Beni relazionali e felicità pubblica
Beni relazionali e felicità pubblica.
Con l’intento di provocare alcune ulteriori riflessioni in merito alla così citata “economia dell’esperienza” mi permetto di sottolineare alcuni passaggi tratti dal documento elaborato dal prof. Zamagni, al quale rimando per un approfondimento, pubblicato sul sito di “Rimini Venture 2017:
http://www.riminiventure.it/binary/rimini_venture/documenti/felicita_ed_economia.1227801860.pdf
A proposito di ben-essere della persona:
“Ha scritto Romano Guardini in un famoso saggio: “La persona umana non può comprendersi come chiusa in sé stessa, perché essa esiste nella forma di una relazione. Seppure la persona non nasca dall’incontro è certo che si attua solo nell’incontro” (1964; p.90).”
“E’ ormai ampiamente ammesso che lo star-bene (well-being) delle persone dipende non solamente dal soddisfacimento dei bisogni materiali, ma anche da quello dei bisogni relazionali. Eppure le nostre economie dell’Occidente avanzato sono diventate “macchine” straordinariamente efficienti per soddisfare l’ampia gamma dei bisogni materiali, ma non altrettanto si può dire di esse per quanto attiene i bisogni relazionali.” (pag. 3)
Beni relazionali
Cosa precisamente sono i beni relazionali? In verità, ci troviamo di fronte ad un concetto ancora molto poco usato in economia e quindi ancora avvolto da non poche zone d’ombra. Esso ha una storia recente, essendo stato introdotto, indipendentemente, da Benedetto Gui (1987) e Carole Uhlaner, la quale li ha definiti come beni “che possono essere posseduti solo attraverso intese reciproche che vengono in essere dopo appropriate azioni congiunte intraprese da una persona e da altre non arbitrarie” (1989, 254).
Chi sono i soggetti sociali che formano ed educano alla relazionalità nella nostra città?
“Le nostre società hanno bisogno di far posto crescente all’intervento di soggetti che fanno della relazionalità il loro modus operandi.” (pag. 4)
Per un sistema turistico efficiente ed efficacemente orientato al ben-essere ed alla felicità delle persone sperimentabili.
“Il punto importante da tenere presente, infatti, è che utilità e felicità non sono coestensive, non si coimplicano. Perché l’utilità è la proprietà della relazione tra l’essere umano e la cosa (i beni, i servizi sono utili); la felicità, invece, è la proprietà della relazione tra persona a persona. Il tradimento dell’individualismo sta tutto qui: nel far credere che per essere felici basti aumentare l’utilità e dunque il consumo di beni. Eppure, mentre si può essere dei massimizzatori di utilità in solitudine, per essere felici bisogna essere almeno in due.” (pag. 23)
“Il restringimento del tempo dell’esperienza, cioè la riduzione delle occasioni per fare esperienza di consumo. E’ in ciò l’origine di una forma nuova di sindrome patologica, quella dell’aspettativa: mentre l’orizzonte delle aspettative di innovazione si dilata, grazie all’accelerazione impressa dal fatto delle nuove tecnologie, la possibilità di fare esperienze significative si riducono, perché la società dell’urgenza obbliga tutti a vivere “il tempo della fretta”. Costantemente protesi verso il futuro, siamo incapaci di goderci il presente.” (pag. 17)
Tempo di lavoro ricreativo e di riposo costruttivo: incontri che incrementino le relazioni.
“Il fenomeno, relativamente recente, che affligge le nostre società di oggi è la crescente diminuzione di beni relazionali, nei quali - è la relazione stessa che si instaura tra due o più persone ad essere fonte di soddisfazione. E la relazione si nutre necessariamente di tempo. Si consideri l’amicizia, tipico esempio di bene relazionale. Beni e denaro possono o meno giocare un ruolo in una relazione di amicizia, ma la condivisione del tempo è sempre necessaria.”(pag. 18)