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Verso la sussidiarietà 3: Antropologia positiva, realistica e sussidiaria

Verso la sussidiarietà 3: Antropologia positiva, realistica e sussidiaria.

“L’uomo supera infinitamente l’uomo” (Pascal) Quando dice “io” si esprime un movimento verso Qualcosa, una domanda, un desiderio, sentire affetto al Mistero della vita.

L’uomo vive perché guarda il Mistero. La persona è libera e responsabile della sua vita in tutti i suoi aspetti. Tutto è “sussidiario” alla sua responsabilità (famiglia, società, casa, lavoro etc.). La persona deve essere formata, educata, aiutata mediante sussidi che le permettano di svolgere la sua personalità.

“Da dove può partire un’antropologia adeguata all’uomo contemporaneo, che ne affermi in pieno la dignità, sul piano personale e sociale? Un aiuto in tal senso ci viene dalla rivisitazione, condotta da Luigi Giussani, della parola esperienza, per molto tempo intesa secondo l’accezione soggettivistica derivante dall’empirismo moderno. L’autore lombardo, riprendendo in modo originale categorie del realismo cristiano, ha reinterpretato questo termine proponendo la nozione di “esperienza elementare”, cioè l’insieme di esigenze ed evidenze strutturali che costituiscono - usando il linguaggio biblico – il “cuore” di ogni uomo, la sua faccia interiore, il senso religioso, il suo desiderio di verità, di giustizia, di bellezza, di felicità, di amore. ‘Criterio oggettivo con cui la natura lancia l’uomo nell’universale paragone con se stesso, con gli altri, con le cose….’(Giussani, 2003, p. 11).

A cura di A. Brugnoli e G. Vittadini, (2008), La sussidiarietà in Lombardia. I soggetti, le esperienze, le policy” , Guerini e Associati, Milano.

L’attenzione all’esperienza elementare è quindi il fattore che accomuna ogni cultura che ponga al centro l’uomo e il suo cuore.

“La Rivelazione non si conserva meccanicamente. Essa è stata affidata alla Chiesa, che è composta di uomini. Perciò sul dato rivelato si deve esercitare l’umana intelligenza. Essa dovrà interpretare, esprimere esattamente, armonicamente coordinare.

Ma l’intelligenza che si esercita sul mistero rivelato non è solo ragione. E’ la ragione investita ed elevata dalla virtù della fede, infusa nel battesimo………………..

Consideriamo ora: Chi ha l’intelligenza? Tutti. A chi è data la virtù della fede? A tutti. A chi è dato lo Spirito Santo con i suoi doni? A tutti.

Perciò la meditazione e lo studio del dato rivelato è dovere di tutti…….

Se si vuole riassumere i passi che il senso religioso compie nel cammino verso il Vero cristiano si potrà dire:

esso inizia come istruzione (partecipazione al vero); prosegue approfondendosi come meditazione studio); termina come contemplazione (visione oscura).

Quanto più lo spirito dell’uomo, guidato dalla Chiesa, si è reso familiare la Verità di Cristo, tanto più questa penetra il suo modo di concepire tutte le cose e di impostare tutta l’esistenza.

Si realizza così la cultura cristiana. Essa si avvera a due livelli:

a) A livello personale, rendendo cristiana tutta la mentalità dell’io;

b) A livello collettivo, rendendo cristiano l’ambiente e la storia – rendendo cristiana la civiltà.”

G.B. Montini, L. Giussani, (2008), “Sul senso religioso”, RCS libri - BUR, Milano

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