Bruno Angelini » Archive of 'Nov, 2010'

Partecipare ai lavori del Piano Strategico di Rimini

Vuoi partecipare ai lavori del Piano Strategico di Rimini?

Il Forum del Piano Strategico ha organizzato tre momenti seminariali di approfondimento sul processo di programmazione strategica sui seguenti temi:

Il processo di programmazione strategica: perché - cos’è - come si fa.

25 Novembre 2010 dalle 17.00 alle 19.00
Presso Palazzo del turismo - Sala convegni, P.le Fellini, 3

I contenuti del Piano Strategico di Rimini e del suo territorio: la vision dello sviluppo, le azioni.

9 Dicembre 2010 dalle 17.00 alle 19.00
Presso Palazzo del turismo - Sala convegni, P.le Fellini, 3

Nuove modalità partecipative: aderire ai laboratori tematici e territoriali.

13 Gennaio 2011 dalle 17.00 alle 19.00
Presso Palazzo del turismo - Sala convegni, P.le Fellini, 3

http://www.riminiventure.it//news/pagina170.html

Il senso del Mistero: una voce da Auschwitz

Una voce da Auschwitz

Testimonianza di Liana Millu

Nella lunga strada, che mi condusse dall’ateismo all’agnosticismo, l’acquisizione del senso del mistero fu, io credo, determinante. Ho provato molte volte a identificare i momenti di tale passaggio, ma è impossibile. L’unica cosa che mi è rimasta nettissima nella memoria è il ricordo di un pomeriggio di domenica, in cui non si lavorava; tra la zone delle baracche e la zona dei crematori c’era un grande spiazzo erboso. E mi rivedo, quella domenica, sdraiata sulla terra e fissa a guardare una catena di montagne viola che si profilavano all’orizzonte. Non pensavo a nulla, però mi sentivo affascinata, come se dalle lontane montagne mi raggiungesse qualcosa; e capivo che io ero sì all’ombra dei crematori, ma oltre la pianura e oltre le montagne c’era ancora qualcosa. Insomma, era per me evidente il senso del mistero. Forse quella domenica cominciò a cambiare il mio animo. Per ché ero stata di un ateismo puro, che talora, in certe ore cupe, diventava un ateismo invidioso; proprio così. L’animo, indurito e rattrappito dalle sofferenze, anelava la fede dei credenti, pensava al conforto, all’abbandono che sarebbe stato lasciarsi trascinare dalla corrente di una fede. E me lo scrollavo da dosso quasi con rabbia.
Tuttavia non posso per onestà tacere che proprio laggiù ci fu un breve periodo in cui fui credente, abbandonandomi appunto al desiderio di una fede. Accadde così. Ci alzavamo alle prime ore del mattino, quando era ancora notte, e rimanevamo davanti alla baracche ad aspettare che il cielo schiarisse. Una volta mi sentivo talmente stanca che il bisogno di aiuto era lacerante ed ecco che, guardando il cielo immobile, senza alcune determinazione, mattina dopo mattina, mi vennero alla mente dei versi (io che non avevo mai scritto) che erano effettivamente preghiera: “Fa, o Signore, che io non divenga fumo,/fumo che si dissolve,/fumo in questo cielo straniero;/ma riposare io possa laggiù,/nel mio piccolo cimitero”. Una preghiera, e avevo coscienza di pregare; con quale fervore guardavo quel cielo di morte, ripetendo con fiducia la preghiera, credendo fortemente nell’aiuto di un Essere supremo, onnipotente, misericordioso, che ascoltasse la mia voce supplichevole: “Fa, o Signore, che io non divenga fumo”……..
E’ stato detto che nessuno uscì dai lager come vi era entrato, ed è vero: io entrai atea e ne sono uscita agnostica. Un’agnostica seria, e questa volta non per incoscienza. La domanda ultima: che cosa sarà di me quando il mio corpo giacerà sotto terra?, l’ho ben presente. E come non potrei? La mia vita è ormai così vicina al suo termine! Ma, se il mistero c’è, io lo conoscerò. Questo dà al mio ultimo tratto di strada una serenità appena velata di malinconia.
Cosa rimane delle tante cose che formano il tessuto di una lunga esistenza? Forse che tale tessuto ha seguito una trama che ci rimane misteriosamente celata? Non so e non cerco di saperlo.
So soltanto che, dalla decantazione di tanta vita, emergono due elementi: amore per “nostra madre terra” e compassione, una grande e profonda compassione per la condizione umana.
(Cattedra dei non credenti, Chi è come te fra i muti? L’uomo di fronte al silenzio di Dio. Lezioni promosse e coordinate da Carlo Maria Martini, 1993, Milano, pagg. 85-89)

Visini compunti da finti chierichetti: Fazio e Saviano

AVVENIRE 17 NOVEMBRE 2010

LA TV TRIBUNIZIA: CHIESA NEL MIRINO

Nel nuovo tempio un antichissimo livore

DAVIDE RONDONI

Non c’è bisogno di questi visini compunti da finti chierichetti. Forse i nuovi predicatori non capiranno mai la differenza tra il loro predicare e il cristianesimo quanto sussiego. Quanta retorica. E che propensione al predicozzo. Quanto ricorso al tremolare di lacrimuccia sotto i fari tv. Poca storia. Molte chiacchiere e molta furbizia. Molti slogan. La De Filippi in confronto è una dilettante.

«Aria nuova» dicono i vertici di Raitre.
Sarà… Aspettiamo dunque che di questa aria possa godere anche chi non la pensa come i due predicatori Saviano-Fazio. La puntata di lunedì ha avuto un convitato di pietra. Come se i due ‘mattatori’ avessero un complesso grande come una casa. E questo complesso si chiama cristianesimo, si chiama Chiesa.

L’unico bersaglio vero, tenacemente e persino violentemente cercato, è stata infatti la Chiesa. Fatta passare per una realtà assurda che disonora i giusti, asseconda i potenti e i ladri, viola le coscienze e non vuole i poveri tra i piedi. La Chiesa evidentemente va bene, ma solo se la pensa come loro. È insopportabile per questi nuovi ‘giusti’ tribunizi che ci sia qualcuno che non segue il filo così buono, carino, ricercato eppure casual, moderno, ovvio delle loro posizioni. Lo diceva cent’anni fa Newman: non la vogliono eliminare, ma vorrebbero la Chiesa come ancella. E infatti, han trovato qualche prete vanitoso che si è prestato a fare in tv da scendiletto delle loro prediche squinternate e faziose. Un servo vanitoso si trova sempre.

Ma come tutti quelli oppressi da un complesso Saviano e Fazio restano per così dire impigliati, e un poco grotteschi, nel loro agitarsi.
Come quelli che hanno il complesso della statura e mettendosi tacchi evidenziano di più la loro insofferenza. Un che di posticcio come risultato. Di finto. Hanno dato fondo al repertorio più consono a somigliare a custodi di una verità, hanno dato il massimo finendo per diventare in definitiva una brutta caricatura del loro avversario dichiarato. E si è capito che non sono giornalisti - ché non lo sono, evidentemente - non sono solo predicatori, ma possibilmente a vescovi e papi vorrebbero farsi somiglianti, ma non a quelli veri bensì a quelli che spacciano per veri e insolentiscono.
Finendo più volte nel patetico e nel grottesco.
La Rai coi nostri soldi ha permesso loro di celebrare la liturgia dell’attacco fazioso, del pensiero a senso unico su questioni drammatiche e discusse, su ferite aperte per migliaia di famiglie. Ha permesso di pontificare con sussiego su questioni gravi. Forti del successo di share (naturalmente i successi tv sono sporchi e cattivi solo quando li fanno altri e con la massificazione no, loro non c’entrano) ora fanno dire in Rai: era ora che si sperimentassero vie nuove.
Certo, c’è bisogno di nuove piste, di nuove idee. Di volti nuovi. Di nuovi ‘format’. E di «aria nuova». Ma non di questa retorica vecchia di almeno cinquant’anni.

Non c’è bisogno di questi visini compunti da finti chierichetti già veduti mille volte. Non di questi oratori complessati. Non di queste faziose ricostruzioni dei fatti, di questi monologhi da inviato della Giustizia nei salotti tv. Forse i nuovi predicatori non capiranno mai la differenza tra il loro predicare e il cristianesimo. Forse il loro complesso li porta a pensare di essere in questo modo quel che la Chiesa dovrebbe essere. Lo fanno persino (forse) in buona fede, certo non solo per i molti soldi che ci guadagnano. Lo fanno per salvarci tutti. Per rendere tutti migliori. Così da non aver più bisogno del cristianesimo. Di non aver più bisogno della Chiesa.

Perché bastano loro, piacevoli, in primo piano, in quel che hanno deciso essere il nuovo tempio: la tv.
Ma nel luccichio che a tutti compiace i più svegli vedono lo scintillio di uno strano, nuovo e antichissimo livore.

Il fascino segreto della Sagrada Familia di Gaudì

Editoriale - Quanto vale un pezzo di vetro

Pigi Colognesi - lunedì 8 novembre 2010 - Il sussidiario.net

http://www.ilsussidiario.net/News/Editoriale/2010/11/8/Quanto-vale-un-pezzo-di-vetro/124715/

“Salendo sulle guglie, mi sembrava proprio di immaginarlo, il vecchio Gaudí, che, passeggiando per le strade di Barcellona, si piega a raccogliere un frammento di piatto decorato, buttato via da chissà chi, o il fondo verde scuro di una bottiglia rotta. Mi avevano detto che poi Gaudí li incastonava sulle pareti esterne dell’immensa cattedrale che stava costruendo. Mettendomi in certe angolature potevo vedere il sole che brillava riflettendosi su quei cocci……..

..Per me, la Sagrada Família è tutta in quel gesto con cui un vecchio ormai prossimo alla morte raccoglie un pezzo di vetro e lo dà al muratore perché lo applichi alla parete di una guglia e lo metta esattamente in quella posizione per cui, cadendo o alzandosi, il sole lo possa far risplendere.

Può capitare a tutti di sentirsi inutili, come una bottiglia rotta, buttati via senza alcuna speranza di poter ancora servire a qualcosa. Solo una fede grande come quella dei medievali costruttori di cattedrali riesce ancora a piegarsi curiosa su questo vetro tagliente e dimenticato. Lo guarda e dice: toh che bello! E lo ficca lassù sulla cattedrale, più in alto, magari, di tante pietre ben tornite e un po’ presuntuose. E da lassù il frammento di vetro darà su tutta la costruzione il riflesso del suo irripetibile colore. Anche se è difficile vederlo da vicino.

Eccolo il fascino segreto del capolavoro di Gaudí: nella grande cattedrale cattolica c’è posto per tutti. Nessun particolare è identico all’altro, ogni dettaglio è inequivocabilmente se stesso e nel contempo armoniosamente inserito nel corpo vivo del tutto. Un tutto che vive della variegata polifonia delle diversità; che è ben diversa dalla piatta pianificazione di uno schema….”

San Gaudenzo. Il Vescovo alle autorità: un’agenda di speranza per Rimini

San Gaudenzo. Il Vescovo alle autorità: un’agenda di speranza per Rimini

Si intitola “Un’agenda di speranza per il futuro di Rimini”, titolo che evoca quello della settimana sociale dei cattolici italiani che si appresta a raggiungere, il tradizionale discorso che il Vescovo Lambiasi ha tenuto oggi alle autorità riminesi.

RIMINI | 14 ottobre 2010

Un messaggio in cui Monsignor Lambiasi non ha esitato a fare riferimento alle situazioni delicate che vive il territorio, ma per trarne auspici di speranza.

“4. Appena alcuni mesi or sono il Consiglio Comunale ha approvato all’unanimità, come atto di indirizzo, il “Piano Strategico”. Ricordo con speciale emozione quella seduta del 13 maggio scorso, alla quale fui cortesemente invitato e nella quale potei esprimere il mio incoraggiamento per il lavoro svolto, per i suoi risultati e per il metodo seguito. Proprio il metodo con cui si è giunti alla stesura del documento conclusivo è già un fatto molto apprezzabile e un motivo di grande incoraggiamento: la chiamata a corresponsabilità di tanti e la capacità di sinergia e di convergenza di soggetti ed esperienze diverse, in nome del bene comune. Anche il mondo ecclesiale e cattolico ha accolto con entusiasmo l’invito a dare il proprio significativo e stimato contributo.

Ora il “piano strategico” non può e non deve andare in archivio, ma merita di essere sostenuto perché sviluppi al meglio tutte le sue potenzialità. Per questo è di fondamentale importanza tenerne in vita la sua anima profonda che si identifica con quella “svolta (antropologica)”, che permetta alla Città di transitare dal fare all’essere, dalla Rimini ossessionata dalla ricostruzione materiale della sua veste esteriore - in ambito turistico, edilizio, spettacolare ecc. - ad una Rimini più attenta alla costruzione della sua identità e memoria, più attenta alla cultura, alla bellezza, all’educazione, all’accoglienza. Su questi ambiti vitali occorrerebbe investire molte più risorse, non solo in senso economico, ma progettuale, e investire creativamente, politicamente, spiritualmente…”

Il testo integrale. san-gaudenzo-2010-autorita