri, richiede e al contempo promuove una educazione alla libertà e quindi alla responsabilità …..Il principio di sussidiarietà si basa di fatto sulla capacità e la volontà della persona di assumersi la responsabilità di affrontare in un modo costruttivo i problemi che la vita stessa pone, mettendosi insieme ove possibile o necessario con altri, lavorando insieme per raggiungere obiettivi comuni e condivisi. (pag. 221)

A cura della Fondazione per la Sussidiarietà, (2009), “Rapporto sulla sussidiarietà 2008 -Sussidiarietà e … piccole e medie imprese”, edizioni Mondadori.

Alla luce della provocazione al lavoro sulla sussidiarietà proposto da Scholz propongo le slides della lezione “Il significato politico della sussidiarietà:l’affermarsi di una governance locale sussidiaria” tenuta alla“Scuola di formazione all’impegno sociale e politico -San Tommaso Moro” della Diocesi di Rimini. ( http://www.tommasomoro.eu/ )

governance-locale-sussidiaria

LABORATORI DI SUSSIDIARIETA’ RIMINI – MAGGIO 2009

“IL SIGNIFICATO POLITICO DELLA SUSSIDIARIETÀ: L’AFFERMARSI DI UNA GOVERNANCE LOCALE SUSSIDIARIA A PARTIRE DAL RICONOSCIMENTO DI UN’ANTROPOLOGIA POSITIVA ALLA BASE DELLA SOCIALITÀ”

A fronte della crisi dei modelli tradizionali di governance il principio di sussidiarietà può rappresentare la formula di una democrazia sostanziale. Le sue potenzialità, spesso ancora inesplorate, meritano di essere approfondite e sviluppate per mostrare la loro capacità di fondare, a livello sociale, politico ed economico, assetti e strumenti in grado di fronteggiare, in modo originale, le sfide della post modernità.

Lo statalismo si basa sulla sfiducia e sul sospetto, cioè una concezione di uomo negativa che mortifica le potenzialità e il positivo contributo che il singolo può dare al bene comune, al progresso e alla lotta per la giustizia. Tale concezione è anche alla base di una certa idea di welfare state. Ciò significa rendere irrilevanti le relazioni fra i consociati, sminuire l’importanza delle comunità e formazioni sociali intermedie, anche come soggetti di cittadinanza, limitare il pluralismo sociale, in sintesi svalutare la socialità della persona umana, anche e precisamente come elemento costitutivo del welfare. La differenza fra i due approcci (statalista e liberista) consiste nel meccanismo individuato per correggere il “male” prodotto dal comportamento dell’uomo: per lo statalismo è l’azione del potere centrale; per il liberalismo è il mercato, inteso soltanto come l’ambito in cui i tentativi egoistici di ciascun individuo si incontrano con quelli degli altri per formare, grazie al meccanismo della mano invisibile di Adam Smith un equilibrio che alloca in modo efficiente, anche se non necessariamente equo, le risorse. Lo statalismo è un modello centralizzato, il liberalismo un approccio decentrato, ma la concezione antropologica negativa è la stessa.

In questo periodo a Rimini e nel suo territorio si sta attuando il processo di elaborazione del Piano strategico che, partito da due anni, vede coinvolte la Pa e la società civile nel tentativo di progettare la Rimini dei prossimi venti anni.

Partendo dal riconoscimento di una antropologia positiva alla base della socialità si vuole approfondire alcuni punti cardine e vari strumenti per l’affermarsi di una governance locale sussidiaria nel territorio riminese.

PROGRAMMA

Sabato 16 maggio 2009

“La gestione del territorio come risorsa”

Maurizio Bellucci – La vision: lo sviluppo di Rimini.

Riccardo Cola – La pianificazione urbanistica del Comune di Rimini in una prospettiva sussidiaria

Giorgio Forlani – Il territorio come risorsa economica.

D’Angelo Federico (Felix) – La pianificazione territoriale sussidiaria

Roberto Mingucci – Il contributo della CDO all’elaborazione del Piano strategico riminese.

Sabato 30 maggio 2009

“Verso l’affermazione di un Welfare sussidiario”

Rosati Davide – Strumenti per l’affermarsi di una governance locale sussidiaria nella gestione dei servizi alla persona

Daniele Celli – Le opere educative dagli asili nido all’Università.

Gianluca Conti – Il bisogno del lavoro: dal Centro di Solidarietà alla Piazza dei Mestieri

Matteo Lessi – Lo sviluppo della cultura ed il rapporto con le istituzioni

Sandro Ricci – Il contributo della Fondazione Meeting all’elaborazione del Piano strategico riminese

  • Coordinatore e moderatore dei laboratori: Bruno Angelini
  • Direzione organizzativa: Davide Rosati

I laboratori si terranno dalle ore 10.00 alle ore 13.00

presso la sede della Compagnia delle Opere, via XX Settembre, 122 - RIMINI

Festa del 25 aprile: Nazione-Stato-Popolo italiano

Festa del 25 aprile: Nazione-Stato-Popolo italiano

A proposito dell’idea di Nazione, di Stato e di Popolo. Grassetto e corsivo aggiunti.

Ateismo e religiosità dopo il 1945

Mistica sacrificale

“La fine della seconda guerra mondiale segna, in Europa, il declino della fase “calda” dell’era della secolarizzazione, quella contrassegnata dalla mistica del popolo, del sangue, della razza, dello Stato, della nazione. È la mistica «sacrificale» del neopaganesimo nazista e anche del fascismo, per il quale la persona singola doveva immolarsi per il tutto sociale e politico, integralmente, senza riserve.

I signori della macchina statale

Come scriveva Romano Guardini in uno splendido saggio del 1946: «In quanto il tentativo riuscì, la convinzione cristiana del valore imprescindibile della persona e la pietà del rapporto individuale con Dio furono sostituiti e rimossi da una religiosità, il. cui senso stava esclusivamente nei contesti di stirpe e popolo -i quali, dato lo sradicamento d’ogni resistenza della coscienza, furono abbandonati disarmati ai signori della macchina statale». I nazisti non si erano limitati a osteggiare e perseguitare la religione. Miravano a sostituire la fede cristiana a partire da una politica “totale” che diveniva essa stessa religione.

Per questo, secondo Guardini, «i tiranni dell’epoca da poco trascorsa, per fondare la loro potenza in modo definitivamente religioso, hanno risvegliato quel “nucleo di significato”, posto nella compagine fondamentale dell’anima, ma fatto vagante senza una sede e un oggetto, e gli hanno dato una forma, che poteva avere solo il senso di estinguere Cristo [...] e riporre di nuovo al suo posto un salvatore intramondano».

Nichilismo e moda esistenzialista

I nazisti si erano impadroniti dell’anima “religiosa” del popolo tedesco per realizzare una “nuova fede”, alternativa ed al contempo, sostitutiva rispetto a quella cristiana. Tutto questo doveva tramontare con la sconfitta e la catastrofe della guerra. L’Europa del post-1945 respira la disillusione verso il tempo dei «miti», il periodo infuocato che era seguito alla prima guerra mondiale. Un’ondata di disincanto, un vento gelido attraversava le coscienze. Ne è documento la moda esistenzialista che segna, in profondità, il clima di quegli anni. «Ogni realtà umana è una passione,» scrive Sartre «in quanto progetta di perdersi per fondare l’essere e per costituire contemporaneamente [...] l’Ens causa sui, che le religioni chiamano Dio. Così la passione dell’uomo è l’inverso di quella di Cristo, perché l’uomo si perde in quanto uomo perché Dio nasca. Ma ì’idea di Dio è contraddittoria e ci perdiamo inutilmente; l’uomo è una passione inutile».

Il marxismo

La passione «religiosa» è una passione inutile: non c’è alcun Dio che ci attende, né in cielo, né in terra. Al nichilismo esistenzialista rispondeva il marxismo, divenuto influente in Francia e in Italia grazie al fascino e al successo bellico della Russia staliniana. Avverso all’esistenzialismo, in quanto filosofia del mondo borghese, decadente, il marxismo era solidale con esso nell’ostilità verso il cattolicesimo.

Ateismo comunista e la scienza, l’industria e la tecnica

L’ateismo comunista rappresentava il paradosso di una contro religione che diveniva religione per poter abolire la domanda religiosa. Diversamente dal nazismo, però, la sua giustificazione si richiamava alla scienza – il materialismo storico-dialettico -, non al mito. L’ateismo militante era un ateismo “scientifico” che si inscriveva nella tendenza generale della cultura, destinata ad accentuarsi negli anni Cinquanta: quella neoilluminista per la quale la dimensione religiosa, propria del passato dell’umanità, era destinata a dissolversi con l’avvento della tecnologia e del progresso. L’uomo non è naturalieter “religioso”, lo è solo storicamente in ragione della sua dipendenza dalla natura. Industria e tecnica, liberando dai condizionamenti naturali, emancipano l’uomo dal bisogno religioso di un Dio protettore.

Dibattito sul senso religioso

Questo plafond concettuale, che sarà dietro alle teorie della secolarizzazione degli anni Sessanta-Settanta, spiega il contesto in cui si inserisce il dibattito sul “senso religioso” negli anni Cinquanta. Non si tratta di un mero dibattito culturale, ma di una riflessione teologica e politica che, da parte cristiana, si opponeva all’idea dell’homo faber, unidimensionale, per la quale la prospettiva religiosa era cosa del clero e dell’umanità “debole”: vecchi, donne e bambini.”

G.B. Montini, L. Giussani, (2008), “Sul senso religioso”, RCS libri - BUR, Milano, pagg. 7-9.