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QUEI SERMONI SENZA DECENZA…….

QUEI SERMONI SENZA DECENZA

di Giuliano Ferrara

Da Repubblica e La Stampa dovrebbero essere risparmiati sermoni sulla decenza di vivere e sulla lussuria. Nessuna norma pubblica di morale o diritto vieta di amare le ragazze ………………….

La differenza cristiana, mi spiegava il monaco, è la libertà morale, di coscienza, e nel pluralismo delle forme spirituali possibili occorre cercare una verità non normativa, non dogmatica, aperta. Se un laico, che affetta una devozione posticcia, maurrassiana, da scomunica, predica criteri etici con disinvoltura, è che vuol fare politica, usare la religione come instrumentum regni, roba da imperatore Costantino, da patto scabroso tra chiesa e potere, una vergogna: firmato Bianchi. Se un laico non capisce le libertà di comportamento e di costume del moderno, tradisce se stesso, compie un’operazione ambigua, svilisce la religione e la ragione insieme, si mette al servizio di un ratzingerismo da gendarmi pontifici: ed è una vergogna, ha sostenuto la Spinelli contro di me e le mie povere idee. ……………………

Per i lettori ignari di Repubblica e della Stampa, passi. Ma per me e per i lettori del Foglio, dico che dovrebbero essere risparmiati sermoni sulla decenza di vivere e sulla lussuria. Nessuna norma pubblica di morale o di diritto vieta di amare le ragazze, far loro dei regali, e convocarle per feste private in cui la messinscena del piacere, e scampoli di piacere anch’essi privati, rivestono un ruolo esteticamente grottesco ma moralmente iscritto nella sfera personale dell’Autore del copione, della sua libera coscienza, del suo modo di vivere molto moderno, della specifica differenza cristiana in cui è collocabile la sua cultura e la sua smania esistenziale. Gli stessi che chiudono un occhio (e anzi due) sulla deriva nichilista e mortuaria della civiltà d’oggi, sui suoi tic, sulle condizioni in cui vivono le minorenni e i minorenni a scuola, sul conformismo della trasgressione che avvilisce la maternità e la natalità, sulla manipolazione della vita e sulla distruzione di matrimonio e famiglia, tutto così fatale e inattaccabile se non da orrendi devoti turbati dal loro stesso accecamento conservatore; quegli stessi bardi di morale e di decenza abbiano la compiacenza di ripassare un’altra volta con le loro ipocrisie sulla vita lussuriosa del capo e sulla censurabilità dei suoi criteri di condotta. Non si può passare la vita ad abbassare la soglia della norma etica, e poi issare un muro di filisteismo moralistico contro il nemico politico. La lezione è rinviata a tempi migliori. Grazie

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da “Il Giornale” di sabato 22 gennaio

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