“Lo Stato canaglia….”
Lo Stato canaglia…………
Traggo dal libro di Piero Ostellino “Lo stato canaglia. Come la cattiva politica continua a soffocare l’Italia”. edizioni Rizzoli, a cui rimando per un approfondimento, alcuni spunti di analisi sulla realtà dello Stato e della Pa in generale. In grassetto e corsivo le mie sottolineature.
Quale paese ?
a pag. 7 Ostellino fotografa una realtà impietosa: «Un Paese paralizzato da un numero spropositato di leggi e regolamenti; soffocato da una cultura burocratica invasiva e ottusa; gestito da una pubblica amministrazione pletorica, costosa e inefficiente e, non di rado, corrotta; vessato da un sistema fiscale punitivo per chi paga le tesse e distratto nei confronti di chi le paga; prigioniero di corporazioni e interessi clientelari; nella mani, da Roma in giù, dalla criminalità organizzata. Un Paese in inarrestabile declino culturale, politico, economico, che non è ancora precipitato agli ultimi gradini tra i Paesi industrializzati dell’Occidente solo grazie allo spirito di iniziativa e alla proiezione internazionale della media e piccola imprenditoria. Questa è l’Italia oggi»
Rapporto cittadini/Stato
Pag 10 : il libro vuole essere “la denuncia dell’invasività della sfera pubblica nella sfera privata. La descrizione di come la nostra politica non sia più, e da tempo, ammesso che lo sia mai stata, al servizio dei cittadini, ma li abbia posti al proprio servizio. Dello ‘Stato canaglia’”.
Quale Stato?
Il vero problema, che Ostellino coglie è quello di come è stata approvata la nostra Costituzione: «È figlia di un compromesso fra le due Resistenze, quella totalitaria (comunista) e quella democratica (liberale, cattolica, socialista, repubblicana) che si batterono contro il nazifascismo. La Resistenza totalitaria che durante la guerra di liberazione ha ammazzato, oltre ai fascisti, anche i partigiani di quella democratica, e dopo la fine della guerra cittadini innocenti in nome della lotta di classe e nella prospettiva dell’instaurazione nel nostro paese di un regime di tipo sovietico. La Resistenza democratica che si proponeva di abbattere il fascismo per portare l’Italia nell’alveo delle democrazie liberali dell’Occidente capitalista».
“Non occorre essere marxisti per sapere che lo Stato non è neutrale, ma è il braccio armato degli interessi di chi ne detiene il controllo, se non è controbilanciato da principi e interessi alternativi, fra loro in libera competizione. E’ sufficiente essere liberali”.
Nesso causale fra la natura dello Stato e le inefficienze
“Nel libro La Casta i due autori (Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella) hanno collezionato un’infinità di esempi di sprechi, inefficienze, privilegi, genericamente attribuibili alla Casta, e fin qui tutto bene. Ma – da buoni cronisti, costituzionalmente poco inclini all’interpretazione “sistemica” dei dati, che è, invece, l’oggetto di studio del politologo, dell’analista del politologo, dell’analista politico – non hanno fatto l’ulteriore passo avanti. Non dicono quale sia il “nesso causale” , il rapporto fra causa – la natura dello Stato e la cultura della sua classe dirigente – ed effetto (gli sprechi, le inefficienza, i privilegi). Così, il libro è diventato la Bibbia del qualunquismo e del populismo militanti, l’arma polemica da brandire contro la politica, “sporca” per definizione. Alimento per l’antipolitica” pag. 14
“La Casta è lo Stato stesso; Stato ipertrofico, invasivo; Stato della spesa pubblica e delle tasse elevate; Stato razionalmente consapevole del proprio ruolo e determinato ad imporlo. ‘Stato canaglia’ che, attraverso i rappresentanti del popolo al governo, quale ne sia il colore, utilizza l’eccesso di potere di cui dispone per estorcere quanta più ricchezza può al popolo. E distribuirla, sotto forma di benefici personali (pur sempre la parte minore), alla classe politica di governo e degli enti locali, nonché agli alti dirigenti della pubblica amministrazione; e, per la parte maggiore, sotto forma di facilitazioni – dalle tariffe dei servizi pubblici dati in concessione ai sussidi più o meno occulti – alle corporazioni con le quali è collusa; nonché, infine, sotto forma di assistenzialismo, alla fetta della popolazione della quale chi governa vuole garantirsi il consenso”. (pag. 15)
Quale via d’uscita?
“Lo Stato, “questo” Stato, ipertrofico, invasivo, predatore, che si è venuto sviluppando nel corso di duecento anni e, pur con diverse gradazioni in tutto il mondo democratico, non è la soluzione. E’ il problema.”
La soluzione è una bella cura dimagrante dello Stato………Non nella prospettiva della sua scomparsa ….Ma nella prospettiva di una riduzione del suo ruolo e della sua presenza, di una forte deregolamentazione e di una liberale ridefinizione delle sue funzioni che ne riducano i poteri e ripristinino il primato dell’autonomia della società civile e dell’individuo”. (pag. 16)
Che piaccia o no, una coda del passato – da Platone a Hegel, da Marx a Lenin, da Gentile a Mussolini – rimane nell’inconscio collettivo degli italiani.
Ciò spiega perché siamo, antropologicamente un popolo di sudditi, non di cittadini. Incapaci di tradurre le nostre reazioni agli sprechi, alle inefficienze, ai privilegi, non dico in azione, ma neppure in pensiero politico…….La contraddizione culturale: ci aspettiamo troppo dalla politica e poi ci lamentiamo dei suoi costi. La carenza di senso civico: sopportiamo la violenza dello Stato (più in generale, dei poteri pubblici) anche nella sfera delle nostre libertà individuali, nella convinzione di poterla compensare col soddisfacimento delle nostre aspettative – comprese quelle che la politica non potrebbe soddisfare per via istituzionale – attraverso i sentieri della parentela e della clientela.” (pag 18)