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Il piano strategico: strumento di governance

Mercoledì 19 novembre si è svolto a Rimini un seminario per l’avvio dell’attività dei Gruppi di Lavoro  che porterà entro febbraio 2009 alla elaborazione del Piano Strategico.

Nell’ottica di un ripensamento del rapporto fra lo Stato e la società civile e di una nuova idea di governance mi sembrano interessanti alcuni spunti di indirizzo  proposti nel documento elaborato dal Comitato scientifico composto da autorevoli protagonisti del mondo accademico e professionale: Arch. Prof.ssa Felicia Bottino (coordinatrice), Prof. Giuseppe De Rita, Prof.ssa Marcella Gola, Prof. Stefano Zamagni.

Nel riportare lo stralcio del documento  mi permetto solo di evidenziare alcuni passaggi:

“Il processo di globalizzazione costringe a “confrontarci” con il resto del mondo e ad assumere per le realtà locali visioni strategiche che sappiano sviluppare al meglio le potenzialità e la creatività delle risorse locali e far fruttare appieno il patrimonio culturale, sociale ed economico che costituisce la complessa identità del territorio riminese.

La scelta del Piano Strategico risponde quindi soprattutto alla necessità di assumere, per uno sviluppo certo e di lunga durata, uno strumento di governance capace di superare i limiti riscontrati nella più diffusa pratica di governo territoriale basata sulla pianificazione ordinaria (dai lunghi tempi di elaborazione) e sulla progettualità quotidiana che, affrontata quasi sempre caso per caso, sfugge alla verifica di un quadro di coerenza e di efficacia.

Se infatti, da un lato, occorre ammettere che la strumentazione urbanistica, anche laddove applicata con rigore, non ha garantito né il controllo del consumo di territorio né quello della rendita immobiliare, senza peraltro produrre gli attesi effetti di qualità urbana e di vivibilità ambientale, dall’altro è ormai comprovato che la stessa strumentazione non è sufficiente a guidare i processi di sviluppo socio-economico imposti oggi dalle trasformazioni in atto.

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Se questi sono i presupposti, non regge più l’impostazione istituzionale dirigistica basata su un rapporto bipolare Comune-Cittadini che deve essere sostituita da un sistema di governo in cui ente locale e società devono interagire secondo predefinite regole per disegnare il futuro della città e per dare ad esso concreta attuazione. La governance con cui si esprime questo nuovo metodo di governo non è dunque compatibile con una concezione dirigistica dell’amministrare e postula invece la versione orizzontale del principio di sussidiarietà.

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Si passa dunque da un rapporto tra istituzioni e cittadini di tipo bipolare e unidirezionale, in cui i cittadini perseguono solo interessi particolari e la Pubblica amministrazione deve curare l’interesse generale, ad uno di tipo multipolare e circolare, in cui lo stesso principio della sussidiarietà costituisce la base teorica del modello di amministrazione condivisa. Ciò consente, attuando un reale e contestuale processo di concertazione e di partecipazione,  di rendere tutti i soggetti-attori della città protagonisti delle scelte del futuro, elevando allo stesso tempo il grado di responsabilità individuale e collettiva sulle scelte che si compiono e sui loro effetti.

La scelta del Piano strategico risponde pienamente a questo nuovo concetto di governance con la duplice consapevolezza che non esiste un modello unico importabile da altre realtà ma che ogni territorio necessita di una elaborazione propria, rispondente alle sue specifiche caratteristiche e che il Piano non si configura come un prodotto definito una tantum bensì come un processo basato sulla interazione tra progettazione e gestione, capace di monitorare e verificare nel tempo l’efficacia delle scelte e integrare le necessarie modificazioni derivanti dalle innovazioni dei processi e delle trasformazioni.”

Rimando per ulteriori approfondimenti direttamente al sito curato dall’Associazione “Rimini Venture 2017″, presieduta da Maurizio Ermeti coordinatore delle fasi di elaborazione del Piano.    http://www.riminiventure.it/

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