Il settimo Comandamento: “Non rubare”
Il Settimo Comandamento: “Non rubare”
Di fatto, se noi uomini ubbidissimo a ciò che è iscritto da Dio stesso nella nostra natura umana, la vita, l’universo, sarebbero un paradiso, sarebbero l’evidenza della bellezza divina che crea in ogni momento.
E’ la natura umana e divina dell’uomo che, per manifestarsi nella sua totalità e bellezza, esige una vita conforme a ciò che esprimono i Dieci Comandamenti…
Elementi essenziali:
1. L’universo è una creatura divina, non è opera dell’uomo.
Non rubare significa riconoscere la bellezza dell’universo in tutti i suoi dettagli…
2. La realtà e provvidenziale.
“Non rubare” significa rendersi conto, constatare che tutto ciò che esiste ci viene dato. Significa guardare la realtà come un elemento donato. Niente è tuo ma di Dio creatore. Ciò che è dell’uomo è il lavoro. In altre parole, consolidare il nesso fra la realtà e Dio. Questo Comandamento esige dall’uomo la gratuità e la gratitudine. La gratuità: tutto è dono, anche se è tuo, perché Dio te lo affida come fece con Adamo quando gli affidò tutta la creazione. La gratitudine: se tutto è dono, l’atteggiamento umano ragionevole è la gratitudine. In concreto, si chiama solidarietà, bene comune...La provvidenza è l’anima del Settimo Comandamento. Chi ruba? Chi non vive la gratuità, chi non lavora con gratitudine, ringraziando Dio. Chi chiede come prima cosa “quanto mi dai?”. I ladri più pericolosi sono i taccagni, quelli che calcolano, quelli che si muovono soltanto per denaro, quelli che non diranno mai: “Gli interessi di Dio sono i miei interessi”.
3. La bellezza è necessità ontologica del lavoro umano.
“Non rubare” significa provare il gusto e il desiderio per il lavoro in quanto esigenza costitutiva dell’Io umano…Il lavoro è l’affermazione del nesso che esiste fra la realtà e l’Eterno. Questa consapevolezza definisce il cristianesimo e il cristiano. L’uomo di fede è l’uomo che vive ogni istante all’interno di tale prospettiva. Il vertice del lavoro è la liturgia…
4. L’uso del tempo.
“Non rubare” implica in modo particola e specifico l’uso corretto e intelligente del tempo…IL “non rubare” indica puntualità nel lavoro, l’uso del telefono quando è necessario, l’uso della lingua per quello che serve e non per parlare a sproposito o dire cose inutili ecc….
Altri due aspetti:
a) C’è una scarsa professionalità nello svolgimento del lavoro,
dovuto all’inesistente o scarsa dedizione allo studio durante glia anni trascorsi a scuola, all’università e alla mancanza di impegno nell’aggiornarsi costantemente. E’ una forma sottile di furto, grave perché se da un lato indica la povertà culturale della persona e la sua inevitabile incompetenza, dall’altro danneggia coloro per cui la persona lavora…Oltre alla carenza di professionalità, esiste un orgoglio che induce una persona a ritenersi un genio solo per il fatto di aver ricevuto un attestato…
b) E’ riscontrabile la mancanza di amore per la realtà,
evidenziata dal dio denaro, dall’ossessione per i soldi. Non è la realtà il punto di origine della scelta professionale ma sono i soldi, il successo, il profitto…Rubare è anche ridurre la realtà a un progetto economico e tecnologico incentrato esclusivamente sul successo.
Aldo Trento, (2010) “I dieci comandamenti” , Lindau, Torino, pag. pagg. 63-71