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Post scriptum di Antonio Socci su Libero del 12 luglio 2009
“L’industria mediatica celebra ed esalta, da anni, la generazione sessantottina anche perché è quella che oggi ha in mano il potere e il contropotere (nei giornali, nei cinema, nella cultura, in politica). Quindi celebra se stessa. Una generazione imbottita di ideologia che ha preteso di essere (ed è) la lotta ed il governo, la sovversione e l’establishment.
Alain Finkielkraut nell’Imparfait du prèsent coglie questa contraddizione: “E’ schiumando di rabbia contro il fascismo in piena ascesa che l’arte contemporanea fa man bassa delle istituzioni culturali. Non c’è nessuna fessura nella corazza dei fortunati del mondo post-sessantottino. Hanno lo stereotipo sulfureo, il clichè ribelle, l’opinione sopra le righe e più buona coscienza ancora che i notabili del museo di Bouville descritti da Sartre ne la Nausea. Perché essi occupano tutti i posti: quello vantaggioso, del Maestro, e quello, prestigioso, del Maledetto. Vivono come una sfida eroica all’ordine delle cose la loro adesione piena di sollecitudine alla norma del giorno. Il dogma, sono loro; la bestemmia pure. E per darsi arie da emarginati insultano urlando i loro avversari. In breve, coniugano senza vergogna l’euforia del potere con l’ebbrezza della sovversione. Stronzi”.
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A proposito di molti opinionisti, politici, manager, giornalisti, parlamentari, amministratori poco e tutt’altro che pentiti e vergognosi di avere, in qualche modo, creato o sostenuto un certo clima sociale e culturale . Grassetto e corsivo aggiunti.
“A questo punto venne fuori con forza il ‘segno di contraddizione’ che eravamo per gli altri all’interno dell’università e poi della città di Roma: molte volte eravamo considerati cristiani ‘di sinistra’ e, quindi, attaccati, culturalmente e fisicamente, dalla destra, soprattutto dal FUAN, in particolare a Giurisprudenza, dove aveva allora una presenza abbastanza significativa; mentre altre volte, e questo emerse soprattutto in occasione del referendum, eravamo considerati cattolici ‘di destra’ e ‘integralisti’, e quindi attaccati – anche qui, culturalmente e fisicamente – dalle formazioni extraparlamentari di sinistra, e politicamente dallo stesso Partito Comunista. E’ proprio di quest’anno 1974 infatti una serie di aggressioni che avvengono nei nostri confronti in diverse sedi universitarie italiane”. (pagg 44-45)
Il desiderio di inseguire il potere…come servizio affermando la sussidiarietà…………
“Lei invita il cristiano a desiderare il potere…Sicuro! Sono totalmente d’accordo. Qual’è il nostro compito? Desiderare il potere per servire. Non c’è niente di più vicino al potere della parola amore. Gesù l’ha realizzata questa unità. Moltiplicatevi come impegno: a qualunque partito apparteniate. Basta che queste cose vi stiano davanti. [Ma] Cosa vuol dire ‘servizio’se non il principio di sussidiarietà? Vedo uno che cade e corro a sollevarlo, perché lui non è più capace di alzarsi. Questa è sussidiarietà, cioè servizio. Il potere è questo servizio. Per questo il potere è la cosa più grande, più buona. Il potere si giudica sintomaticamente, se vive il principio di sussidiarietà o se è prepotenza [….]. Il pericolo più importante del potere è il prepotente, è la prepotenza. Perché allora l’imitazione di Dio che è il Signore sparisce del tutto” (don Giussani – pag. 174)
Ciò che è fondamentale per l’uomo
“Invece, ciò che è fondamentale nell’uomo è quello che io chiamo desiderio. Il desiderio è come la scintilla con cui si accende il motore. Tutte le mosse umane nascono da questo fenomeno, da questo dinamismo costitutivo dell’uomo. Il desiderio accende il motore dell’uomo. E allora si mette a cercare il pane e l’acqua, si mette a cercare il lavoro, a cercare la donna, si mette a cercare una poltrona più comoda e un alloggio più decente, si interessa a come mai taluni hanno e altri non hanno, si interessa a come mai certi sono trattati in un modo e lui no, proprio in forza dell’ingrandirsi, del dilatarsi, del maturarsi di questi stimoli che ha dentro e che la Bibbia chiama globalmente ‘cuore’, e che io chiamerei anche ‘ragione’. E non c’è ragione senza un destato affetto..[…] ” (don Giussani – pagg. 173-174)
S. Allevato, P. Cerocchi, (2009), “La P38 e la mela. Una presenza cristiana a Roma negli anni di piombo”, Itacalibri, Castelbolognese.
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LABORATORI DI SUSSIDIARIETA’
RIMINI – MAGGIO 2009
“IL SIGNIFICATO POLITICO DELLA SUSSIDIARIETÀ: L’AFFERMARSI DI UNA GOVERNANCE LOCALE SUSSIDIARIA A PARTIRE DAL RICONOSCIMENTO DI UN’ANTROPOLOGIA POSITIVA ALLA BASE DELLA SOCIALITÀ”
PROGRAMMA
Sabato 30 maggio 2009
“Verso l’affermazione di un Welfare sussidiario”
Rosati Davide (Sindacato delle Famiglie) – Strumenti per l’affermarsi di una governance locale sussidiaria nella gestione dei servizi alla persona
Daniele Celli (Preside Liceo Scientifico G. Lemaitre) – Le opere educative dagli asili nido all’Università.
Gianluca Conti (Presidente del Centro di Solidarietà) – Il bisogno del lavoro: dal Centro di Solidarietà alla Piazza dei Mestieri
Sandro Ricci (Direttore del Meeting per l’Amicizia fra i popoli) – Il contributo della Fondazione Meeting all’elaborazione del Piano strategico riminese
Bruno Angelini (Docente Università di Urbino) – Un modello di governance sussidiaria:la sussidiarietà circolare quale rapporto paritario fra le istituzioni, le aziende profit ed il non profit.
- Moderatore: Franco Boarelli (Umana Dimora Rimini)
- Coordinatore laboratori: Bruno Angelini
- Direzione organizzativa: Davide Rosati
I laboratori si terranno dalle ore 10.00 alle ore 13.00
presso la sede di Compagnia delle Opere,
via XX Settembre, 122 - RIMINI
Si invita a confermare l’adesione e la partecipazione preventivamente alla data fissata degli incontri.
Riferimento:
Davide Rosati 3383497510 – dvdrst@tin.it
Durante l’incontro sarà distribuito il DVD con la registrazione dell’incontro precedente.
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Verso la sussidiarietà 3: Antropologia positiva, realistica e sussidiaria.
“L’uomo supera infinitamente l’uomo” (Pascal) Quando dice “io” si esprime un movimento verso Qualcosa, una domanda, un desiderio, sentire affetto al Mistero della vita.
L’uomo vive perché guarda il Mistero. La persona è libera e responsabile della sua vita in tutti i suoi aspetti. Tutto è “sussidiario” alla sua responsabilità (famiglia, società, casa, lavoro etc.). La persona deve essere formata, educata, aiutata mediante sussidi che le permettano di svolgere la sua personalità.
“Da dove può partire un’antropologia adeguata all’uomo contemporaneo, che ne affermi in pieno la dignità, sul piano personale e sociale? Un aiuto in tal senso ci viene dalla rivisitazione, condotta da Luigi Giussani, della parola esperienza, per molto tempo intesa secondo l’accezione soggettivistica derivante dall’empirismo moderno. L’autore lombardo, riprendendo in modo originale categorie del realismo cristiano, ha reinterpretato questo termine proponendo la nozione di “esperienza elementare”, cioè l’insieme di esigenze ed evidenze strutturali che costituiscono - usando il linguaggio biblico – il “cuore” di ogni uomo, la sua faccia interiore, il senso religioso, il suo desiderio di verità, di giustizia, di bellezza, di felicità, di amore. ‘Criterio oggettivo con cui la natura lancia l’uomo nell’universale paragone con se stesso, con gli altri, con le cose….’(Giussani, 2003, p. 11).
A cura di A. Brugnoli e G. Vittadini, (2008), “La sussidiarietà in Lombardia. I soggetti, le esperienze, le policy” , Guerini e Associati, Milano.
L’attenzione all’esperienza elementare è quindi il fattore che accomuna ogni cultura che ponga al centro l’uomo e il suo cuore.
“La Rivelazione non si conserva meccanicamente. Essa è stata affidata alla Chiesa, che è composta di uomini. Perciò sul dato rivelato si deve esercitare l’umana intelligenza. Essa dovrà interpretare, esprimere esattamente, armonicamente coordinare.
Ma l’intelligenza che si esercita sul mistero rivelato non è solo ragione. E’ la ragione investita ed elevata dalla virtù della fede, infusa nel battesimo………………..
Consideriamo ora: Chi ha l’intelligenza? Tutti. A chi è data la virtù della fede? A tutti. A chi è dato lo Spirito Santo con i suoi doni? A tutti.
Perciò la meditazione e lo studio del dato rivelato è dovere di tutti…….
Se si vuole riassumere i passi che il senso religioso compie nel cammino verso il Vero cristiano si potrà dire:
esso inizia come istruzione (partecipazione al vero); prosegue approfondendosi come meditazione studio); termina come contemplazione (visione oscura).
Quanto più lo spirito dell’uomo, guidato dalla Chiesa, si è reso familiare la Verità di Cristo, tanto più questa penetra il suo modo di concepire tutte le cose e di impostare tutta l’esistenza.
Si realizza così la cultura cristiana. Essa si avvera a due livelli:
a) A livello personale, rendendo cristiana tutta la mentalità dell’io;
b) A livello collettivo, rendendo cristiano l’ambiente e la storia – rendendo cristiana la civiltà.”
G.B. Montini, L. Giussani, (2008), “Sul senso religioso”, RCS libri - BUR, Milano
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Verso la sussidiarietà 2: un’ipotesi di lavoro educativo e formativo.
Conclusioni di Berhard Scholz: Verso la sussidiarietà. Una tensione ancora implicita.
Una ipotesi di lavoro educativo e formativo
L’indagine dimostra quindi una certa tendenza a confermare la sussidiarietà a livello socio-politico e una ancora troppo limitata propensione verso una implementazione dei principi antropologici della sussidiarietà all’interno delle imprese…………L’indagine suggerisce una riflessione sulle possibili modalità che permettono che la simpatia per la sussidiarietà “esterna” possa diventare una leva importante per comprendere la convenienza umana ed economica della sussidiarietà “interna” all’impresa, specialmente riguardo a due aspetti: la concezione dell’imprenditore e dell’impresa e la concezione del collaboratore. (pag 216)
Un sistema circolare: società-Stato-imprese.
Si tratta di un sistema circolare, nel quale le imprese che producono dei beni e dei servizi ricevono dalla società e dallo Stato dei beni anche in termini culturali che sono presupposti fondamentali per le loro attività economiche. E viceversa società e Stato ricevono dalle imprese beni e servizi che non si limitano né alla produzione fatturabile né alle imposte con le quali l’impresa “ri-paga” alla Stato e – se tutto funziona bene – attraverso di esso alla società i beni ricevuti. . (pag. 218-219)
Educazione alla libertà ed alla responsabilità
Cosi come lo statalismo può fare comodo ai cittadini che preferiscono un assetto assistenzialistico, anche il paternalismo aziendale può fare comodo a chi preferisce eseguire compiti senza coinvolgersi personalmente. E qui emerge un aspetto fondamentale: la sussidiarietà, da qualunque punto di vista la si consideri, richiede e al contempo promuove una educazione alla libertà e quindi alla responsabilità …..Il principio di sussidiarietà si basa di fatto sulla capacità e la volontà della persona di assumersi la responsabilità di affrontare in un modo costruttivo i problemi che la vita stessa pone, mettendosi insieme ove possibile o necessario con altri, lavorando insieme per raggiungere obiettivi comuni e condivisi. (pag. 221)
A cura della Fondazione per la Sussidiarietà, (2009), “Rapporto sulla sussidiarietà 2008 -Sussidiarietà e … piccole e medie imprese”, edizioni Mondadori.
Alla luce della provocazione al lavoro sulla sussidiarietà proposto da Scholz propongo le slides della lezione “Il significato politico della sussidiarietà:l’affermarsi di una governance locale sussidiaria” tenuta alla“Scuola di formazione all’impegno sociale e politico -San Tommaso Moro” della Diocesi di Rimini. ( http://www.tommasomoro.eu/ )
governance-locale-sussidiaria
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“IL SIGNIFICATO POLITICO DELLA SUSSIDIARIETÀ: L’AFFERMARSI DI UNA GOVERNANCE LOCALE SUSSIDIARIA A PARTIRE DAL RICONOSCIMENTO DI UN’ANTROPOLOGIA POSITIVA ALLA BASE DELLA SOCIALITÀ”
A fronte della crisi dei modelli tradizionali di governance il principio di sussidiarietà può rappresentare la formula di una democrazia sostanziale. Le sue potenzialità, spesso ancora inesplorate, meritano di essere approfondite e sviluppate per mostrare la loro capacità di fondare, a livello sociale, politico ed economico, assetti e strumenti in grado di fronteggiare, in modo originale, le sfide della post modernità.
Lo statalismo si basa sulla sfiducia e sul sospetto, cioè una concezione di uomo negativa che mortifica le potenzialità e il positivo contributo che il singolo può dare al bene comune, al progresso e alla lotta per la giustizia. Tale concezione è anche alla base di una certa idea di welfare state. Ciò significa rendere irrilevanti le relazioni fra i consociati, sminuire l’importanza delle comunità e formazioni sociali intermedie, anche come soggetti di cittadinanza, limitare il pluralismo sociale, in sintesi svalutare la socialità della persona umana, anche e precisamente come elemento costitutivo del welfare. La differenza fra i due approcci (statalista e liberista) consiste nel meccanismo individuato per correggere il “male” prodotto dal comportamento dell’uomo: per lo statalismo è l’azione del potere centrale; per il liberalismo è il mercato, inteso soltanto come l’ambito in cui i tentativi egoistici di ciascun individuo si incontrano con quelli degli altri per formare, grazie al meccanismo della mano invisibile di Adam Smith un equilibrio che alloca in modo efficiente, anche se non necessariamente equo, le risorse. Lo statalismo è un modello centralizzato, il liberalismo un approccio decentrato, ma la concezione antropologica negativa è la stessa.
In questo periodo a Rimini e nel suo territorio si sta attuando il processo di elaborazione del Piano strategico che, partito da due anni, vede coinvolte la Pa e la società civile nel tentativo di progettare la Rimini dei prossimi venti anni.
Partendo dal riconoscimento di una antropologia positiva alla base della socialità si vuole approfondire alcuni punti cardine e vari strumenti per l’affermarsi di una governance locale sussidiaria nel territorio riminese.
PROGRAMMA
Sabato 16 maggio 2009
“La gestione del territorio come risorsa”
Maurizio Bellucci – La vision: lo sviluppo di Rimini.
Riccardo Cola – La pianificazione urbanistica del Comune di Rimini in una prospettiva sussidiaria
Giorgio Forlani – Il territorio come risorsa economica.
D’Angelo Federico (Felix) – La pianificazione territoriale sussidiaria
Roberto Mingucci – Il contributo della CDO all’elaborazione del Piano strategico riminese.
Sabato 30 maggio 2009
“Verso l’affermazione di un Welfare sussidiario”
Rosati Davide – Strumenti per l’affermarsi di una governance locale sussidiaria nella gestione dei servizi alla persona
Daniele Celli – Le opere educative dagli asili nido all’Università.
Gianluca Conti – Il bisogno del lavoro: dal Centro di Solidarietà alla Piazza dei Mestieri
Matteo Lessi – Lo sviluppo della cultura ed il rapporto con le istituzioni
Sandro Ricci – Il contributo della Fondazione Meeting all’elaborazione del Piano strategico riminese
- Coordinatore e moderatore dei laboratori: Bruno Angelini
- Direzione organizzativa: Davide Rosati
I laboratori si terranno dalle ore 10.00 alle ore 13.00
presso la sede della Compagnia delle Opere, via XX Settembre, 122 - RIMINI
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Festa del 25 aprile: Nazione-Stato-Popolo italiano
A proposito dell’idea di Nazione, di Stato e di Popolo. Grassetto e corsivo aggiunti.
Ateismo e religiosità dopo il 1945
Mistica sacrificale
“La fine della seconda guerra mondiale segna, in Europa, il declino della fase “calda” dell’era della secolarizzazione, quella contrassegnata dalla mistica del popolo, del sangue, della razza, dello Stato, della nazione. È la mistica «sacrificale» del neopaganesimo nazista e anche del fascismo, per il quale la persona singola doveva immolarsi per il tutto sociale e politico, integralmente, senza riserve.
I signori della macchina statale
Come scriveva Romano Guardini in uno splendido saggio del 1946: «In quanto il tentativo riuscì, la convinzione cristiana del valore imprescindibile della persona e la pietà del rapporto individuale con Dio furono sostituiti e rimossi da una religiosità, il. cui senso stava esclusivamente nei contesti di stirpe e popolo -i quali, dato lo sradicamento d’ogni resistenza della coscienza, furono abbandonati disarmati ai signori della macchina statale». I nazisti non si erano limitati a osteggiare e perseguitare la religione. Miravano a sostituire la fede cristiana a partire da una politica “totale” che diveniva essa stessa religione.
Per questo, secondo Guardini, «i tiranni dell’epoca da poco trascorsa, per fondare la loro potenza in modo definitivamente religioso, hanno risvegliato quel “nucleo di significato”, posto nella compagine fondamentale dell’anima, ma fatto vagante senza una sede e un oggetto, e gli hanno dato una forma, che poteva avere solo il senso di estinguere Cristo [...] e riporre di nuovo al suo posto un salvatore intramondano».
Nichilismo e moda esistenzialista
I nazisti si erano impadroniti dell’anima “religiosa” del popolo tedesco per realizzare una “nuova fede”, alternativa ed al contempo, sostitutiva rispetto a quella cristiana. Tutto questo doveva tramontare con la sconfitta e la catastrofe della guerra. L’Europa del post-1945 respira la disillusione verso il tempo dei «miti», il periodo infuocato che era seguito alla prima guerra mondiale. Un’ondata di disincanto, un vento gelido attraversava le coscienze. Ne è documento la moda esistenzialista che segna, in profondità, il clima di quegli anni. «Ogni realtà umana è una passione,» scrive Sartre «in quanto progetta di perdersi per fondare l’essere e per costituire contemporaneamente [...] l’Ens causa sui, che le religioni chiamano Dio. Così la passione dell’uomo è l’inverso di quella di Cristo, perché l’uomo si perde in quanto uomo perché Dio nasca. Ma ì’idea di Dio è contraddittoria e ci perdiamo inutilmente; l’uomo è una passione inutile».
Il marxismo
La passione «religiosa» è una passione inutile: non c’è alcun Dio che ci attende, né in cielo, né in terra. Al nichilismo esistenzialista rispondeva il marxismo, divenuto influente in Francia e in Italia grazie al fascino e al successo bellico della Russia staliniana. Avverso all’esistenzialismo, in quanto filosofia del mondo borghese, decadente, il marxismo era solidale con esso nell’ostilità verso il cattolicesimo.
Ateismo comunista e la scienza, l’industria e la tecnica
L’ateismo comunista rappresentava il paradosso di una contro religione che diveniva religione per poter abolire la domanda religiosa. Diversamente dal nazismo, però, la sua giustificazione si richiamava alla scienza – il materialismo storico-dialettico -, non al mito. L’ateismo militante era un ateismo “scientifico” che si inscriveva nella tendenza generale della cultura, destinata ad accentuarsi negli anni Cinquanta: quella neoilluminista per la quale la dimensione religiosa, propria del passato dell’umanità, era destinata a dissolversi con l’avvento della tecnologia e del progresso. L’uomo non è naturalieter “religioso”, lo è solo storicamente in ragione della sua dipendenza dalla natura. Industria e tecnica, liberando dai condizionamenti naturali, emancipano l’uomo dal bisogno religioso di un Dio protettore.
Dibattito sul senso religioso
Questo plafond concettuale, che sarà dietro alle teorie della secolarizzazione degli anni Sessanta-Settanta, spiega il contesto in cui si inserisce il dibattito sul “senso religioso” negli anni Cinquanta. Non si tratta di un mero dibattito culturale, ma di una riflessione teologica e politica che, da parte cristiana, si opponeva all’idea dell’homo faber, unidimensionale, per la quale la prospettiva religiosa era cosa del clero e dell’umanità “debole”: vecchi, donne e bambini.”
G.B. Montini, L. Giussani, (2008), “Sul senso religioso”, RCS libri - BUR, Milano, pagg. 7-9.