GRAZIE! Don Giancarlo…….
GRAZIE! Don Giancarlo…………………………
Agli amici negli ultimi tempi amava mostrare una frase di Antoine de Saint-Exupéry: «Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini. Ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito». Per chi lo ha conosciuto non è difficile immaginare perché quella frase gli piacesse tanto: rappresentava il suo ritratto di uomo e di educatore. Don Giancarlo Ugolini, tornato alla casa del Padre il 4 ottobre all’età di 80 anni, era un sacerdote che diffidava di un cristianesimo ridotto a istruzioni per l’uso o ad organizzazione. Alle migliaia di giovani che ha incontrato nel corso della sua esistenza ha sempre suscitato «la nostalgia del mare vasto e infinito». Amava provocarli sulle domande ultime. Una ragazza ha scritto nel libro della camera ardente: «Grazie perché negli anni del liceo non ci hai mai lasciato tranquilli»
(Lessi Valerio - Don Giancarlo, un padre che «non ci ha mai lasciato tranquilli»)
Ho avuto modo di incontrare e di conoscere Don Giancarlo da vicino, in questo ultimo tratto del suo cammino verso la Patria. Fin dall’inizio ho avuto l’impressione di un uomo assetato di Infinito, sfiorato dal Mistero, diventato compagno di viaggio di un numero sterminato di storie. A volte provavo la sensazione di trovarmi di fronte a un discendente della razza di Abramo, chiamato nella notte fuori dalla tenda, lo sguardo perso nel sussulto sconfinato del cielo, a contare le stelle, a rincorrere il pulsare di storie, di tantissime storie di vita e di fede. Mano a mano che la malattia avanzava, quando mi recavo da lui, percepivo a pelle il brivido che ci viene da chi non si lascia più solo sfiorare dal Mistero, ma se ne lascia ormai abbracciare fino a farsene invadere totalmente…..
Raccontano gli amici, che lo hanno assistito negli ultimi mesi della malattia, che un giorno ha detto: «Qui c’è un prete che muore da laico, non ho addosso niente, ma anche se non riesco a fare più niente, l’unica cosa che conta è la Sua presenza su di me. Essere portato da Lui. E mi porta attraverso le medicine, la comunità di persone, le preghiere che tanti dicono per me». Don Giancarlo ha impegnato tutta la vita a farsi amare da lui, fino a quando nella sua ora nona si è fatto prendere per mano dalla mano piagata di Cristo risorto, come un bambino cieco si lascia portare dal Fratello che ha dato la vita per lui. E anche lui nella semplicità del suo cuore, lietamente si era ormai dato tutto al suo dolcissimo Signore.
(Mons. Francesco Lambiasi - Vescovo di Rimini)
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Dove una persona dimostra la sua vera statura d’uomo è nel riconoscere la sua dipendenza originale, che non è solo quella dell’inizio, ma quella che diventa permanente dipendenza perché accetta di lasciarsi generare anche da grande……….
Ma dove questa figliolanza ha dato i suoi frutti migliori è stato durante la lunga malattia che don Giancarlo ha dovuto soffrire e che non gli ha impedito di riconoscere che la sua vita nasceva ad ogni istante dal gesto creatore di Cristo presente, al punto da offrire il suo sacrificio per la santità del Movimento e per la vita della Chiesa.
L’avere accettato di essere figlio lo ha reso padre di migliaia di persone, come vediamo qui oggi:voi siete il frutto più prezioso della sua figliolanza. Proprio perché la paternità non è un tenere per sé le persone, ma la passione affinché il figlio si incammini sulla strada che il padre per primo segue. Questa è l’autorità di cui tutti noi abbiamo bisogno: uno che ci testimonia ciò che è in grado di riempire il cuore e così ci educa a riconoscere Cristo, «ciò che dovrebbe tremare nei nostri occhi tutti i giorni» (don Giussani).
(Juliàn Carròn Presidente - Fraternità di Comunione e Liberazione)
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