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Festa del 25 aprile: Nazione-Stato-Popolo italiano

Festa del 25 aprile: Nazione-Stato-Popolo italiano

A proposito dell’idea di Nazione, di Stato e di Popolo. Grassetto e corsivo aggiunti.

Ateismo e religiosità dopo il 1945

Mistica sacrificale

“La fine della seconda guerra mondiale segna, in Europa, il declino della fase “calda” dell’era della secolarizzazione, quella contrassegnata dalla mistica del popolo, del sangue, della razza, dello Stato, della nazione. È la mistica «sacrificale» del neopaganesimo nazista e anche del fascismo, per il quale la persona singola doveva immolarsi per il tutto sociale e politico, integralmente, senza riserve.

I signori della macchina statale

Come scriveva Romano Guardini in uno splendido saggio del 1946: «In quanto il tentativo riuscì, la convinzione cristiana del valore imprescindibile della persona e la pietà del rapporto individuale con Dio furono sostituiti e rimossi da una religiosità, il. cui senso stava esclusivamente nei contesti di stirpe e popolo -i quali, dato lo sradicamento d’ogni resistenza della coscienza, furono abbandonati disarmati ai signori della macchina statale». I nazisti non si erano limitati a osteggiare e perseguitare la religione. Miravano a sostituire la fede cristiana a partire da una politica “totale” che diveniva essa stessa religione.

Per questo, secondo Guardini, «i tiranni dell’epoca da poco trascorsa, per fondare la loro potenza in modo definitivamente religioso, hanno risvegliato quel “nucleo di significato”, posto nella compagine fondamentale dell’anima, ma fatto vagante senza una sede e un oggetto, e gli hanno dato una forma, che poteva avere solo il senso di estinguere Cristo [...] e riporre di nuovo al suo posto un salvatore intramondano».

Nichilismo e moda esistenzialista

I nazisti si erano impadroniti dell’anima “religiosa” del popolo tedesco per realizzare una “nuova fede”, alternativa ed al contempo, sostitutiva rispetto a quella cristiana. Tutto questo doveva tramontare con la sconfitta e la catastrofe della guerra. L’Europa del post-1945 respira la disillusione verso il tempo dei «miti», il periodo infuocato che era seguito alla prima guerra mondiale. Un’ondata di disincanto, un vento gelido attraversava le coscienze. Ne è documento la moda esistenzialista che segna, in profondità, il clima di quegli anni. «Ogni realtà umana è una passione,» scrive Sartre «in quanto progetta di perdersi per fondare l’essere e per costituire contemporaneamente [...] l’Ens causa sui, che le religioni chiamano Dio. Così la passione dell’uomo è l’inverso di quella di Cristo, perché l’uomo si perde in quanto uomo perché Dio nasca. Ma ì’idea di Dio è contraddittoria e ci perdiamo inutilmente; l’uomo è una passione inutile».

Il marxismo

La passione «religiosa» è una passione inutile: non c’è alcun Dio che ci attende, né in cielo, né in terra. Al nichilismo esistenzialista rispondeva il marxismo, divenuto influente in Francia e in Italia grazie al fascino e al successo bellico della Russia staliniana. Avverso all’esistenzialismo, in quanto filosofia del mondo borghese, decadente, il marxismo era solidale con esso nell’ostilità verso il cattolicesimo.

Ateismo comunista e la scienza, l’industria e la tecnica

L’ateismo comunista rappresentava il paradosso di una contro religione che diveniva religione per poter abolire la domanda religiosa. Diversamente dal nazismo, però, la sua giustificazione si richiamava alla scienza – il materialismo storico-dialettico -, non al mito. L’ateismo militante era un ateismo “scientifico” che si inscriveva nella tendenza generale della cultura, destinata ad accentuarsi negli anni Cinquanta: quella neoilluminista per la quale la dimensione religiosa, propria del passato dell’umanità, era destinata a dissolversi con l’avvento della tecnologia e del progresso. L’uomo non è naturalieter “religioso”, lo è solo storicamente in ragione della sua dipendenza dalla natura. Industria e tecnica, liberando dai condizionamenti naturali, emancipano l’uomo dal bisogno religioso di un Dio protettore.

Dibattito sul senso religioso

Questo plafond concettuale, che sarà dietro alle teorie della secolarizzazione degli anni Sessanta-Settanta, spiega il contesto in cui si inserisce il dibattito sul “senso religioso” negli anni Cinquanta. Non si tratta di un mero dibattito culturale, ma di una riflessione teologica e politica che, da parte cristiana, si opponeva all’idea dell’homo faber, unidimensionale, per la quale la prospettiva religiosa era cosa del clero e dell’umanità “debole”: vecchi, donne e bambini.”

G.B. Montini, L. Giussani, (2008), “Sul senso religioso”, RCS libri - BUR, Milano, pagg. 7-9.

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