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Le tentazioni del potere e del denaro 2
SOTOO: “Il lavoratore tocca la bomba soltanto con il mignolo e guarda verso la Madonna, come se si chiedesse: ‘faccio bene o faccio male?’. Questo è il desiderio di Gaudì: che l’uomo pensi, dubiti e domandi. Questo è una dei testamenti di Gaudì.
L’altra tentazione rappresentata è quella del denaro. Sul lato sinistro del portale c’è l’immagine di una bambina inginocchiata, che prega la Madonna. La bambina ha un vestito povero e un’espressione che fa pensare che stia desiderando qualcosa.
Questa scultura era sparita del tutto. Nella foto originale dell’epoca di Gaudì, dietro alla bambina si vede un pesce che le offre un sacco. Anche qui si tratta del demonio, che si presenta sotto forma di pesce e che mi ha fatto immaginare un’altra storia. Il demonio le sta dicendo: ‘prendi questo denaro, questo sacco pieno d’oro, vieni con me’. La bambina forse desidera il denaro, ma non per comprarsi un vestito o dei gioielli, niente di tutto ciò. Penso invece che desideri aiutare qualcuno, per esempio un malato o un povero che non possa acquistare le medicine di cui ha bisogno per curarsi, perché troppo costose e lei farebbe qualsiasi cosa per salvare quel malato. Questa è la storia che ho immaginato io, perché senza storia, senza elementi, non posso realizzare la scultura. Prima di scolpirla ho bisogno di identificarmi con ciò che devo rappresentare, devo integrarlo nella mia vita per sentirlo, per conoscerne i dettagli, i sentimenti: solo allora potrò farlo diventare realtà”…
SOTOO: “E’ il grande messaggio di Gaudì: ci fa pensare, prendere coscienza del fatto che è la nostra libertà a decidere. L’autentica libertà, quella dei figli di Dio.
Gaudì ci educa a questa libertà, e nell’amore, ci lascia la libertà di pensare e ci invita a domandare, ad approfondire: ha fiducia in noi ed è sicuro che sceglieremo un cammino giusto.
Di fronte alle immagini di questa bambina e dell’operaio anarchico sono rappresentate le figure di re Davide e Salomone, e dei patriarchi Isacco e Giacobbe. Sono eletti di Dio, ma alcuni sono caduti in tentazione. Se persino loro cadevano in tentazione, figuriamoci noi! Non esiste al mondo una persona completamente buona. Il nostro cammino è giorno dopo giorno, momento per momento, istante per istante, pensare se ciò che facciamo è giusto o sbagliato. Solo l’umiltà ci salva dalla tentazione, è lo scudo più forte per difenderci dalla tentazione.
E. Sotoo, J.M.Almuzara, (2007) “Dalla pietra al Maestro” , Cantagalli, Siena, pagg. 47-50.
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Le tentazioni del potere e del denaro 1
SOTOO: “Il Portale del Rosario (Tempio della Sagrada Familia – Barcellona) è conosciuto anche come “la cappella delle tentazioni”. Presiede il portale l’immagine della Madonna con Gesù Bambino in braccio, con ai lati le immagini di santa Caterina da Siena e di san Domenico di Guzman. Sulla destra del Portale, guardando verso l’immagine della Madonna, Gaudì collocò un scultura raffigurante un lavoratore, un anarchico, che simboleggia la tentazione del potere.
Ho dovuto rifarla perché non era rimasto quasi nulla, era tutta distrutta: il piede, il braccio e la testa. Io avevo una copia della foto originale che era solo una panoramica generale di tutta l’immagine, non si vedeva il volto di questo lavoratore. Era il tipico operaio catalano, con i sandali tipici e con la fascia di tessuto larga molto lunga che si arrotola intorno alla vita. Dietro di lui stava un lucertolone con la bocca aperta, che gli diceva qualcosa. Si tratta del demonio, che si presenta in forma di lucertola per indurlo alla violenza
ALMUZARA: Come soluzione a qualcuno dei suoi mali..
SOTOO: Il male…questa è la questione. La mia storia è che Gaudì invita a porsi domande sul bene e sul male. Non dà la risposta. E tanto meno obbliga a una soluzione predeterminata, ‘devi fare così’: invita a porsi domande, tanto ai continuatori del Tempio della Sagrada Familia come ai suoi visitatori. Se sai domandare è perché pensi, chi non pensa non domanda.
Io mi sono chiesto perché Gaudì avesse rappresentato così quella figura e mi sono rappresentato una storia…Mi chiedevo cosa gli stesse dicendo quel demonio. Potrebbe dirgli: ‘Prendi questa bomba, con questa bomba puoi cambiare il mondo, questa società non è per te. Tu lavori più di dieci ore al giorno e non hai di che mangiare, ma c’è gente che senza lavorare mangia e vive bene. Non è giusto! Quindi distruggilo’. Si tratta di un giovane lavoratore senza cattiveria, lavora seriamente, perciò di frante all’ingiustizia sociale dubita e si domanda: ‘Perché? Perché? Perché mi fanno questo?’ Il demonio coglie questa occasione per tentarlo: ‘Prendi questa bomba, distruggilo. Tu hai diritto a distruggere questo mondo e a costruirne un altro’. Questa è la tentazione del potere, quella di voler cambiare la società usando la violenza, l’autentica tentazione.
E. Sotoo, J.M.Almuzara, (2007) “Dalla pietra al Maestro” , Cantagalli, Siena, pagg. 44-45.

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Gaudì e i padri dell’Europa
“Vicenç, domani vieni presto che faremo cose molto belle” (A.Gaudì)
“Siamo tutti strumenti, assai imperfetti, di una Provvidenza che se ne serve per realizzare un grande disegno, i cui contorni ci sfuggono. Questa certezza ci obbliga ad avere molta modestia, ma ci confiere una serenità che sarebbe altrimenti impossibile da giustificare solo basandosi sulla nostra esperienza personale considerata da un punto di vista semplicemente umano.” (R.Schuman)
Dal 27 febbraio al 6 marzo 2010 a Ferrara la Fondazione Enrico Zanotti ha promosso e organizzato nel Palazzo Municipale la mostra internazionale “THE REALISM OF GAUDI AND THE HOPE OF EUROPE Il realismo di Gaudì e la speranza dell’Europa“. Si è trattata di un’iniziativa europea partita da Bruxelles itinerante attraverso molte città del continente.
La mostra tratta della personalità dell’architetto catalano Gaudì in parallelo all’amicizia tra i fondatori dell’Europa Unita (Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer e Robert Schuman), ha offerto al visitatore un percorso che, a partire dalla costruzione della Sagrada Familia e delle motivazioni di quest’opera, arriva a indagare il senso della costruzione di un’altra grande opera che è l’Europa.
Ma qual era il comune denominatore di questi personaggi? Il metodo: uno di costruire la Sagrada Familia, gli altri l’Unione Europea.
L’analogia nasce dal confronto e le conversazioni di Etsuro Sotoo (scultore del Tempio Espiatorio della Sagrada Familia) con l’onorevole Mario Mauro (deputato del Parlamento Europeo), che in visita a Barcellona conosce lo scultore e con lui intraprende un cammino di amicizia e confronto sul metodo con il quale collaborare alla costruzione di una grande opera, chi proseguendo il lavoro di Gaudì, chi quello iniziato dai padri fondatori dell’Unione Europea.
L’esperienza dei protagonisti, raccontata nella mostra, evidenzia come questi uomini abbiano iniziato le opere del tempio di Barcellona e dell’Unione Europea coscienti di non poterne vedere la conclusione, ma certi dell’ideale che ne sosteneva l’iniziativa originale e grandiosa.
“The realism of Gaudi and the hope of Europe” è arrivata a Ferrara grazie all’entusiasmo di un gruppo di giovani universitari che dopo averla visitata a Barcellona hanno deciso di coinvolgere l’Università e la Fondazione Zanotti per proporla in uno spazio cittadino. Sono gli stessi ragazzi che hanno fatto da guida ai visitatori introducendoli ai contenuti dai quali loro stessi sono rimasti affascinati.
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Corrotti si nasce o si diventa?
Massimo Camisasca - martedì 2 marzo 2010 - Il sussidiario.net - Il Quotidiano approfondito
«Se la corruzione è un grave danno dal punto di vista materiale e un enorme costo per la crescita economica, ancora più negativi sono i suoi effetti sui beni immateriali, legati più strettamente alla dimensione qualitativa e umana della vita sociale» (Pont. Cons. Giustizia e Pace, Lotta alla corruzione, 4).
Leggendo i giornali di questi ultimi giorni la prima impressione è quella di un’enorme confusione. Il lettore normale, come penso di essere, non riesce a raccapezzarsi. Che cosa è accaduto? Che cosa sta accadendo? Siamo di fronte a qualcosa di nuovo o semplicemente al ripetersi di un vizio antico e inveterato?
Dobbiamo uscire da ogni visione moralistica ed entrare in un autentico giudizio morale. La storia dei popoli, da quando la conosciamo, è segnata dalla corruzione. Sant’Agostino parlava di magna latrocinia: «Se togliamo il fondamento della giustizia, che cosa sono gli stati se non delle grandi associazioni a delinquere?» (De civ. Dei, 4,4).
Eppure qualcosa di nuovo e di tragico sta accadendo sotto i nostri occhi. Non tanto la presenza del male, che caratterizza la vita di ogni uomo in ogni tempo. È nuovo il disorientamento che regna nel cuore di tanti uomini. Qual è la strada verso una vita buona? Quale la via verso rapporti tra gli uomini che diano la soddisfazione di vivere sulla terra?
Viviamo infatti in un’epoca in cui dominano l’ansia e la paura. L’ansia di non potere avere a sufficienza, la paura che venga la morte a portarci via tutto. Tutto deve essere ottenuto in un tempo breve perché non c’è altro tempo. Del doman non v’è certezza scriveva Lorenzo De’ Medici all’inizio dell’età moderna. L’incertezza nei nostri tempi porta taluni a un’avidità insaziabile che acceca.
L’insicurezza riguardo al proprio futuro è tipica delle età in cui viene meno la speranza. La crisi della natalità che caratterizza il nostro Occidente è un indice tragico di questa incapacità a guardare oltre la propria individualità e oltre l’attimo presente. Non ci sono più figli a cui tramandare qualcosa, non c’è una storia personale da salvare.
Anche la povertà delle esperienze affettive, che muoiono presto e hanno bisogno subito di essere sostituite da altre esperienze, porta le persone a rischiare oltre il ragionevole pur di avere qualcosa tra le mani che giustifichi il presente. Ci si attacca al denaro come all’unica sicurezza. Già Dante ricordava che superbia invidia ed avarizia sono / le tre faville ch’ hanno i cuori accesi (Inf., VI). Abbiamo spento troppi fuochi. I fuochi della carità, della bellezza, della gioia di stare assieme, di curvarci sugli altri, di godere di una canzone, di un tramonto, di un bacio. Il freddo che ne è nato porta a rischi spaventosi. Pur di avere qualcosa da stringere.
Dobbiamo tornare a riscoprire il valore sociale delle virtù cristiane, buone per chi crede e per chi non crede, capaci di fondare una convivenza ragionevolmente umana. Se Dio sparisce dall’orizzonte dell’uomo, ognuno può credere di essere dio. All’euforia succede la depressione. Le civiltà si chiudono così su se stesse e perdono ogni creatività.
La sfida di oggi è assolutamente radicale. Ci porta alle radici delle questioni, ci fa vedere il percorso semplice che può aiutare a scrivere una strada di rinascita. Primo: la vita è un dono positivo per chiunque, malato o sano, povero o ricco, colto o ignorante e non va sprecata. Secondo: da soli non si va da nessuna parte. Imparare ad accogliere e ad amare è una strada essenziale per amare se stessi. Terzo: quando scopriamo di essere perdonati, diventiamo anche capaci di costruire qualcosa che rimane e sa coinvolgere altre persone.
Volere il bene degli altri è la strada principale per voler bene a se stessi. Badare soltanto al proprio arricchimento porta inesorabilmente all’autodistruzione e a un male generalizzato.