•
Il mecenatismo degli industriali, l’unica americanata che qui non “tira”
http://www.tempi.it/opinioni/009554-il-mecenatismo-degli-industriali-l-unica-americanata-che-qui-non-tira
di Giorgio Israel su Tempi del 28/07/2010
Comunque, se pure in ribasso, il capitalismo e gli industriali americani possono vantare una grande tradizione di mecenatismo culturale. Anche l’esistenza di una rete poderosa di università private di altissimo livello sarebbe impensabile senza l’apporto generoso di fondi che ne hanno posto la solida base. Inoltre, per quanto i fondi di ricerca siano soprattutto dedicati al settore applicato, non manca mai una quota riservata alla ricerca di base e anche agli studi “inutili”, come quelli umanistici.
Questa tradizione è inesistente in Italia. È arduo menzionare una biblioteca, un fondo di borse di studio o una cattedra universitaria istituiti con la donazione di un industriale italiano. Per i nostri imprenditori investire in cultura o in un programma di ricerca scientifica che non porti a profitti immediati, è buttare i quattrini dalla finestra. Eppure il mondo imprenditoriale italiano è interessato moltissimo al sistema dell’istruzione, al punto che i quattrini che non concede per attività culturali li investe generosamente per sostenere enti il cui fine è spiegare alla scuola e all’università come devono funzionare. L’ultimo esempio di questo interessamento è dato dalla spasmodica attenzione riservata al disegno di legge di riforma universitaria, e soprattutto all’obbiettivo che le università pubbliche siano gestite da manager esterni cooptati con oscuri meccanismi di “chiara fama”. Si predica l’esigenza di un rigoroso sistema di valutazione dei “prodotti” della ricerca, ma è superfluo dire che i soli sottratti ad ogni valutazione sarebbero proprio i manager controllori.
Va aggiunto che ormai nel nostro paese la parola “ricerca” non significa più “ricerca scientifica”, ma un complesso di attività pratiche volte a realizzare invenzioni o miglioramenti tecnologici di utilità immediata. Inoltre, s’insiste sulla necessità che l’università si leghi al territorio, ovvero alla rete di aziende circostanti. Ma l’università di Harvard non è prestigiosa in quanto è agganciata al mondo produttivo bostoniano, bensì perché ha come referente la ricerca scientifica mondiale. Questo è inconcepibile dalla nostra miope e provinciale cultura industriale: quel che le interessa è fare dell’università il proprio ufficio studi e consulenza tecnica, e per giunta senza metterci un centesimo.
Comunque, se pure in ribasso, il capitalismo e gli industriali americani possono vantare una grande tradizione di mecenatismo culturale. Anche l’esistenza di una rete poderosa di università private di altissimo livello sarebbe impensabile senza l’apporto generoso di fondi che ne hanno posto la solida base. Inoltre, per quanto i fondi di ricerca siano soprattutto dedicati al settore applicato, non manca mai una quota riservata alla ricerca di base e anche agli studi “inutili”, come quelli umanistici.
Questa tradizione è inesistente in Italia. È arduo menzionare una biblioteca, un fondo di borse di studio o una cattedra universitaria istituiti con la donazione di un industriale italiano. Per i nostri imprenditori investire in cultura o in un programma di ricerca scientifica che non porti a profitti immediati, è buttare i quattrini dalla finestra. Eppure il mondo imprenditoriale italiano è interessato moltissimo al sistema dell’istruzione, al punto che i quattrini che non concede per attività culturali li investe generosamente per sostenere enti il cui fine è spiegare alla scuola e all’università come devono funzionare. L’ultimo esempio di questo interessamento è dato dalla spasmodica attenzione riservata al disegno di legge di riforma universitaria, e soprattutto all’obbiettivo che le università pubbliche siano gestite da manager esterni cooptati con oscuri meccanismi di “chiara fama”. Si predica l’esigenza di un rigoroso sistema di valutazione dei “prodotti” della ricerca, ma è superfluo dire che i soli sottratti ad ogni valutazione sarebbero proprio i manager controllori.
Va aggiunto che ormai nel nostro paese la parola “ricerca” non significa più “ricerca scientifica”, ma un complesso di attività pratiche volte a realizzare invenzioni o miglioramenti tecnologici di utilità immediata. Inoltre, s’insiste sulla necessità che l’università si leghi al territorio, ovvero alla rete di aziende circostanti. Ma l’università di Harvard non è prestigiosa in quanto è agganciata al mondo produttivo bostoniano, bensì perché ha come referente la ricerca scientifica mondiale. Questo è inconcepibile dalla nostra miope e provinciale cultura industriale: quel che le interessa è fare dell’università il proprio ufficio studi e consulenza tecnica, e per giunta senza metterci un centesimo.
•
SCENARIO/ 2. Mauro (Pdl): ecco perché Berlusconi fa bene a liberarsi di Fini - Mario Mauro
venerdì 30 luglio 2010
http://www.ilsussidiario.net/News/Politica/2010/7/30/SCENARIO-2-Mauro-Pdl-ecco-perche-Berlusconi-fa-bene-a-liberarsi-di-Fini/103325/
PER UNA POSSIBILE RIFORMA DELLA SOCIETA’ (bruno angelini)
Per una riforma della società che permetta la rinascita del popolo libero si potrebbe ripartire da ciò che sembra veramente mancare: un autentico sentimento religioso. Da lì potrebbero svilupparsi percorsi politici, sociali e culturali simili a “pellegrinaggi popolari” e, pertanto, portatori di una speranza del perdono.
“Il caso di Folco III d’Angiò rivela uno degli aspetti fondamentali dei pellegrinaggi cristiani di epoca medievali: i cavalieri e i nobili del mondo cristiano erano tremendamente violenti, pronti a commettere i più orrendi peccati e al tempo stesso traboccanti di autentico sentimento religioso! Come afferma S.Painter: “Il comune cavaliere era un selvaggio, brutale e avido. Al tempo stesso, però, era anche, a modo suo, un grande devoto”. Di conseguenza, nobili e cavalieri avevano un bisogno cronico di espiazione ed erano propensi ad accollarsi il peso della penitenza che li avrebbe redenti dai loro peccati; inoltre, era comunemente accettata l’idea che per crimini così orrendi soltanto un pellegrinaggio poteva offrire la speranza del perdono”. (R.Stark (2009)“Gli eserciti di Dio”, Lindau, Torino, pag 126)
L’impressione è che ciò possa riguardare, in qualche modo, un pò tutti noi, a partire da politici, magistrati, giornalisti, ministri, calciatori, cantanti, accademici, opinionisti, chierici etc
Per chi resta e chi va dal PDL e per i loro amici e compagni di strada, allora, potrebbe essere fruttuoso tornare non nello Stato ebraico di Israele ma in Terra Santa.
•
SCUOLA/ Cara Gelmini, per avere “qualità e merito” occorre guardare al Regno Unito
Giovanni Cominelli
21/07/2010 - UN’IPOTESI DI LAVORO PROSSIMA E SEMPLICE (bruno angelini)
Leggi sul Sussidiario.net
Complimenti per il consulente del Ministro. Sarebbe interessante approfondire una sua affermazione in “merito” al principio meritocratico dove afferma che: “l’unica alternativa meritocratica istituzionale alla famiglia italiana è stata la Chiesa cattolica, che ha sempre selezionato i migliori italiani indipendentemente dal loro ceto sociale, formandoli in modo eccellente e offrendo pari opportunità”. R. Abravanel, (2008), Meritocrazia. 4 proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro paese più ricco e più giusto, Garzanti, Milano, pag. 186
Dobbiamo constatare, purtroppo, che se esiste attualmente una diffusa e crassa ignoranza nel popolo, per quanto sia stata colpevolmente perseguita da una parte della classe dirigente degli ultimi decenni, è proprio sul significato e sulla consapevolezza dell’esperienza di umanità e di socialità che la Chiesa cattolica ha sviluppato nei millenni e che ha consentito e promosso uno sviluppo originale e civile delle nostre società occidentali.
•
MANOVRA/ Giannino: altro che Regioni, il vero obiettivo dei tagli è Formigoni
Oscar Giannino
15/07/2010 - FORMIGONI: UNA RISORSA AUTENTICA (bruno angelini)
La realtà è testarda. Il problema è proprio rappresentato da 15 anni di efficiente ed efficace gestione amministrativa, di applicazione del principio di sussidiarietà, di un’idea e di una pratica politica a favore del cittadino, di un’idea di Stato rispettosa della società civile, e si potrebbe continuare.
Ma a Roma, al Governo della Nazione non si è voluto e, sembra, non si vuole far tesoro dell’esperienza lombarda. Vedremo il Piemonte ed il Veneto nei prossimi anni…
Vede, caro Presedente del Consiglio, mi permetta….La comunità riminese è orgogliosa del fatto che uno dei più autorevoli collaboratori del Presidente Formigoni sia un nostro stimatissimo concittadino Nicolamaria Sanese, ma è altrettanto perplessa e scettica del fatto che nell’attuale Consiglio Regionale della Regione Lombardia sieda una ragazza riminese, Nicole Minetti (se non ricordo male) e che di lei non si sappia per quali meriti curriculari di impegno politico, sociale, culturale, formativo sia potuta accedere a tale prestigiosa responsabilità politica amministrativa.
Capisco che è più semplice, per quanto complicato, tentare di tenere unita una compagine politica distribuendo incarichi. In fondo le Istituzioni statali sono mastodontiche. Complimenti! Solo Lei riesce a far esprimere una linea politica, da un portavoce “radicale” e da uno “ciellino”.
Che il Suo Ministro Tremonti descriva i fatti che esprimono una diversa idea di Stato ministeriale. Troppo facile essere virtuosi sulla vita quotidiana del popolo.
•
Un piano strategico nazionale per i grandi eventi?
La somma dei due appuntamenti del 2019, e anche di quelli successivi (2020, candidatura ad aprile 2010 di Roma e Venezia per le Olimpiadi estive, con scelta che avverrà nel 2013; 2021, settimo centenario dalla morte di Dante, con ovvio cuore a Firenze e logici collegamenti con altre città come Ravenna e Verona - almeno), porta nella direzione di un vero e proprio piano strategico per gli investimenti del nostro paese sul tema eventi. Tre appaiono i temi chiave: cultura, innovazione, sport.
Sette le aree metropolitane e tre le macroregioni chiave coinvolte: le città sono Torino (2011), Napoli (2013), Milano (2016), Verona (20161, Firenze (2019), Venezia e Roma (2020), le macroregioni il Nord-Ovest (Torino più Milano e lato occidentale della provincia milanese), la regione nord adriatica (Venezia, Rimini e Ravenna) e la regione sud adriatica (Bari, Matera e possibili collegamenti con il Salento).
Sembra chiaro che non si debba puntare su tutto in contemporanea, ma davvero mixare a1 meglio le singole opportunità con i temi (quello dell’innovazione è decisivo per riportare un pubblico giovane in Italia, al momento percepita come nazione bella, ricca di offerta ma con scarsa qualità nell’accoglienza, nelle tecnologie e nella governance di sistema).
E’ quindi assolutamente necessario un tavolo di lavoro permanente che a Roma coordini le diverse istanze “federali” senza lasciarle sole, ciascuna al proprio destino ma ottimizzando risorse pubbliche, risorse private, promozione internazionale, qualificazione delle infrastrutture, e così via.
Capitale europea della cultura 2019 e cinquecentenario della morte di Leornardo
Non è invece base di gara in termini assoluti l’anno 2019. Un anno llontano, forse, ma con due certezze: toccherà in quella data ospitare la Capitale europea della cultura e cadrà in quella data il quinto centenario della morte di Leonardo il massi mo genio italiano, o almeno l’icona del genio. italiano del mondo, tanto da essere già bandiera dell’Expo di Milano con il suo uomo vitruviano.
La Capitale europea della cultura, come abbiamo accennato in apertura, ha portato seri benefici a città come Genova che l’hanno ospitata qualche anno fa. il densificarsi di queste occasioni non porta solo maggiori possibilità di confronto con i dati e le scelte precedenti ma anche la necessità per il sistema paese di scegliere bene il suo candidato. Al momento parrebbero interessate al 2019 Bari e Matera al Sud (molto vicine l’una all’altra, quasi possibile un candidatura congiunta),. Rimini (in grande crescita con il piano strategico e il piano di collegamento ferroviario adriatico, oltre che con i progetti di riqualificazione del lungomare), Ravenna e Venezia al Nord (ma Ravenna potrebbe giovarsi già degli eventi del 2021 e Venezia si sta giocando la carta della candidatura olimpica estiva dei 2020 - forse per crearsi credito per il 2019?).
G. Clark, edizione italiana a cura di Paolo Verri, (2010)”Cosa succede in città. Olimpiadi, Expo e grandi eventi: occasioni per lo sviluppo urbano.”, Il Sole 24 Ore, Milano, pagg. 235-236)<–>
•
MANOVRA/ 1. Le Regioni hanno torto, ricevono un sacco di soldi dallo Stato
•
La persona e il potere 2
Il modo migliore per lottare contro il tiranno, per esprimere l’ira contro la menzogna, per lottare contro la mentalità dominante è porre le domande vere, quelle a cui ci ridesta l’incontro. Porre le domande vere……La menzogna, e perciò l’arte del potere, in che cosa consiste? Parlo del potere non nel suo senso originale, vero, nobile, di imitazione di Dio, che è servire l’uomo, ma del potere come strumentalizzazione dell’uomo alla propria ideologia, ai propri schemi ideologici, ai propri progetti.
Che cosa ha fatto Hitler? Ha guardato il popolo come strumento del suo progetto, affermato come il bene del popolo.
Cosa hanno fatto Stalin e Lenin con sessanta milioni di morti? Hanno guardato al popolo, russo o non russo, come strumento per la realizzazione del loro progetto.
Cosa fa lo Stato moderno uscito dalla Rivoluzione Francese, cioè tutto lo Stato moderno? Il Sillabo ne dà una definizione terribile: “Lo Stato, come fonte e sorgente di tutti i diritti, gode del privilegio di un diritto senza confini” – senza confini! -. E l’uomo è alla merce. Lo Stato moderno è tutto così. Perciò noi, senza troppe distinzioni, diciamo: “Il potere”, indicando statisticamente la cosa contro cui occorre lottare per difendere la libertà dell’uomo.
L. Giussani, (2010) “L’io rinasce in un incontro (1986-1987)”, RCS Libri Spa, Milano, pagg 253.<–>
•
La persona e il potere 1
Il potere non può impedire il destarsi dell’incontro, ma cerca di impedire che diventi storia….Il potere impedisce che l’incontro investa la vita, impegna la vira, diventi storia….
Il potere domina, impone, dice: “Sono tutte stupidaggini quelle lì, sono tutti sogni, non perdere tempo. E’ importante vivere per fare carriera, è importante vivere se hai la donna, è importante vivere se prendi i soldi, è importante vivere se servi il popolo con la tua scienza e con la tua tecnica, è importante vivere per la scienza e per la tecnica”.
Il potere domina ossia, cerca di determinare la vita con i suoi progetti, con i suoi paradigmi, per i suoi scopi. Se tu ti adatti alla scopo che il capo del partito o il capo del governo hanno, se tu ti adatti agli scopi che chi comanda ha, allora sei un galantuomo e un nobiluomo; se invece tu segui le proiezioni ridestate del tuo cuore e i progetti che tentativamente ne nascono, tu sei integrista, tu confondi la fede (che riguarda l’aldilà) con la vita pratica, fino ad arrivare a: “Tu distribuisci l’oppio al popolo”….
Gesù non è venuto al mondo per andare contro ai farisei; è venuto al mondo per ridestare l’uomo al suo destino, che era il Padre. “Che importa se ti prendi tutto il mondo e poi perdi te stesso?” Ma – ed è la cosa più clamorosa che ha dovuto fare – si è trovato ad andare contro i farisei, cioè contro il potere. Che cosa gli ha permesso questo? Che cosa gli ha permesso di scalfire il potere? Non si è sottratto alla traccia del suo incontro, dell’incontro avvenuto con il mistero assoluto, nel mistero originale, vale a dire Gesù non si è sottratto alla propria identità e, coerente alla propria identità, non ha potuto non scontrarsi con il potere.
L. Giussani, (2010) “L’io rinasce in un incontro (1986-1987)”, RCS Libri Spa, Milano, pagg 248-249.
•
La realtà polacca: un fenomeno inspiegabile per i comunisti occidentali
“Dai tempi della mia giovinezza ricordo la nefasta profezia di Vladimir Lenin secondo la quale il capitalismo avrebbe venduto la corda con la quale sarebbe stato possibile impiccarlo. Ancora negli anni sessanta, il grande economista Galbraith proclamava il successo dell’economia sovietica….
Ricordo le mie accanite discussioni con Susan Sontag che lodava il regime di Ho Chi Min. Oltre dieci anni più tardi, a Cannes, quando si era già pentita, le chiesi se intendesse fare in qualche modo ammenda pubblica in tutto il mondo per le stupidaggini che aveva commesso o che aveva sostenuto.
Era pronta a ammettere che un’azione del genere fosse necessaria. Non basta ammettere di avere sbagliato. Se i nipoti dei tedeschi che hanno sulla coscienza Auschwitz vengono a piantare alberi e a riordinare i vialetti del museo, allora forse vale la pena di usare la stessa misura con che ha appoggiato i delitti di Iosif Stalin o di Pol Pot.
In Occidente spesso suscito indignazione quando parlo dell’uguaglianza fra il marxismo e l’ideologia nazista, perché questa uguaglianza non è comunemente accettata, benché, dal punto di vista strutturale, vi sia un’analogia teorica fra supremazia della razza e supremazia della classe.
Non mi è mai capitato di conoscere degli ex nazisti, ricordo invece un criminale stalinista che ogni tanto faceva la sua comparsa alla Scuola di cinema per fare visita alla figlia, nostra compagna di studi. Dopo l’Ottobre polacco del 1956, fu formalmente processato e, anche se la pena che gli venne comminata sembrò una presa in giro rispetto ai crimini che aveva commesso, devo ammettere che, come uomo caduto in disgrazia, suscitava non solo paura ma anche pietà.
In Occidente, invece, incontro spesso chi, pur essendo innocente, professa un’idea che ha prodotto dei crimini; oggi l’errore commesso lo rattrista, ma non lo considera una colpa. E si tratta in genere di persone con aspirazioni più grandi, che per temperamento sento più vicine a me degli onesti borghesi per i quali le faccende del mondo sono relativamente indifferenti.
Quando ripeto la richiesta di un’ammenda mi sembra di essere infondatamente severo.
……….
I nostri padroni di casa (membri del Partito comunista francese), erano simpatici e molto gentili, quindi, guidati dall’intuito, ci lasciammo andare a conversazioni private molto aperte e dure. Ne risultò che la loro conoscenza dei classici del marxismo era veramente lacunosa e a noi toccò spiegare loro in che cosa credevano, che cosa fosse ilo centralismo democratico e quale fosse in pratica il ruolo dell’avanguardia della classe operaia, cioè il Partito.
Ricordo il loro stupore quando raccontai della milizia che mi aveva fermato a Ursus mentre transitavo in auto vicino alla fabbrica in sciopero. Per un attimo i poliziotti avevano sospettato che io avessi contatti con gli operai, ma poi, sentendo come mi esprimevo, lasciarono perdere constatando: ‘Lei, un intellettuale, di che cosa mai potrebbe parlare con quegli operai?’
E invece proprio in quel periodo stava nascendo quell’alleanza fra gli operai e l’intellighenzia (aggiungiamo anche il ruolo svolto dalla Chiesa) che ha fatto della realtà polacca un fenomeno inspiegabile per i comunisti occidentali.
K.Zanussi (2009), “Tempo di morire. Ricordi, riflessioni, aneddoti.”, Spirali, Milano. Pagg. 234-236)<-->
“Quelle che bisogna eliminare sono le leggi utili, utilissime al governo politico centrale e a quello amministrativo degli enti periferici per giustificare, nel migliore dei casi – secondo la definizione weberiana – la propria stessa esistenza; nel peggiore, per ricavarne vantaggi in termini di potere o addirittura pecuniari………………Sarebbe ora che si prendesse atto che la sola e vera questione morale sono la carenza di cultura liberale, o semplicemente civica, di una classe politica che non si sa se sia più incompetente o più truffaldina, ovvero entrambe le cose, cioè inconcludente e cialtrona; il gigantismo dello Stato; la complessità amministrativa e normativa che alimenta parassitismo e clientele; la produzione di beni e servizi da parte della mano pubblica anziché da parte privata; la funzione allocativa e redistributiva delle risorse affidate alle leggi invece che al mercato; la rendita di posizione della burocrazia, centrale e periferica, e dello stesso ceto politico”..(Piero Ostellino “Lo stato canaglia. Come la cattiva politica continua a soffocare l’Italia”. pag. 114) Il dott. Francesco Forte, ex ministro delle Finanze, incrementa e sviluppa l’impaccio degli elettori del PDL sulla politica governativa e, in particolare,della federalista Lega perseguita fino al momento che ha visto alcuni suoi ministri gestire i Ministeri della Roma ladrona.