Bruno Angelini » Archive of 'Apr, 2009'

La tentazione di una mentalità di potere …………

La tentazione di una mentalità di potere ………….

“Se Dio non esiste, tutto è permesso” (Dostoevskij)

“Tutti, anche i più premurosi verso la propria incolumità, finiscono nella gabbia della pensione, tutti prima o poi si scoprono cornuti, tutti finiscono con una badante polacca. Perché crepare di depressione cercando un lavoro che fa boccheggiare, perché finire in un part-time a rispondere al telefono? Diventare imprenditore. Ma vero. Capace di commerciare con tutto e di fare affari col nulla. Ernst Junger direbbe che la grandezza è esposta alla tempesta. La stesso ripeterebbero i boss, gli imprenditori di camorra. Essere il centro di ogni azione, il centro di potere. Usare tutto come mezzo e se stessi come fine. Chi dice che è amorale, che non può esserci vita senza etica, che l’economia possiede dei limiti e delle regole da seguire, è soltanto colui che non è riuscito a comandare, che è stato sconfitto dal mercato. L’etica è il limite del perdente, la protezione dello sconfitto, la giustificazione morale per coloro che non sono riusciti a giocarsi tutto e vincere ogni cosa. La legge ha i suoi codici stabiliti, ma non la giustizia che è altro. La giustizia è un principio astratto che coinvolge tutti, passibile a seconda di come lo si interpreta di assolvere o condannare ogni essere umano: colpevoli i ministri, colpevoli i papi, colpevoli i santi e gli eretici, colpevoli i rivoluzionari e i reazionari. Colpevoli tutti di avere tradito, ucciso, sbagliato. Colpevoli di esser stati superati e sconfitti. Colpevoli tutti dinnanzi al tribunale universale della morale storica e assolti da quello della necessità. Giustizia e ingiustizia hanno un significato solo se considerate nel concreto. Di vittoria o sconfitta, di atto fatto o subito. Se qualcuno ti offende, se ti tratta male, sta commettendo un’ingiustizia, se invece di riserva un trattamento di favore ti fa giustizia. Osservando i poteri del clan bisogna fermarsi a questi calibri. A queste maglie di giudizio. Bastano. Devono bastare. E’ questa l’unica forma reale di valutazione della giustizia. Il resto è solo religione e confessionale. L’imperativo economico è foggiato da questa logica. Non sono gli affari che i camorristi inseguono, sono gli affari che inseguono i camorristi. La logica dell’imprenditoria criminale, il pensiero dei boss coincide con il più spinto neoliberismo. Le regole dettate, le regole imposte, sono quelle degli affari, del profitto, della vittoria su ogni concorrente. Il resto vale zero. Il resto non esiste. Poter decidere della vita e della morte di tutti, poter promuovere un prodotto, monopolizzare una fetta di mercato, investire in settori d’avanguardia, è un potere che si paga con il carcere o con la vita.

Avere potere per dieci anni, per un anno, per un’ora. Non importa la durata: vivere, comandare per davvero, questo conta…………..

‘Tutti quelli che conosco o sono morti o sono in galera. Io voglio diventare un boss. Voglio avere supermercati, negozi, fabbriche, voglio avere donne. Voglio tre macchine, voglio che quando entro in un negozio mi devono rispettare, voglio avere magazzini in tutto il mondo. E poi voglio morire. Ma come muore uno vero, uno che comanda veramente. Voglio morire ammazzato.’ (da una lettera di un ragazzino rinchiuso in un carcere minorile)…………….

Questo è il nuovo tempo scandito dagli imprenditori criminali. Questa è la nuova potenza dell’economia. Dominarla, a costo di ogni cosa. Il potere prima di ogni cosa. La vittoria economica più preziosa della vita. Della vita di chiunque e persino della propria.”

Roberto Savino, (2006), “Gomorra- Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra”, Mondadori, Milano, pagg. 127-129.

Pasqua 2009: “sotto questa croce è possibile cantare l’inno pasquale della Chiesa d’Oriente….”

Pasqua 2009: “sotto questa croce è possibile
cantare l’inno pasquale della Chiesa d’Oriente….”

La meta del nostro pellegrinaggio non è un santuario “tradizionale” ma un luogo su cui grava l’ombra sinistra di un eccidio di proporzioni gigantesche: a Butovo, nei boschi alla periferia sud di Mosca, oltre il grande anello della tangenziale che segna il perimetro urbano, nel 1937-38 vennero fucilate oltre ventimila persone delle più diverse età, estrazioni sociali, nazionalità e concezioni politiche e religiose. Tutte finite insieme nel “tritacarne”……

E’ difficile non essere sopraffatti dall’orrore, ascoltando i tragici risvolti della loro storia. E Lidija Golovkova, che ci accompagna in questo pellegrinaggio insieme all’arcivescovo di Mosca, monsignor Pezzi, non ha fretta di giungere ad una facile catarsi, che anestetizzi e cancelli le domande che urgono dentro.

Come potevano continuare a vivere i carnefici, gli aguzzini, con questo segreto che si portavano dentro? Avevano tutti delle famiglie…Dopo aver fatto quel che avevano fatto qui, come potevano tornare a casa alla sera, carezzare i loro bambini, abbracciare le loro mogli, sedersi a tavola, prendere in mano il pane?

La risposta – non per loro, che in gran parte sono stati poi travolti dalla macchina della morte, ma per noi, qui e oggi – è ciò che chiediamo in primo luogo con questo pellegrinaggio: è lo sguardo di un Uomo che ha abbracciato la croce per donarci la vita, per restituirci alla nostra umanità.

Che altro significato avrebbe il lungo itinerario compiuto qualche mese fa da un gruppo di fedeli ortodossi tra cui la stessa Golovkova, portando fin qui la gigantesca croce dal monastero-lager delle Solovki, nel Nord della Russia, attraverso la rete di navigazione fluviale costruita per la maggior parte dai detenuti?

Sotto questa croce, tra la distesa delle fosse comuni, è possibile cantare l’inno pasquale della Chiesa d’Oriente:

‘Cristo è risorto dai morti,

con la morte ha calpestato la morte

ed a donato la vita a quanti erano nel sepolcro!’.

Questi poveri morti ora Lo vedono ed esultano, ma anche noi Lo intravvediamo, negli occhi stupiti e grati di Lidija che ci guarda cantare, nelle nostre facce livide di freddo ma comprese della solennità di questo istante, in cui cielo e terra si uniscono.”

Giovanna Parravicini, (2009) “Liberi - Storie e testimonianze dalla Russia”, Rizzoli, pagg. 141-143.

Auguri di una Santa Pasqua 2009

La Settimana Santa…… un cammino verso la Pasqua

La Settimana Santa……. un cammino verso la Pasqua.

“Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio” (19,31-33)

Il sinedrio, che rappresentava sulla terra il giudizio di Dio, ha considerato tale pretesa come una bestemmia e quindi ha condannato Gesù a morte.….Il giudizio definitivo di Dio non coincide con quello formulato dal tribunale supremo ebraico. Il vero giudizio di Dio,quindi, non ha avuto luogo la notte del venerdì, bensì la mattina della domenica. In altre parole, Dio ha confermato la pretesa divina che Gesù ha manifestato durante il suo ministero pubblico….

Il toccante libro di Giovanna Parravicini, “Liberi”, recentemente edito da Rizzoli – inconsueta galleria di ritratti di nove protagonisti della Russia novecentesca, storie di grandi uomini, di luminosi testimoni della Fede, di martiri catacombali ci introduce al riaccadere nel popolo cristriano e nella Chiesa dei Misteri Pasquali.

“Il bello non è una categoria estetica. La bellezza è una categoria metafisica, spirituale. E’ la condizione suprema dell’essere, il supremo realizzarsi dell’esistenza e non semplicemente un suo aspetto, uno dei tanti….La bellezza ci si è rilevata appunto come una realtà metafisica suprema sul monte Tabor…E’ il rivelarsi della Bellezza, della Gloria divina, che in quell’istante rifulse al mondo intero, pur restando, in modo misterioso, nascosto, in questo mondo fino alla fine dei tempi. Dostoevskij ha detto che la bellezza salverà il mondo…Marija Veniaminovna ripeteva spesso queste parole. Sapeva, con tutto il suo essere credeva e sapeva che è così, che questa è la verità, perché la bellezza è l’energia di Dio, è l’energia della gloria di Dio, è la gloria dell’energia di Dio che trasfigura il mondo …La percezione della bellezza è sempre uno squarcio che si apre su un altro mondo, su un’altra realtà più grande, sul mondo della realtà, della grazia di Dio. E’ tutta la vita di Marija Veniaminovna, dedicata alla bellezza, è stata tesa a questo.” Così il suo parroco, padre Vsevolod Spiller, avrebbe sintetizzato il 24 novembre 1970, al suo funerale, ciò di cui era vissuta.

Nella prigione di Magdan, piena fino all’inverosimile, regna la disperazione. Evgenija si prepara alla morte, passando in rassegna “..i dolori, le sventure, le offese subite. E tutte le mie grandi colpe. Recitavo mentalmente le preghiere cattoliche in tedesco che Anton mi aveva insegnato e, per la prima volta nella mia vita, pensai alla Chiesa come a un rifugio. Come doveva essere confortante entrare in un tempio, appoggiare la fronte contro una colonna, fresca e liscia, e avvertire, benché intorno a noi non ci fosse nessuno, una mano invisibile posarsi sulla nostra testa.

Tu solo sai quanto sono stanca, Signore…”. Evgenija Ginzburg

Auguri di una Santa Pasqua 2009