“L’ossessione burocratica ………….”
L’ossessione burocratica………………
Traggo dal libro di Piero Ostellino “Lo stato canaglia. Come la cattiva politica continua a soffocare l’Italia”. edizioni Rizzoli, a cui rimando per un approfondimento, alcuni spunti di analisi sulla realtà dello Stato e della Pa in generale. In grassetto e corsivo le mie sottolineature.
Ruolo delle leggi e dei regolamenti
“Dove non c’è legge non c’è liberta” ha scritto Locke. Ma se leggi e regolamenti sono troppi – e a prevalere è l’arbitro della legislazione sull’università e l’impersonalità del diritto – il cittadino non gode più della libertà politica, perché le sue libertà si riducono, e lo Stato diventa dispotico. Negli Stati totalitari – dove leggi e regolamenti sono tanti – tutto è vietato tranne ciò che è espressamente consentito; nelle società aperte (dove leggi e regolamenti sono pochi) tutto è consentito tranne ciò che è espressamente vietato. Insomma: troppe leggi e regolamenti uccidono, le libertà. “La burocrazia è il dispotismo dell’inerzia” ha scritto Emilie de Girardin. (pag. 86)
Servizi e beni pubblici
Per il pensiero totalitario è il settore pubblico che produce beni pubblici. Esso non distingue fra servizio pubblico – prestato dalla pubblica amministrazione – e beni pubblici, che rispondono alla domanda del consumatore; li confonde, li assimila e, per fornire l’uno e produrre gli altri, aumenta le tasse. Ma in una società aperta non c’è distinzione fra settore pubblico e privato nella produzione di beni pubblici, che possono essere prodotti dall’uno o dall’altro”. (pag. 89)
La legislazione come strumento organizzativo
Lo Stato non c’è dove dovrebbe esserci – garantire la sicurezza, la legalità, la giustizia, l’istruzione – e c’è dove non deve, producendo illegalità, divieti vincoli, sanzioni illegittime. Da noi la legislazione non fissa solo norme di condotta; è anche strumento organizzativo. Vuole modellare l’uomo. Lo vuole nuovo, migliore di quello che è. Ma l’enorme produzione di leggi vanifica la certezza dei diritto e paralizza la società”. (pag. 99)
Il principio di responsabilità
“….Sapete perché le rotonde agli incroci, al posto dei semafori, sono arrivate in Italia con vent’anni di ritardo; c’è chi vi si è opposto e ancora oggi molti non sanno che fare quando ne incontrano una? Perché la rotonda incarna il principio di responsabilità (l’automobilista di autogestisce), mentre il semaforo incarna il principio di autorità (è lo Stato che dice che fare). Non è vero che è difficile governare gli italiani. Basta subissarli di divieti che li sollevino dalle loro responsabilità. (p. 104)
Una via d’uscita
Quelle che bisogna eliminare sono le leggi utili, utilissime al governo politico centrale e a quello amministrativo degli enti periferici per giustificare, nel migliore dei casi – secondo la definizione weberiana – la propria stessa esistenza; nel peggiore, per ricavarne vantaggi in termini di potere o addirittura pecuniari………………Sarebbe ora che si prendesse atto che la sola e vera questione morale sono la carenza di cultura liberale, o semplicemente civica, di una classe politica che non si sa se sia più incompetente o più truffaldina, ovvero entrambe le cose, cioè inconcludente e cialtrona; il gigantismo dello Stato; la complessità amministrativa e normativa che alimenta parassitismo e clientele; la produzione di beni e servizi da parte della mano pubblica anziché da parte privata; la funzione allocativa e redistributiva delle risorse affidate alle leggi invece che al mercato; la rendita di posizione della burocrazia, centrale e periferica, e dello stesso ceto politico”..(pag. 114)
Leave a comment