La Settimana Santa…… un cammino verso la Pasqua

La Settimana Santa……. un cammino verso la Pasqua.

“Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio” (19,31-33)

Il sinedrio, che rappresentava sulla terra il giudizio di Dio, ha considerato tale pretesa come una bestemmia e quindi ha condannato Gesù a morte.….Il giudizio definitivo di Dio non coincide con quello formulato dal tribunale supremo ebraico. Il vero giudizio di Dio,quindi, non ha avuto luogo la notte del venerdì, bensì la mattina della domenica. In altre parole, Dio ha confermato la pretesa divina che Gesù ha manifestato durante il suo ministero pubblico….

Il toccante libro di Giovanna Parravicini, “Liberi”, recentemente edito da Rizzoli – inconsueta galleria di ritratti di nove protagonisti della Russia novecentesca, storie di grandi uomini, di luminosi testimoni della Fede, di martiri catacombali ci introduce al riaccadere nel popolo cristriano e nella Chiesa dei Misteri Pasquali.

“Il bello non è una categoria estetica. La bellezza è una categoria metafisica, spirituale. E’ la condizione suprema dell’essere, il supremo realizzarsi dell’esistenza e non semplicemente un suo aspetto, uno dei tanti….La bellezza ci si è rilevata appunto come una realtà metafisica suprema sul monte Tabor…E’ il rivelarsi della Bellezza, della Gloria divina, che in quell’istante rifulse al mondo intero, pur restando, in modo misterioso, nascosto, in questo mondo fino alla fine dei tempi. Dostoevskij ha detto che la bellezza salverà il mondo…Marija Veniaminovna ripeteva spesso queste parole. Sapeva, con tutto il suo essere credeva e sapeva che è così, che questa è la verità, perché la bellezza è l’energia di Dio, è l’energia della gloria di Dio, è la gloria dell’energia di Dio che trasfigura il mondo …La percezione della bellezza è sempre uno squarcio che si apre su un altro mondo, su un’altra realtà più grande, sul mondo della realtà, della grazia di Dio. E’ tutta la vita di Marija Veniaminovna, dedicata alla bellezza, è stata tesa a questo.” Così il suo parroco, padre Vsevolod Spiller, avrebbe sintetizzato il 24 novembre 1970, al suo funerale, ciò di cui era vissuta.

Nella prigione di Magdan, piena fino all’inverosimile, regna la disperazione. Evgenija si prepara alla morte, passando in rassegna “..i dolori, le sventure, le offese subite. E tutte le mie grandi colpe. Recitavo mentalmente le preghiere cattoliche in tedesco che Anton mi aveva insegnato e, per la prima volta nella mia vita, pensai alla Chiesa come a un rifugio. Come doveva essere confortante entrare in un tempio, appoggiare la fronte contro una colonna, fresca e liscia, e avvertire, benché intorno a noi non ci fosse nessuno, una mano invisibile posarsi sulla nostra testa.

Tu solo sai quanto sono stanca, Signore…”. Evgenija Ginzburg

Auguri di una Santa Pasqua 2009