1 maggio 2010: senso religioso e lavoro
1 maggio 2010: senso religioso e lavoro
“Il clima prevalente fa guardare al lavoro in modi riduttivi, per esempio come un modo di produzione, una prestazione inevitabile, un distino di sciavitù, oppure come ad un diritto (certo giusto) che diventa pretesa, o come un dovere moralistico.
E’ necessario riscattarci da queste riduzioni a partire da un’altra affermazione: il lavoro è un bisogno dell’uomo.
i bisogni - di lavoro, di amicizia, di bellezza, di giustizia, ecc. - apparentemente si rivolgono ad aspetti particolari, in realtà traducono quell’impulso infinito fatto di esigenze, desideri, evidenze e prospettive fondamentali, che nasce dal “cuore” dell’uomo e lo spinge a realizzare il suo io, la sua persona intera.
Qualsisi risposta particolare ad un bisogno lascia nell’uomo un fondo di insoddisfazione se non vi percepisce una corrispondenza con la totalità della sua persona, se non avverte un progresso nel cammino verso il suo destino.
Ciò che rende così infiniti e irriducibili i desideri del cuore è il fatto che in lui c’è qualcosa che non proviene dalla sua nascita materiale, biologica, ma direttamente da Dio. Questo qualcosa è quell’apertura all’infinito che è connaturata nell’uomo, quella “fame e sete” che nessuna materialità può risolvere. E’ il senso religioso.
Il senso religioso è il fattore ultimo dei bisogni umani, e quindi anche del lavoro:
a) Il senso religioso realizza l’unità dell’uomo che lavora, la sua integralità per cui egli non viene spezzettato e frammentato, trattato cume un ingranaggio.
b) Il senso religioso realizza l’unità tra gli uomini del lavoro, cioè può veramente mettere insieme. Esso richiama il fatto che gli uomini hanno una comune origine e un comune destino, e soprattutto che hanno lo stesso cuore, cioè la stessa struttura di desideri ed esigenze fondamentali.
c) Il senso religioso crea un movimento. Dentro la società, dentro il mondo del lavoro nasce qualcosa di irresistibilmente mobile e creativo, qualcosa di non tranquillo. Un movimento richiama che protagonista dell’esistenza e della storia è il fattore umano nella sua interezza originale.”
Giovani lavoratori di Comunione Liberazione - Bergamo 1 maggio 1987