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Modernizzare la Pubblica Amministrazione.
“Modernizzare la Pubblica Amministrazione. Organizzazione e individui in una P.A. che cambia” era il titolo di un convegno organizzato dalla Provincia di Pesaro e Urbino e svoltosi a Pesaro il 16 dicembre 2008.
Scopo dell’incontro era quello di “mettere al centro della riflessione il cambiamento in atto nella pubblica amministrazione a partire dalle persone e dall’organizzazione, fattori chiave per lo sviluppo di un’azione di qualità, sempre più vicina ai bisogni dei cittadini, delle imprese e dei territori.” (Il Presidente della Provincia Sen. Palmiro Ucchielli)
Nel mio intervento al convegno trattando il tema sul “senso del lavoro e della motivazione nel lavorare” ho fatto riferimento alla vicenda umana di un ragazzo universitario. Riporto con alcune sottolineature in corsivo da me apportate, la lettera che egli ha scritto ad una sua amica prima di un intervento chirurgico che lo ha portato alla morte. Doveva sostenere un esame e ha scritto:
“Dare un esame è qualcosa che abbiamo fatto tutti nella vita , e certo non è nulla di straordinario. Questo è quanto pensavo prima di aver conosciuto persone che mi hanno costretto, attraverso una vera e propria rivoluzione, a domandarmi quanto seriamente stessi vivendo la vita. Fra pochi giorni, lo sapete, dovrò essere ricoverato in ospedale per un trapianto di midollo e vi domanderete che cosa c’entra questo col mio esame? Se non fossi del movimento, se non avessi imparato dal movimento a considerare lo studio come una fantastica opportunità di ricerca della verità, di dare un senso alla mia vita e di esprimere un giudizio totale su di essa, già da tempo me ne starei tranquillo, rintanato in casa in attesa del ricovero, Magari avrei letto qualche libro, o il giornale; ma fondamentalmente avrei dissipato le mie giornate nella ricerca passiva e disperata di qualcosa che facesse passare questo tempo di attesa prima della guerra (perché è come andare in guerra). Studiando per l’esame, non è stato il vuoto del tempo a riempire le mie giornate, ma io attraverso me stesso ho riempito esso. Non era il vuoto a dettare il ritmo della mia vita: io l’ho fatto, io sono stato signore e padrone della mia giornata. Studiavo Procedura civile, affrontavo giorno dopo giorno gli argomenti, felice di quel potere che avevo ancora sulla giornata e, in definitiva, sulla mia vita. Se fossi stato inerte ad attendere lo scorrere del tempo, ne sarei rimasto schiavo, mi sarei consumato senza neanche accorgermene. Questo mi rende oggi felice di aver superato Procedura civile, ma già ieri ero orgoglioso di me stesso, mi sentivo realizzato come uomo perché sapevo che stavo sperando contro ogni speranza“.
Il vero cambiamento di ogni organizzazione è dato, sostanzialmente, dal porsi di uomini che fanno esperienza di novità e di un significato vero, bello e buono nella loro vita. Per una possibilità umana, così come è stata sopra descritta, occorre allora che accada l’incontro con una compagnia di uomini in movimento che sia in grado, appunto, di sostenere la persona nel suo percorso educativo e formativo ad un senso pieno dell’esistenza.
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Il lavoro, il suo significato e i suoi riflessi sulle persone
Questo tema attualissimo è al centro di un ciclo di conferenze che LaborLab Academy, la Scuola di alta formazione per gli operatori delle politiche del lavoro dell’I.Re.F. della Regione Lombardia, realizza in sei appuntamenti a partire dal 12 novembre 2008.
Si tratta un’iniziativa a valenza culturale nella quale si intende riprendere e valorizzare, attraverso le forme espressive dell’arte, della musica, del cinema, della letteratura e dell’architettura, il significato antropologico del lavoro. Mai come adesso infatti, alla luce della riforma regionale (legge 22/2006), la persona è protagonista del proprio percorso, dalla formazione all’occupazione, e può scegliere, con l’aiuto degli operatori del settore e delle Istituzioni, di potenziare e valorizzare il proprio talento.
Il secondo appuntamento del ciclo di incontri, tutti in programma a Milano all’Auditorium A.Gaber del Palazzo della Regione Lombardia, si è svolto martedì 9 dicembre 2008 (ore 17.30) ed ha avuto per oggetto il significato del lavoro nel mondo della musica con l’intervento della professoressa Camilla Valori, direttrice di produzione musicale, che ha condotto il pubblico in un ascolto guidato dei “canti del lavoro” dai mestieri più tradizionali alla modernità.
Ho partecipato all’incontro ed ho fatto esperienza della serietà del lavoro di studio e di approfondimento in un contesto significativo, come la Regione Lombardia, di imprenditorialità, di efficienza e di efficacia nel privato come nel pubblico.
Solo una breve riflessione: oggi non si compongono canti sul lavoro e raramente si canta sul lavoro proprio per il fatto che, probabilmente, non si fa “esperienza di lavoro” in termini di significato per la persona e di costruzione positiva del proprio destino e del bene comune. Si producono cose, si svolgono attività ma si fugge dal lavoro per realizzare l’esistenza in altri luoghi sempre più virtuali o, in alternativa, si idolatrizza il lavoro come senso ultimo di superuomini bionici.
Tentativi come il laboratorio possono sostenere una ripresa culturale ed una formazione del popolo dell’intrapresa in azienda e nella P.A.: imprenditori, dirigenti, collaboratori, professionisti.
Per ulteriori informazioni www.laborlab.it
Laborlab Academy
Nasce un laboratorio per qualificare gli operatori pubblici e privati del mercato del lavoro e prepararli ad affrontare le nuove esigenze di un territorio in costante trasformazione.
La Scuola, nella prospettiva di valorizzare il capitale umano, risponde al bisogno di qualificare le competenze professionali degli attori pubblici e privati del mercato del lavoro secondo i principi ispiratori della L.R. 22/2006.
Una Scuola “aperta” che raccoglie le esigenze del contesto lombardo e recepisce le indicazioni e le buone prassi a livello nazionale ed europeo, un laboratorio dinamico che si colloca come osservatorio della società, punto di incontro tra gli operatori del sistema pubblico e privato, strumento di comunicazione per divulgare i principi e gli strumenti della nuova legge regionale sul mercato del lavo
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Lunedì 1 dicembre 2008 ho partecipato all’inaugurazione dell’Istituto Universitario Sophia di Loppiano. Questo fatto mi ha permesso di fare una vera esperienza di bellezza, di bene e di verità.
Allo scopo di approfondire cosa possa significare una città a misura d’uomo ritengo molto utile e formativo trascorrere qualche ora presso la cittadella internazionale fondata dal Movimento dei Focolari.
Dall’incontro con la realtà di Loppiano emerge una vision ed una mission di una possibile città internazionale al servizio del benessere delle persone e sperimentabile nella pacifica convivenza, nell’impegno dello studio, nel senso del lavoro, nel gusto per la musica e per ogni espressione artistica, nella cura della sanità fisica e psicologica ed in tutte le espressioni originarie appartenenti ad ogni essere umano proveniente da ogni angolo della terra.
Riporto alcune note di presentazione dell’esperienza:
“…….Il Centro internazionale di Loppiano
L’idea della cittadella nasce nel 1962 quando Chiara, trovandosi ad ammirare da un’altura l’abbazìa benedettina di Eìnsìedeln, in Svizzera, con i suoi ambienti di preghiera, lavoro e studio, intuisce che anche dall’esperienza del Movimento sarebbe sorto un tipo di città moderna, con case, scuole, negozi, campi sportivi, industrie, come segno e testimonianza concreta di cosa potrebbe accadere se il comandamento dì Gesù: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato” fosse messo a base della vita di intere città. Due anni dopo, questa intuizione diviene realtà. Eletto Folonari lascia in eredità al Movimento un centinaio di ettari di terreno sulle colline toscane dove nasce Loppiano, prima realizzazione permanente dell’esperienza della “Mariapoli” (città di Maria) estiva che negli anni ‘50 si era tenuta sulle Dolomiti.
La cittadella oggi
Loppiano, la prima delle trenta cittadelle del Movimento che sorgono nei cinque continenti, conta (circa 900 abitanti di 70 nazioni. E’ anche sede di scuole di formazione per i membri dei Focolari. La sua economia è basata su diverse attività sorte per il sostentamento degli abitanti e per la promozione di uno stile di vita nel quale i beni e il lavoro sono considerati come mezzi per realizzare la fraternità universale. Ogni anno, la città accoglie circa 40.000 visitatori ed è divenuta punto ‘incontro tra popoli, culture e fedi religiose, indicando uno stile di convivenza che parla anche alle grandi città multiculturali del Terzo Millennio.”
Per ulteriori approfondimenti rimando al sito www.loppiano.it
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Nello spirito di questo strumento di comunicazione ritengo utile condividere la mia esperienza del lavoro di gruppo svoltosi, nel contesto della elaborazione del Piano strategico di Rimini, il 25 novembre 2008 e che aveva per tema. “La città accogliente e attrattiva che soddisfa i bisogni dei cittadini.”
Rimando alla documentazione dell’Associazione “Rimini Venture 2017″, reperibile sul sito http://www.riminiventure.it/ , l’informazione puntuale e articolata che descrive l’attività di elaborazione del Piano, le sintesi ufficiali prodotte e la ricchezza di contributi proposti dai partecipanti.
Nelle note e appunti di seguito proposti, pertanto, vorrei solo esprimere le suggestioni e le riflessioni suggerite dalla mia partecipazione all’attività del gruppo di lavoro, con l’auspicio che possano contribuire a dare ulteriore visibilità a questo interessante tentativo di governance territoriale.
Mi soffermerei su un punto, tratto dai documenti elaborati, così espresso: “Mettere le persone al centro dello sviluppo locale, favorendo le relazioni interpersonali e con/tra le istituzioni (una nuova governance dello sviluppo.”
Partirei dal titolo: una città che soddisfa i bisogni. Cosa vuol dire soddisfare? Potremmo dire che si fa esperienza di soddisfazione ogni volta che riscontriamo una corrispondenza fra i nostri desideri, parola emersa parallelamente al tema dei bisogni umani, e la realtà. I bisogni, in tutte le accezioni, caratterizzano la condizione umana. I bisogni sono infiniti, non c’è fine alla domanda di compimento dell’esistenza. Ma, soprattutto, non sono di per sè un’obiezione alla crescita dell’individuo ma possono essere la possibilità di andare oltre, la provocazione a mettere in moto una dinamica costruttiva della persona. Potremmo riconoscere nel tentativo di perseguire la soddisfazione dei nostri desideri la dinamica di sviluppo globale della persona .
Un’altro spunto interessante per un possibile ed ulteriore lavoro di approfondimento potrebbe essere il porre a tema l’idea di “Persona” e di “Centralità della persona” come valore. Non darei per niente scontato la comunanza di significato che si attribuisce al temine. Con leggerezza e confusione si parla di persona, di individuo, di uomo, di cittadino. Non mi addentro sulla questione, ma ritengo che possa essere un bel tema da approfondire anche attraverso attività formative ed educative rivolte a giovani ed adulti.
La modalità attraverso la quale la moderna organizzazione sociale si è attrezzata per tentare delle risposte ai bisogni delle persone è rappresentata dai servizi pubblici (gestiti dalla Stato o direttamente dalla società civile). L’idea di servizio, che implica un soggetto che eroga il servizio ed uno che ne beneficia, ci riporta all’urgente necessità di sostenere, anche mediante la formazione e l’educazione, coloro che sono preposti alla erogazione dei servizi stessi.
Oltre ad un lavoro di formazione degli operatori occorrerebbe ripensare e sostenere complessivamente una rete di servizi territoriali, indipendentemente dai soggetti, statali o privati, che li gestiscono. In questa direzione risulta molto significativo l’indirizzo proposto dal documento del Comitato scientifico dove recita: “Si passa dunque da un rapporto tra istituzioni e cittadini di tipo bipolare e unidirezionale, in cui i cittadini perseguono solo interessi particolari e la Pubblica amministrazione deve curare l’interesse generale, ad uno di tipo multipolare e circolare, in cui lo stesso principio della sussidiarietà costituisce la base teorica del modello di amministrazione condivisa.”
Ritengo strategica, pertanto, ogni azione che persegua l’obiettivo di sviluppo della persona intesa nella sua globalità (coscienza di sè, studio, lavoro, salute, politica, bisogni, desideri) e nelle sue relazioni (famiglia, amicizie, relazioni professionali e sociali) anche al di là delle buone intenzioni di intenderla come capitale umano (ricchezza della società) e come risorsa (finalizzata alla produzione di beni e servizi).
Per far questo potrebbe essere interessante creare le condizioni allo scopo di poter concepire e strutturare una rete di servizi, in particolare quelli riferiti all’attività educativa e formativa, che possano attrarre nella città delle eccellenze e proporre esperienze significative di studio (conoscenza), di lavoro (contribuire alla sviluppo socio-economico) e di socialità (bene comune, comunità territoriale).
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Nel contesto della partecipazione ad un convegno promosso da “AIF Pubblica amministrazione” tenutosi a Firenze il 23 ottobre ho “incontrato” un interessante contributo che propongo all’attenzione per promuovere un percorso formativo/educativo che ritengo significativo, urgente ed essenziale per gli operatori pubblici.
Mi permetto, non me ne voglia l’autore, solo di sottolineare in grassetto alcuni passaggi che ritengo fondamentali per l’impostazione di un serio itinerario educativo e formativo.
“In questo particolare periodo storico per la P.A. del nostro Paese è importante sottolineare come, se è giusto stigmatizzare e perseguire nelle sedi preposte i comportamenti professionali non etici tesi all’utilizzo pernicioso delle garanzie contrattuali previste per la propria posizione lavorativa. È altrettanto importante evitare qualsiasi processo di generalizzazione, a livello impiegatizio che dirigenziale, evidenziando la fondamentale importanza di riconoscere e premiare comportamenti organizzativi, progetti, competenze, professionalità, esperienze, che, essendo il frutto di apprendimenti virtuosi, costituiscono esempi illuminati delle performance di valore che i dipendenti pubblici sono in grado di esprimere nello svolgimento della propria attività.
L’apprendimento è, infatti, un’azione fondamentale per l’individuo, per la sua evoluzione e per la crescita dei contesti in cui è socialmente inserito.
Apprendere rappresenta, anche nella P. A., un processo fortemente correlato con l’esperienza soggettiva e con il proprio modo di relazionarsi con la realtà.
Il fascino dell’apprendere è quindi umanamente elevato e storicamente antico e si riflette anche sui meccanismi che la Persona attiva per imparare ad apprendere in modo efficace, stabile e congruente con i propri valori e la propria identità.
Nella sua conoscenza ulteriore l’uomo sperimenta di essere la principale sorgente causale delle sue azioni creando un nesso profondo tra l’atto e il soggetto che lo produce.
Proprio coloro che apprendono, sia individualmente che in un contesto di gruppo, hanno una posizione di centralità, nel senso che viene favorita e stimolata la loro partecipazione consapevole alle varie esperienze formative.
E la formazione nella P. A. deve rendersi coscientemente responsabile dello sviluppo della Persona intervenendo sull’evoluzione dei comportamenti, sull’affinamento delle capacità espresse, sul riconoscimento dei valori condivisi, sulla ricerca adulta dell’identità.
Riprendendo il pensiero di Emmanuel Mounier e del suo Personalismo sociale è importante sottolineare come la Persona debba essere descritta non come un’astratta entità teorica, ma come una realtà vivente, che si realizza attraverso la relazione, ovvero tramite l’incontro con l’altro, depositario di nuove e differenti conoscenze.
Nasce da qui la duplice dialettica che caratterizza la Persona, quella del radicamento nella storia e quella del superamento dell’esperienza: la Persona è dunque una sorta di albero che affonda le sue radici nella corposa concretezza della terra, ma che, nello stesso tempo, si apre ali’esterno ad una esperienza che la trascende.
La formazione quindi interviene affinché questa crescita sia caratterizzata da una corretta coerenza tra le varie parti della pianta ovvero da un allineamento fra il contesto in cui la Persona agisce, i comportamenti che attua, le capacità che manifesta, i valori e le convinzioni in cui crede e l’identità personal-professionale che esprime.
La Persona pertanto, con la sua struttura cognitiva e con il suo bagaglio esperienziale, diventa il fulcro del processo di apprendimento e conseguentemente il centro diffusivo delle azioni di cambiamento da sviluppare all’interno delle organizzazioni.”
(Pier Sergio Caltabiano - Presidente Nazionale AIF, Introduzione Ricerca AIF “La formazione nella P.A.- Premio Basile VII Edizione, Firenze, 2008)
Per ulteriori approfondimenti consultare il sito dell’ AIF www.aifonline.it/