La realtà polacca: un fenomeno inspiegabile per i comunisti occidentali
La realtà polacca: un fenomeno inspiegabile per i comunisti occidentali
“Dai tempi della mia giovinezza ricordo la nefasta profezia di Vladimir Lenin secondo la quale il capitalismo avrebbe venduto la corda con la quale sarebbe stato possibile impiccarlo. Ancora negli anni sessanta, il grande economista Galbraith proclamava il successo dell’economia sovietica….
Ricordo le mie accanite discussioni con Susan Sontag che lodava il regime di Ho Chi Min. Oltre dieci anni più tardi, a Cannes, quando si era già pentita, le chiesi se intendesse fare in qualche modo ammenda pubblica in tutto il mondo per le stupidaggini che aveva commesso o che aveva sostenuto.
Era pronta a ammettere che un’azione del genere fosse necessaria. Non basta ammettere di avere sbagliato. Se i nipoti dei tedeschi che hanno sulla coscienza Auschwitz vengono a piantare alberi e a riordinare i vialetti del museo, allora forse vale la pena di usare la stessa misura con che ha appoggiato i delitti di Iosif Stalin o di Pol Pot.
In Occidente spesso suscito indignazione quando parlo dell’uguaglianza fra il marxismo e l’ideologia nazista, perché questa uguaglianza non è comunemente accettata, benché, dal punto di vista strutturale, vi sia un’analogia teorica fra supremazia della razza e supremazia della classe.
Non mi è mai capitato di conoscere degli ex nazisti, ricordo invece un criminale stalinista che ogni tanto faceva la sua comparsa alla Scuola di cinema per fare visita alla figlia, nostra compagna di studi. Dopo l’Ottobre polacco del 1956, fu formalmente processato e, anche se la pena che gli venne comminata sembrò una presa in giro rispetto ai crimini che aveva commesso, devo ammettere che, come uomo caduto in disgrazia, suscitava non solo paura ma anche pietà.
In Occidente, invece, incontro spesso chi, pur essendo innocente, professa un’idea che ha prodotto dei crimini; oggi l’errore commesso lo rattrista, ma non lo considera una colpa. E si tratta in genere di persone con aspirazioni più grandi, che per temperamento sento più vicine a me degli onesti borghesi per i quali le faccende del mondo sono relativamente indifferenti.
Quando ripeto la richiesta di un’ammenda mi sembra di essere infondatamente severo.
……….
I nostri padroni di casa (membri del Partito comunista francese), erano simpatici e molto gentili, quindi, guidati dall’intuito, ci lasciammo andare a conversazioni private molto aperte e dure. Ne risultò che la loro conoscenza dei classici del marxismo era veramente lacunosa e a noi toccò spiegare loro in che cosa credevano, che cosa fosse ilo centralismo democratico e quale fosse in pratica il ruolo dell’avanguardia della classe operaia, cioè il Partito.
Ricordo il loro stupore quando raccontai della milizia che mi aveva fermato a Ursus mentre transitavo in auto vicino alla fabbrica in sciopero. Per un attimo i poliziotti avevano sospettato che io avessi contatti con gli operai, ma poi, sentendo come mi esprimevo, lasciarono perdere constatando: ‘Lei, un intellettuale, di che cosa mai potrebbe parlare con quegli operai?’
E invece proprio in quel periodo stava nascendo quell’alleanza fra gli operai e l’intellighenzia (aggiungiamo anche il ruolo svolto dalla Chiesa) che ha fatto della realtà polacca un fenomeno inspiegabile per i comunisti occidentali.
K.Zanussi (2009), “Tempo di morire. Ricordi, riflessioni, aneddoti.”, Spirali, Milano. Pagg. 234-236)<-->