IL FUTURO DI RIMINI NELLA RICCHEZZA DEL PASSATO
Questa distruzione del passato oggi si ha il coraggio di metterla come ideale. È una alienazione generalizzata.
Ma, se si sfoca il senso del passato e il presente appare e si afferma come pura reattività, si inaridisce anche la fecondità del futuro. Perché con che cosa fabbrichiamo il futuro? Con il presente. Ma il presente, che è questo attimo, questo istante, il presente da che parte trova le energie, le immagini, le ricchezze, la dovizia dei sentimenti con cui costruire il futuro? Dove li trova? …… Perciò la forza della costruzione futura è l’energia, la immaginatività, il coraggio del presente, ma la ricchezza del presente viene dal passato. ….
Ma il contenuto è nel passato, la ricchezza è nel passato. Quanto più uno è potente come personalità, tanto più è capace di recuperare tutto il passato; quanto più uno è bambino tanto più si dimentica del prima; e non è capace di usarlo anche laddove se ne ricordi.
Luigi Giussani, “Il senso religioso”, Rizzoli, Milano, pagg. 111-113
La comunicazione, il dialogo dove sorge? Da che cosa sorge? Il dialogo e la comunicazione sorgono dalla esperienza, la cui profondità è nella capacità di memoria: tanto più carico d’esperienza sono, tanto più son capace di parlarti, tanto più son capace di comunicare con te, tanto più nella tua posizione, arida o meno arida non importa, trovo connessione a quello che ho dentro io. Dialogo e comunicazione umana hanno radici nella esperienza: infatti l’aridità, la flaccidità della convivenza, della convivenza delle comunità, da che cosa dipende se non dal fatto che troppo pochi possono dire di essere impegnati nella esperienza, nella vita come esperienza? È il disimpegno della vita come esperienza che fa chiacchierare e non parlare. L’assenza di dialogo vero, questa aridità terribile nella comunicazione, questa incapacità a comunicare è pari solo al pettegolezzo.
Ma per comprendere meglio il dinamismo che genera partecipazione, comunicazione, insisto su due note:
a) L’esperienza è custodita dalla memoria.
b) L’esperienza deve essere veramente tale, cioè giudicata dalla intelligenza, altrimenti la comunicazione diventa blaterare parole o vomitare lamenti.
Luigi Giussani, “Il senso religioso”, Rizzoli, Milano, pagg. 114-115