Bruno Angelini » Archive of 'Apr, 2010'

Pasqua 2010. Lo Spirito che rende con-corporei a Cristo.

Lo Spirito ci rende “con-corporei” a Cristo.

Nei corpi cristiani abita lo stesso Spirito che  ha risuscitato il corpo di Cristo; a cominciare dal battesimo, ricevuto “in un solo Spirito per formare un solo corpo”.

La radice più profonda di tale e sorprendente designazione è il Sacramento del Suo Corpo, l’Eucarestia, dove Cristo ci dà il suo Corpo e ci fa il suo Corpo: “Poichè c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo”: mangiare la cena del Signore è mettersi “in comunione con il Corpo e il Sangue di Cristo”.

I nostri stessi corpi non vanno profanati, perchè “i vostri corpi sono membra di Cristo”.

Sempre “in un solo corpo” quello di Cristo morto e risorto, avviene anche la riconciliazione - con Dio e tra di loro - tra il popolo d’Israele e quello pagano.

Di questo Corpo del Risorto, personificato nella Chiesa, Cristo è il Capo, fonte e garanzia di unità e maturazione dei suoi membri.

P.Re, MG.Riva, (2009), “Paolo di Tarso. Apostolo delle genti”, ARES, Milano, pag. 97

Van Gogh - The Samaritan

“Il Sussidiario.net” - La Chiesa “assediata” da Gesù

Editoriale - “Il Sussidiario.net” - La Chiesa “assediata” da Gesù

Di Massimo Camisasca - venerdì 2 aprile 2010

…Senza la sua vicinanza, senza la Chiesa, la tenebra nel mondo, lungi dal diminuire, aumenterebbe. La santità della Chiesa nasce dall’opera di Gesù che muore sulla Croce per cancellare i nostri peccati, vincendo ogni divisione e ridando all’uomo la speranza di poter risorgere sempre. La Chiesa non è santa per la bontà dei suoi membri.

Alla fine del IV secolo sant’Agostino, nella lotta contro il Donatismo, ha rivelato il vero volto della Chiesa. C’era chi voleva che i lapsi, che avevano abiurato la fede sotto la pressione delle persecuzioni imperiali, venissero ribattezzati. Agostino si oppose: «È Cristo che rende santa la sua Chiesa».

La Chiesa è assediata, sì, ma dall’amore del suo Signore che continuamente urge i suoi membri a conversione. Benedetto XVI poggia in questo la sua confidenza. Per questo è sereno, pur nel dramma dei peccati di tanti uomini. Da questa serenità attinge la forza per una riforma della Chiesa, per far pulizia, senza nascondere nulla ma anche senza nessun cedimento alla logica mondana di chi vuole negare alla Chiesa quella maternità che le viene dalla morte e resurrezione del suo Signore.

Il testo integrale su:

http://www.ilsussidiario.net/News/Editoriale/2010/4/2/La-Chiesa-assediata-da-Gesu/76794/

PASQUA 2010/ Lettera dei carcerati di Padova: un abbraccio ci libera dall’oscurità

PASQUA/ Lettera dei carcerati di Padova: un abbraccio ci libera dall’oscurità

Redazione “Il Sussidiario.net” - venerdì 2 aprile 2010

Carissimi amici,

In questo periodo di Quaresima, la serenità e tutta questa grazia che il Signore ci sta donando ci fa sentire sempre di più che siamo Suoi, che dipendiamo da Lui, che senza il Suo continuo amore non potremmo vivere. Ci rendiamo conto ogni giorno, in ogni risveglio che tutta questa grazia deriva solo ed esclusivamente da Lui. Nelle preghiere che ci vengono spontaneamente da recitare in qualsiasi posto, emerge che la Sua presenza è costante, che non ci abbandona, ma ci stringe sempre di più a sé proprio come figli. Convivere con Gesù presente non è più un sacrificio, è una vera letizia; a volte ci sentiamo complici di Gesù, ci fa vedere cose che ci spaventano perché trasforma le persone come noi.

Guardando il passato ci rendiamo conto sempre di più che solo uno come Lui poteva renderci così mansueti e innocui. Iniziamo a capire veramente chi eravamo e chi siamo oggi. Se guardiamo il passato, ci facciamo paura pensando a tutto il male che abbiamo commesso. Oggi è bello vivere nella luce, senza che nessuno pronunci il nostro nome solo per dire il nostro male, ma quanto bello è sentire quel bisbiglio del cambiamento fatto grazie al Signore attraverso degli amici veri. Non avremmo mai scommesso nulla su di noi, era impossibile che noi potessimo essere così oggi…

Oggi invece, che grazia ci ha fatto il Signore. Ha voluto che ci trovassimo al posto giusto nel momento giusto per farci capire ancora una volta che Lui ci ama tutti nello stesso modo…Quanta grazia ci dà ogni giorno il nostro Gesù e quanto è presente. Sta a noi tenerlo in vita, senza ricordarlo come un “fu Gesù”, ma con un c’è Gesù in tutto e in tutti noi. Se si potesse fotografare le emozioni, anche questa sera, qui in mezzo alla nostra piccola comunità, ci vorrebbe Clint Eastwood con una pellicola gigantesca e ancora non basterebbe. Se questo si chiama miracolo o Mistero non lo sappiamo, ma sappiamo che è una vera letizia vivere così, in questo posto dove tutto si potrebbe dire ma non che sia un posto piacevole…

Desideriamo augurare una Santa Pasqua a tutti gli amici e alle loro Famiglie. Vostri amici in Cristo.

Un gruppetto di detenuti della Casa di Reclusione di Padova

Il testo integrale su:

http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2010/4/2/PASQUA-Lettera-dei-carcerati-di-Padova-un-abbraccio-ci-libera-dall-oscurita/76778/

Una politica per il presente

Una politica per il presente

Roberto Fontolan

http://www.ilsussidiario.net/News/ giovedì 1 aprile 2010

Piace pensare un dopo elezioni senza superuomini, né riforme epocali, né svolte storiche. Perché nei prossimi fatidici tre anni abbiamo tanto bisogno di politici normali e provvedimenti semplici, immediati, quelli dettati dal buon senso e dall’esperienza umana, che sono i fattori determinanti il bene comune.

Tutti proclamano il bene comune come motivazione e scopo dell’agire, ci mancherebbe, ma poi lo riducono a buone intenzioni, e tutto finisce lì, a lastricare la strada per l’inferno.

Il bene comune, quando lo cerchi davvero, ti porta a graduare, a concretizzare, a sacrificare. Implica tutte le dinamiche dei rapporti personali, perché è la persona che mette al centro e non il disegno (secondo il troppo poco conosciuto discorso di don Giussani alla Dc lombarda riunita ad Assago), è la persona che esalta e non la norma.

Mentre si sa che le rivoluzioni, incluse quelle liberali, non possono permettersi il lusso di perdere tempo con la persona, hanno il futuro da far arrivare di corsa qui, a sostituire un presente che devono sempre dipingere come meschino e grigio.

E invece tanti italiani, non sappiamo dire se maggioranza o minoranza, amano il loro presente, lo vivono appassionatamente, riescono persino a costruirci famiglia e lavoro, a dargli un senso senza aspettare il domani dorato garantito da Eroi e Condottieri.

Amare non significa di per sé “piacere”: si può amare il presente pur vedendone i problemi e drammi, pur nella fatica di un lavoro perduto o di un’ingiustizia subita. A questa dimensione vale la tenacia dei piccoli passi, solo questa produce cambiamento. È quel che tanti politici e intellettuali, abbacinati dal potere e dal proprio pensiero, non capiscono.

Per loro il presente è il regno dell’impotenza e della schiavitù mentre è nel futuro che finalmente avremo risolto tutto. Giustizia, Fisco, Lavoro, Istruzione, Burocrazia? Ci dispiace, oggi no, non possiamo fare nulla, ripassate domani quando ci sarà la Grande Palingenesi…

Politici normali e cioè desiderosi di ascoltare più che di parlare, di ragionare più che di apparire, di riconoscere più che di farsi riconoscere; decisioni di bene comune e cioè ispirate da uno sguardo ampio, inclusivo, “cattolico”. Due argini per far scorrere una buona politica, una politica attaccata al presente.