Bruno Angelini » Posts in 'Sussidiarietà' category

Partecipare ai lavori del Piano Strategico di Rimini

Vuoi partecipare ai lavori del Piano Strategico di Rimini?

Il Forum del Piano Strategico ha organizzato tre momenti seminariali di approfondimento sul processo di programmazione strategica sui seguenti temi:

Il processo di programmazione strategica: perché - cos’è - come si fa.

25 Novembre 2010 dalle 17.00 alle 19.00
Presso Palazzo del turismo - Sala convegni, P.le Fellini, 3

I contenuti del Piano Strategico di Rimini e del suo territorio: la vision dello sviluppo, le azioni.

9 Dicembre 2010 dalle 17.00 alle 19.00
Presso Palazzo del turismo - Sala convegni, P.le Fellini, 3

Nuove modalità partecipative: aderire ai laboratori tematici e territoriali.

13 Gennaio 2011 dalle 17.00 alle 19.00
Presso Palazzo del turismo - Sala convegni, P.le Fellini, 3

http://www.riminiventure.it//news/pagina170.html

La questione meridionale

Luigi Amicone da Tempi 31 agosto 2010

C’è un Sud che vive di inefficienza, clientelismo e spreco sulla pelle dei cittadini e costringe gli ammalati a farsi curare negli ospedali del Nord. Ecco i dati che tracciano una diagnosi impietosa per la sanità del Mezzogiorno

http://www.tempi.it/interni/009680-e-questa-l-italia-unita


Eccola, la questione meridionale
Ed ecco infine le conclusioni che - ammesso e non concesso che le condizioni “politiche” intorno al governo Berlusconi lo consentiranno - dovranno diventare materia di riflessione e di elaborazione dei decreti attuativi in materia di federalismo fiscale.

Esiste una “questione meridionale” in sanità e più in generale nell’area socio assistenziale così sintetizzabile: 1. Disavanzi “strutturali (differenziale assegnazione di risorse-costi) in sanità nelle Regioni Abruzzo, Molise, Lazio, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia attorno ai 4 miliardi di euro l’anno. 2. Per effetto di tali disavanzi la tassazione regionale aggiuntiva (Irap, addizionali Irpef ecc…) ha spesso toccato il massimo consentito e sostenibile dalla collettività sottraendo risorse ai consumi, investimenti in altri settori, sia sul versante privato che pubblico. 3. I piani di rientro monitorati dal tavolo preposto, finora non hanno arginato la spesa e invertito il modello assistenziale ospedalocentrico. 4. Si è reso necessario procedere al commissariamento e sub commissariamento di Abruzzo, Molise, Lazio, Campania e Calabria. 5. Si registra, pertanto, un sostanziale “fallimento” delle politiche sanitarie ed assistenziali delle Regioni citate, incapaci con i mezzi propri di uscire dalla palude dell’immobilismo, del clientelismo, talvolta delle infiltrazioni malavitose. 6. I livelli assistenziali (Lea) non vengono garantiti nonostante la maggiore spesa. Si riscontrano inoltre, episodi crescenti di “malasanità”. 7. Gli investimenti languono per ritardi nei progetti, appalti, percorsi amministrativi. 8. La contabilità del sistema Sud è altamente inaffidabile, idem per i flussi dei dati gestionali di outcome sanitario. Se non si conosce non si governa e tanto meno si programma. La soluzione di tutto ciò, si capisce, non prevede scorciatoie di marca giustizialista. Anzi, c’è da temere, come nel caso del polverone alzato dall’ex pm e ora eurodeputato Luigi De Magistris in Calabria, che l’uso scandalistico delle inchieste al Sud sia utile solo per ottenere il risultato opposto a quello agognato. E cioè l’indignazione e il «bisogna cambiare tutto - come dice il principe Tancredi nel Gattopardo di Tomasi di Lampedusa- per non cambiare nulla». D’altra parte, anche il federalismo fiscale non potrà essere, di per sé, la panacea di tutti i mali. Come spiega a Tempi il professor Luca Antonini, presidente della commissione tecnica varata sotto il governo Berlusconi nel maggio 2009, l’Italia, specialmente il Mezzogiorno, visto lo stato prefallimentare in cui versa, ha oggi bisogno più che mai di un grande piano di educazione dei giovani, di formazione di nuove figure professionali e della selezione di una nuova classe dirigente.
Tremonti e Fitto stanno lavorando a una ricognizione e a una nuova azione che potrà permettere di sbloccare le ingentissime risorse dei fondi Fas oggi ultizzate solo per micro progetti e in gran parte non impegnate. Un vero e proprio piano Marshall che potrà garantire al Mezzogiorno lo sviluppo di quelle infrastrutture di cui ha un vitale bisogno. Opporsi a questo in nome della rivendicazione di un vetero assistenzialismo vuol dire la fine della possibilità di uno sviluppo imprenditoriale del Sud: ormai tra assistenzialismo e imprenditori del Sud, come ha affermato recentemente Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, esiste un vero e proprio pesante conflitto di interessi.

MEETING 2010: “IO HO BISOGNO DI VOI, E PER QUESTO HO BISOGNO DI CRISTO”

Padre Trento - Nella vita ho imparato a domandare

TEMPI - Numero 32/33 - 25 agosto 2010

Siamo abituati a essere come pappagalli, ripetiamo formule, diamo ricette, abbiamo trasformato il cristianesimo in una dottrina, col risultato che per l’uomo moderno ha sempre meno attrattiva. Il cristianesimo è una vita, è la vita, è un Avvenimento, è un incontro che ti cambia l’esistenza. Ma non basta limitarsi all’incontro, è necessario un lavoro personale, possibile sono se viviamo fianco a fianco con Cristo, come i discepoli. E’ un processo lento, che richiede pazienza, fedeltà. Solo col tempo quella che all’inizio era una vibrazione interiore si trasforma in una passione amorevole e definitiva per Cristo. (…)
Un lavoro possibile solo se teniamo sempre aperta la ferita del nostro cuore, se prendiamo sul serio la nostra umanità, se siamo attaccati e appassionati alla realtà. Di recente Cleuza Zerbini mi ha detto: “Se io pretendo di non avere bisogno di nessuno, perché dovrei avere bisogno di Cristo? Per questo mi educo a chiedere, a mendicare, per poter avere sete di Lui. Un esempio. Ogni notte, prima di andare a letto, chiedo a mio marito un bicchiere d’acqua. E non perché stia morendo di sete, ma solo per educare me stessa a domandare. Se non faccio esperienza della necessità umana, non farò mai l’esperienza di Cristo. Come può un uomo obbedire a Cristo, se non obbedisce alla realtà? Io ho bisogno di voi e per questo ha bisogno di Cristo“. (…)
Cristo passa prima di tutto attraverso la cura della propria umanità. Riconoscere le nostre necessità è chiedere. Questa è l’umiltà. Possiamo fare tutto prescindendo da Cristo. Chi trascura la propria umanità non cerca Cristo, ma solo il proprio ego.

Meeting - Edizione 2010

“Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore”

Domenica 22 agosto 2010 - sabato 28 agosto 2010

http://www.meetingrimini.org/default.asp?id=176

MEETING RIMINI: UN PEZZO DI TERRA D’INCONTRI E DI RELAZIONI

Meeting – Edizione 2010 “Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore”

Domenica 22 agosto 2010 – sabato 28 agosto 2010

«Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore»: questo il titolo della prossima edizione della manifestazione, che cercherà di documentare come in ogni uomo sia presente un insopprimibile desiderio di bene, di verità, di giustizia e di bellezza che spinge al lavoro, alla ricerca, alla costruzione della convivenza tra gli uomini.

L’esperienza trentennale della manifestazione testimonia quanto sia attuabile la mission individuata dal “Forum Rimini Venture” per la città di Rimini ed il suo territorio espressa in termini di “Rimini terra d’incontri e delle relazioni” e come ciò possa rappresentare anche il motore di una nuova e stupenda fase di sviluppo economico.

Allo stesso modo nell’esperienza del Meeting risulta sperimentabile la vision proposta individuata nel “porre al centro la persona e le manifestazioni sociali con cui essa si esprime” e come ciò possa essere “in grado di ridefinire il nucleo fondativo di una nuova antropologia della relazione, destinata a cambiare nel profondo il paesaggio umano della città, mettendo in relazione le diverse culture e le diverse visioni con la volontà di armonizzarle in una nuova convivialità delle differenze”.

“Con le sue quasi 800.000 presenze il Meeting di Rimini - che dal 1980 ha luogo ogni anno, in una settimana della seconda metà di agosto - è il festival estivo di incontri, mostre, musica e spettacolo più frequentato del mondo. Si tratta di una realtà unica nel suo genere: una fondazione che da 30 anni si propone di creare occasioni di incontro tra persone di fedi e culture diverse, nella certezza che luoghi di amicizia fra gli uomini possano essere l’inizio della costruzione della pace, della convivenza e del bene comune.(…)

Questa posizione umana e culturale, che ha origine nell’appartenenza all’esperienza cristiana, è stata in questi anni capace di un’apertura testimoniata dalle personalità più significative della scena mondiale .(…)

Al di sopra di ogni diversità, l’esperienza elementare dell’uomo si rivela come il terreno comune per l’incontro e il dialogo. Non il dubbio sull’identità, ma la certezza, spalanca la persona alla scoperta e al riconoscimento di tutto ciò che è bello e buono, e così il Meeting è diventato un luogo dove l’altro non è innanzitutto qualcuno da combattere, ma un aiuto a scoprire la verità che corrisponde alle esigenze più profonde dell’uomo.”

(Vai al Sito del Meeting )

Il mecenatismo degli industriali italiani…….

Il mecenatismo degli industriali, l’unica americanata che qui non “tira”

http://www.tempi.it/opinioni/009554-il-mecenatismo-degli-industriali-l-unica-americanata-che-qui-non-tira

di Giorgio Israel su Tempi del 28/07/2010


Comunque, se pure in ribasso, il capitalismo e gli industriali americani possono vantare una grande tradizione di mecenatismo culturale. Anche l’esistenza di una rete poderosa di università private di altissimo livello sarebbe impensabile senza l’apporto generoso di fondi che ne hanno posto la solida base. Inoltre, per quanto i fondi di ricerca siano soprattutto dedicati al settore applicato, non manca mai una quota riservata alla ricerca di base e anche agli studi “inutili”, come quelli umanistici.

Questa tradizione è inesistente in Italia. È arduo menzionare una biblioteca, un fondo di borse di studio o una cattedra universitaria istituiti con la donazione di un industriale italiano. Per i nostri imprenditori investire in cultura o in un programma di ricerca scientifica che non porti a profitti immediati, è buttare i quattrini dalla finestra. Eppure il mondo imprenditoriale italiano è interessato moltissimo al sistema dell’istruzione, al punto che i quattrini che non concede per attività culturali li investe generosamente per sostenere enti il cui fine è spiegare alla scuola e all’università come devono funzionare. L’ultimo esempio di questo interessamento è dato dalla spasmodica attenzione riservata al disegno di legge di riforma universitaria, e soprattutto all’obbiettivo che le università pubbliche siano gestite da manager esterni cooptati con oscuri meccanismi di “chiara fama”. Si predica l’esigenza di un rigoroso sistema di valutazione dei “prodotti” della ricerca, ma è superfluo dire che i soli sottratti ad ogni valutazione sarebbero proprio i manager controllori.

Va aggiunto che ormai nel nostro paese la parola “ricerca” non significa più “ricerca scientifica”, ma un complesso di attività pratiche volte a realizzare invenzioni o miglioramenti tecnologici di utilità immediata. Inoltre, s’insiste sulla necessità che l’università si leghi al territorio, ovvero alla rete di aziende circostanti. Ma l’università di Harvard non è prestigiosa in quanto è agganciata al mondo produttivo bostoniano, bensì perché ha come referente la ricerca scientifica mondiale. Questo è inconcepibile dalla nostra miope e provinciale cultura industriale: quel che le interessa è fare dell’università il proprio ufficio studi e consulenza tecnica, e per giunta senza metterci un centesimo.


Comunque, se pure in ribasso, il capitalismo e gli industriali americani possono vantare una grande tradizione di mecenatismo culturale. Anche l’esistenza di una rete poderosa di università private di altissimo livello sarebbe impensabile senza l’apporto generoso di fondi che ne hanno posto la solida base. Inoltre, per quanto i fondi di ricerca siano soprattutto dedicati al settore applicato, non manca mai una quota riservata alla ricerca di base e anche agli studi “inutili”, come quelli umanistici.

Questa tradizione è inesistente in Italia. È arduo menzionare una biblioteca, un fondo di borse di studio o una cattedra universitaria istituiti con la donazione di un industriale italiano. Per i nostri imprenditori investire in cultura o in un programma di ricerca scientifica che non porti a profitti immediati, è buttare i quattrini dalla finestra. Eppure il mondo imprenditoriale italiano è interessato moltissimo al sistema dell’istruzione, al punto che i quattrini che non concede per attività culturali li investe generosamente per sostenere enti il cui fine è spiegare alla scuola e all’università come devono funzionare. L’ultimo esempio di questo interessamento è dato dalla spasmodica attenzione riservata al disegno di legge di riforma universitaria, e soprattutto all’obbiettivo che le università pubbliche siano gestite da manager esterni cooptati con oscuri meccanismi di “chiara fama”. Si predica l’esigenza di un rigoroso sistema di valutazione dei “prodotti” della ricerca, ma è superfluo dire che i soli sottratti ad ogni valutazione sarebbero proprio i manager controllori.

Va aggiunto che ormai nel nostro paese la parola “ricerca” non significa più “ricerca scientifica”, ma un complesso di attività pratiche volte a realizzare invenzioni o miglioramenti tecnologici di utilità immediata. Inoltre, s’insiste sulla necessità che l’università si leghi al territorio, ovvero alla rete di aziende circostanti. Ma l’università di Harvard non è prestigiosa in quanto è agganciata al mondo produttivo bostoniano, bensì perché ha come referente la ricerca scientifica mondiale. Questo è inconcepibile dalla nostra miope e provinciale cultura industriale: quel che le interessa è fare dell’università il proprio ufficio studi e consulenza tecnica, e per giunta senza metterci un centesimo.

FORMIGONI: UNA RISORSA AUTENTICA

MANOVRA/ Giannino: altro che Regioni, il vero obiettivo dei tagli è Formigoni
Oscar Giannino
15/07/2010 - FORMIGONI: UNA RISORSA AUTENTICA (bruno angelini)
La realtà è testarda. Il problema è proprio rappresentato da 15 anni di efficiente ed efficace gestione amministrativa, di applicazione del principio di sussidiarietà, di un’idea e di una pratica politica a favore del cittadino, di un’idea di Stato rispettosa della società civile, e si potrebbe continuare.
Ma a Roma, al Governo della Nazione non si è voluto e, sembra, non si vuole far tesoro dell’esperienza lombarda. Vedremo il Piemonte ed il Veneto nei prossimi anni…
Vede, caro Presedente del Consiglio, mi permetta….La comunità riminese è orgogliosa del fatto che uno dei più autorevoli collaboratori del Presidente Formigoni sia un nostro stimatissimo concittadino Nicolamaria Sanese, ma è altrettanto perplessa e scettica del fatto che nell’attuale Consiglio Regionale della Regione Lombardia sieda una ragazza riminese, Nicole Minetti (se non ricordo male) e che di lei non si sappia per quali meriti curriculari di impegno politico, sociale, culturale, formativo sia potuta accedere a tale prestigiosa responsabilità politica amministrativa.
Capisco che è più semplice, per quanto complicato, tentare di tenere unita una compagine politica distribuendo incarichi. In fondo le Istituzioni statali sono mastodontiche. Complimenti! Solo Lei riesce a far esprimere una linea politica, da un portavoce “radicale” e da uno “ciellino”.
Che il Suo Ministro Tremonti descriva i fatti che esprimono una diversa idea di Stato ministeriale. Troppo facile essere virtuosi sulla vita quotidiana del popolo.

Un piano strategico nazionale per i grandi eventi

Un piano strategico nazionale per i grandi eventi?

La somma dei due appuntamenti del 2019, e anche di quelli successivi (2020, candidatura ad aprile 2010 di Roma e Venezia per le Olimpiadi estive, con scelta che avverrà nel 2013; 2021, settimo centenario dalla morte di Dante, con ovvio cuore a Firenze e logici collegamenti con altre città come Ravenna e Verona - almeno), porta nella direzione di un vero e proprio piano strategico per gli investimenti del nostro paese sul tema eventi. Tre appaiono i temi chiave: cultura, innovazione, sport.

Sette le aree metropolitane e tre le macroregioni chiave coinvolte: le città sono Torino (2011), Napoli (2013), Milano (2016), Verona (20161, Firenze (2019), Venezia e Roma (2020), le macroregioni il Nord-Ovest (Torino più Milano e lato occidentale della provincia milanese), la regione nord adriatica (Venezia, Rimini e Ravenna) e la regione sud adriatica (Bari, Matera e possibili collegamenti con il Salento).

Sembra chiaro che non si debba puntare su tutto in contemporanea, ma davvero mixare a1 meglio le singole opportunità con i temi (quello dell’innovazione è decisivo per riportare un pubblico giovane in Italia, al momento percepita come nazione bella, ricca di offerta ma con scarsa qualità nell’accoglienza, nelle tecnologie e nella governance di sistema).

E’ quindi assolutamente necessario un tavolo di lavoro permanente che a Roma coordini le diverse istanze “federali” senza lasciarle sole, ciascuna al proprio destino ma ottimizzando risorse pubbliche, risorse private, promozione internazionale, qualificazione delle infrastrutture, e così via.

Capitale europea della cultura 2019 e cinquecentenario della morte di Leornardo

Non è invece base di gara in termini assoluti l’anno 2019. Un anno llontano, forse, ma con due certezze: toccherà in quella data ospitare la Capitale europea della cultura e cadrà in quella data il quinto centenario della morte di Leonardo il massi mo genio italiano, o almeno l’icona del genio. italiano del mondo, tanto da essere già bandiera dell’Expo di Milano con il suo uomo vitruviano.

La Capitale europea della cultura, come abbiamo accennato in apertura, ha portato seri benefici a città come Genova che l’hanno ospitata qualche anno fa. il densificarsi di queste occasioni non porta solo maggiori possibilità di confronto con i dati e le scelte precedenti ma anche la necessità per il sistema paese di scegliere bene il suo candidato. Al momento parrebbero interessate al 2019 Bari e Matera al Sud (molto vicine l’una all’altra, quasi possibile un candidatura congiunta),. Rimini (in grande crescita con il piano strategico e il piano di collegamento ferroviario adriatico, oltre che con i progetti di riqualificazione del lungomare), Ravenna e Venezia al Nord (ma Ravenna potrebbe giovarsi già degli eventi del 2021 e Venezia si sta giocando la carta della candidatura olimpica estiva dei 2020 - forse per crearsi credito per il 2019?).

 

G. Clark, edizione italiana a cura di Paolo Verri, (2010)”Cosa succede in città. Olimpiadi, Expo e grandi eventi: occasioni per lo sviluppo urbano.”, Il Sole 24 Ore, Milano, pagg. 235-236)<–>

QUALE RIFORMA SNELLA DELLO STATO MINISTERIALE?

MANOVRA/ 1. Le Regioni hanno torto, ricevono un sacco di soldi dallo Stato

INT.

Francesco Forte

giovedì 8 luglio 2010

 

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2010/7/8/MANOVRA-1-Le-Regioni-hanno-torto-ricevono-un-sacco-di-soldi-dallo-Stato/98315/

COMMENTI
08/07/2010 - QUALE RIFORMA SNELLA DELLO STATO MINISTERIALE? (bruno angelini)

“Quelle che bisogna eliminare sono le leggi utili, utilissime al governo politico centrale e a quello amministrativo degli enti periferici per giustificare, nel migliore dei casi – secondo la definizione weberiana – la propria stessa esistenza; nel peggiore, per ricavarne vantaggi in termini di potere o addirittura pecuniari………………Sarebbe ora che si prendesse atto che la sola e vera questione morale sono la carenza di cultura liberale, o semplicemente civica, di una classe politica che non si sa se sia più incompetente o più truffaldina, ovvero entrambe le cose, cioè inconcludente e cialtrona; il gigantismo dello Stato; la complessità amministrativa e normativa che alimenta parassitismo e clientele; la produzione di beni e servizi da parte della mano pubblica anziché da parte privata; la funzione allocativa e redistributiva delle risorse affidate alle leggi invece che al mercato; la rendita di posizione della burocrazia, centrale e periferica, e dello stesso ceto politico”..(Piero Ostellino “Lo stato canaglia. Come la cattiva politica continua a soffocare l’Italia”. pag. 114) Il dott. Francesco Forte, ex ministro delle Finanze, incrementa e sviluppa l’impaccio degli elettori del PDL sulla politica governativa e, in particolare,della federalista Lega perseguita fino al momento che ha visto alcuni suoi ministri gestire i Ministeri della Roma ladrona.

 

MANOVRA TREMONTI: GOVERNO DI UNO STATO CENTRALISTA E MINISTERIALE?

GOVERNO DI UNO STATO CENTRALISTA E MINISTERIALE?

“Chi ha paura di una generazione delle cose dal basso, prima di tutto è ben lontano dal conoscere il principio di sussidiarietà e, in secondo luogo, è contraddistinto da un solo timore: quello di non aver possesso della situazione. Per questo è estremamente seccante una presenza sociale forte per il centralismo burocratico che oggi tende a determinare ogni tipo di istituzione. La caratteristica principale del centralismo burocratico è quella di costruire a tavolino programmi e strategie per poi “giacere” tranquillamente sulla funzionalizzazione di tutto a questi programmi. Preoccupazione di ottenere un consenso sullo status quo raggiunto”. (don Giussani) Presidente Berlusconi! Può risparmiare a questo paese un Governo socialdemocratico statalista, massonico autoritario,tecnocratico centralista ed una Pubblica Amministrazione ministeriale e burocratica. Non ci deluda: vorremmo poter continure ad avere fiducia ed un pò di speranza.

Campagna Tende di Natale AVSI 2009-2010

Rimini, sabato 12 dicembre 2009

BEATA MARIA VERGINE di Guadalupe

Cara Manuela Bressan (AVSI Messico),

ieri sera ho partecipato all’incontro “Crisi e sviluppo, la persona fa la differenza” che si è tenuto a Rimini nell’ambito della campagna Tende di Natale 2009-2010.

Mi ha colpito della tua testimonianza il giudizio da te espresso e il disagio manifestato davanti alle vetrine della “sazia e disperata Bologna” come disse S.E. cardinale Giacomo Biffi.

E’ vero! Il nostro amato paese, così unico al mondo, è il frutto di secoli di cristianità e di fede che hanno plasmato la vita e la cultura del popolo italiano: nel modo di concepire la persona, il lavoro, la bellezza, il gusto del cibo.

Ciò non cancella il bisogno e l’urgenza di fare esperienza oggi del centuplo di vita promesso da Cristo. E qui m’inserirei a partire della provocazione che sei stata con la tua testimonianza. Il benessere personale e sociale, il reddito e la ricchezza prodotti in questi tempi vivono dell’ambiguità del contesto sociale ed economico. Davanti alla fame nel mondo e alla povertà, anche da te descritta, ci sentiamo tutti bisognosi di redenzione, di salvezza e di verità.

Tu hai suggerito una strada, una possibilità: farsi carico e condividere il bisogno incontrato. Nelle tue parole si percepiva il sacrificio di tempo, di futuro, di professionalità, nel dono della tua vita attraverso la cura degli altri e il servizio ai bisogni umani incontrati vissuti come adorazione della persona di Cristo nei poveri.

Ho capito, innanzitutto, che posso partecipare a questa possibilità di “sviluppo della persona e del mio ’io’ ” aderendo, ad esempio, al progetto sostegno a distanza per uno dei bambini che frequenta la mensa di Oaxaca ( www.avsi.org ).

Assumendo questa decisione ho cominciato a percepire il profumo di quel prezioso unguento che Maddalena versò sui piedi di Cristo come segno del suo amore e della sua salvezza. Un unguento che, presumibilmente, proveniva dalla sua “attività professionale” di prostituta e che in quel gesto ha ritrovato tutto il significato di verità e il senso di bene eterno e infinito. Mi convince la strada educativa di servire stabilmente, anche attraverso il mio lavoro professionale ed il mio modesto reddito, carico, comunque, di quell’ambiguità così inevitabile in questi tempi, la Presenza del Mistero nei Suoi poveri.

Un caloroso e fraterno saluto in Cristo anche ad Adriana, la “mamma” presente all’incontro, nel giorno in cui la liturgia celebra la Beata Maria Vergine di Guadalupe

Bruno Angelini