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L’impresa è un affascinante luogo educativo

By Bruno Angelini on mag. 22, 2010.

L’impresa è un affascinante luogo educativo

Eugenio Dal Pane, (2010) “L’impresa possibile – L’Ideale alla prova”, Itacalibri, Castel Bolognese.

Il libro intende documentare un tentativo di fare impresa mettendo alla prova l’Ideale, non come principi e norme da realizzare, ma come avvenimento che, attraverso volti, incontri, fatti letture, circostanze personali e storiche, entra nella vita e la trasforma, fino a desiderare che ogni persona, ogni ambito ne siano investiti ‘perché sia più dolce la convivenza nel mondo’. ((pag. 9)

L’Ideale alla prova non riguarda solo il rapporto con i collaboratori, ma anche tutti i fattori dell’impresa. Mettere al centro la persona, infatti, determina un modello imprenditoriale che fa del guadagno, evidentemente necessario, non il fine, ma un mezzo per creare valore per tutti. Itaca non nasce in vista di un profitto, ma per contribuire al rinnovamento della società attraverso la propria specifica attività. Del resto la natura di ogni impresa è produrre beni in risposta ad un bisogno. (pag. 115)

Abbiamo voluto raccontare la storia di Itaca come esempio di impresa possibile: mettere al centro la persona – l’imprenditore, i collaboratori, i fornitori, i clienti – determina il bene dell’azienda e il rinnovamento di un pezzo di società…..La crisi offre l’opportunità di porre le basi di una nuova cultura del lavoro che parta dalla verità dell’uomo e dell’economia, ben delineata da Benedetto XVI nella sua recente enciclica Caritas in veritate. (pag 116)

Itaca nacque senza risorse economiche, ma potendo contare su alcuni fattori di cui solo dopo avrei compreso la forza in chiave imprenditoriale: una identità ben definita, espressa già nel nome; un preciso mercato di riferimento; un obiettivo chiaro: editare, promuovere e diffondere prodotti editoriali, anche di altri editori, che favorissero una coscienza critica e sistematica di sé e della realtà. Se il mercato iniziale era limitato, potenzialmente era senza confini.

Uno slogan dei primi tempi fu: libri come compagni di viaggio. Non il viaggio per il viaggio, ma il viaggio per trovare senso, se stessi, la casa, cioè la compagnia degli altri uomini. (pag. 29)

Scopo e desiderio del mio lavoro e il desiderio di trafficare perché certi libri potessero arrivare a tutti. Era una battaglia palmo a palmo, ma ero deciso a combatterla. Il fine era “strappare agli amici, e se fosse possibile a tutto il mondo, il nulla in cui ogni uomo si trova” e lavorare per la ricostruzione dell’umano e del popolo. (pag. 69)

Buona lettura…….

1 maggio 2010: senso religioso e lavoro

By Bruno Angelini on mag. 20, 2010.

1 maggio 2010: senso religioso e lavoro

“Il clima prevalente fa guardare al lavoro in modi riduttivi, per esempio come un modo di produzione, una prestazione inevitabile, un distino di sciavitù, oppure come ad un diritto (certo giusto) che diventa pretesa, o come un dovere moralistico.

E’ necessario riscattarci da queste riduzioni a partire da un’altra affermazione: il lavoro è un bisogno dell’uomo.

i bisogni – di lavoro, di amicizia, di bellezza, di giustizia, ecc. – apparentemente si rivolgono ad aspetti particolari, in realtà traducono quell’impulso infinito fatto di esigenze, desideri, evidenze e prospettive fondamentali, che nasce dal “cuore” dell’uomo e lo spinge a realizzare il suo io, la sua persona intera.

Qualsisi risposta particolare ad un bisogno lascia nell’uomo un fondo di insoddisfazione se non vi percepisce una corrispondenza con la totalità della sua persona, se non avverte un progresso nel cammino verso il suo destino.

Ciò che rende così infiniti e irriducibili  i desideri del cuore è il fatto che in lui c’è qualcosa che non proviene dalla sua nascita materiale, biologica, ma direttamente da Dio. Questo qualcosa è quell’apertura all’infinito che è connaturata nell’uomo, quella “fame e sete” che nessuna materialità può risolvere. E’ il senso religioso.

Il senso religioso è il fattore ultimo dei bisogni umani, e quindi anche del lavoro:

a) Il senso religioso realizza l’unità dell’uomo che lavora, la sua integralità per cui egli non viene spezzettato e frammentato, trattato cume un ingranaggio.

b) Il senso religioso realizza l’unità tra gli uomini del lavoro, cioè può veramente mettere insieme. Esso richiama il fatto che gli uomini hanno una comune origine e un comune destino, e soprattutto che hanno lo stesso cuore, cioè la stessa struttura di desideri ed esigenze fondamentali.

c) Il senso religioso crea un movimento. Dentro la società, dentro il mondo del lavoro nasce qualcosa di irresistibilmente mobile e creativo, qualcosa di non  tranquillo. Un movimento richiama che protagonista dell’esistenza e della storia è il fattore umano nella sua interezza originale.”

Giovani lavoratori di Comunione Liberazione – Bergamo 1 maggio 1987

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