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MEETING RIMINI 2009

MEETING 2009: LA CONOSCENZA E’ SEMPRE UN AVVENIMENTO

Alain Finkielkraut afferma: «Un avvenimento è qualcosa che irrompe dall’esterno. Un qualcosa di imprevisto. È questo il metodo supremo della conoscenza. Bisogna ridare all’avvenimento la sua dimensione ontologica di nuovo inizio. È un’irruzione del nuovo che rompe gli ingranaggi, che mette in moto un processo.

Gli appuntamenti del Meeting saranno l’occasione per incontrare testimoni per i quali la vita continua ad essere l’avventura di una conoscenza sempre nuova proprio perchè avvenimento

Attorno a quel gruppo di amici dell’inizio si è creata una realtà grande, di gente proveniente dall’Italia e da tanti altri Paesi del mondo: un soggetto umano capace di vivere pienamente dentro le vicende del mondo, di costruire, di essere responsabile, di impegnarsi per il bene di tutti; un soggetto cosciente, autocosciente, dell’amore che ha generato tutto, della bellezza che ce lo fa scoprire, della curiosità appassionata all’altro.

Il Meeting è la casa di questi uomini e di queste donne e delle opere che hanno costruito. Innumerevoli opere di carità e di scienza, di lavoro e di arte, di pensiero e di accoglienza. Esse testimoniano una realtà umana diversa: qualunque sia la sfida dei tempi, l’uomo può rispondere positivamente. In fondo il segreto del Meeting è tutto qui.

In questi trent’anni di Meeting ho avuto la Grazia di incontrare un’umanità tesa al destino e che rende possibile un’esperienza di felicità come soddisfazione dell’essere.

Allego, per condividere con voi questo fatto, il link dello speciale “Il Sussidiario.net” sul Meeting

http://www.ilsussidiario.net/articoli.aspx?canale=119

MEETING 30/ Ionesco: il bambino, il Paradiso, il teatro

Scrivo per rendere conto di queste verità fondamentali, di queste domande assolute, del perché dell’esistenza, o meglio, come l’esistenza e il male siano possibili, o piuttosto, perché il male si inserisce nel miracolo esistenziale. Scrivo dunque per ricordare alla gente questi problemi, perché ne prenda coscienza, perché vegli, perché non dimentichi. O meglio, perché se ne ricordi di tanto in tanto. Perché non dimenticare, perché ricordarsi? Per prendere coscienza del nostro destino, per sapere come collocarci nei confronti degli altri di noi stessi. La nostra coscienza sociale deriva dalla nostra coscienza metafisica, dalla nostra coscienza esistenziale. Se non dimentichiamo quello che siamo, dove siamo arrivati, ci capiremo meglio. Una fraternità fondata sulla metafisica è più sicura di una fraternità o di un cameratismo fondati sulla politica.

(Eugene Ionesco – Meeting 1990)

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