Comunità cittadina o amministrazione della città?
Comunità cittadina o amministrazione della città? A proposito di piano strategico.
Propongo una interessante riflessione a proposito dell’idea di comunità cittadina, tratta da un libri di Luigino Bruni, (2007), “La ferita dell’altro. Economia e relazioni umane”, Edizione Il Margine, Trento, pag. 194.
“Tutte le comunità umane - di lavoro, politiche, condominiali, familiari - sono luoghi di vita e di morte, di benedizione e di ferita.
Sono convinto che una buona convivenza si giochi sulla capacità di saper individuare il punto critico delle mediazioni (dello Stato e del mercato, in particolare): nessuna città potrebbe funzionare senza regole e contratti, senza giustizia, che è la grande mediazione e la indispensabile terzietà di cui ogni convivenza civile e democratica ha un bisogno vitale.
Ma se l’estensione dei contratti e dei limiti all’incontro personale supera un punto critico, la vita in comune si intristisce: se per evitare i conflitti disegnamo regolamenti condominiali, luoghi di lavoro, città che ci impediscono di incrociarci nei corridoi, nelle scale, nei luoghi comuni, nelle piazze (è preoccupante la diminuzione di luoghi comuni nelle nostre città), il rimedio allora diventa molto peggiore del male.
Una buona politica, per esempio, è quella che sa mediare la reciprocità ma senza impedire, per paura, che le persone si incontrino, altrimenti si perde ‘l’abbraccio’ dell’altro. E senza abbracci si muore”.