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Formare le persone che operano nella PA

Nel contesto della partecipazione ad un convegno promosso da “AIF Pubblica amministrazione” tenutosi a Firenze il 23 ottobre ho “incontrato” un interessante contributo che propongo all’attenzione per promuovere un percorso formativo/educativo che ritengo significativo, urgente ed essenziale per gli operatori  pubblici.

Mi permetto, non me ne voglia l’autore, solo di sottolineare in grassetto alcuni passaggi che ritengo fondamentali per l’impostazione di un serio itinerario educativo e formativo.

“In questo particolare periodo storico per la P.A. del nostro Paese è importante sottolineare come, se è giusto stigmatizzare e perseguire nelle sedi preposte i comportamenti professionali non etici tesi all’utilizzo pernicioso delle garanzie contrattuali previste per la propria posizione lavorativa. È altrettanto importante evitare qualsiasi processo di generalizzazione, a livello impiegatizio che dirigenziale, evidenziando la fondamentale importanza di riconoscere e premiare comportamenti organizzativi, progetti, competenze, professionalità, esperienze, che, essendo il frutto di apprendimenti virtuosi, costituiscono esempi illuminati delle performance di valore che i dipendenti pubblici sono in grado di esprimere nello svolgimento della propria attività.

L’apprendimento è, infatti, un’azione fondamentale per l’individuo, per la sua evoluzione e per la crescita dei contesti in cui è socialmente inserito.

Apprendere rappresenta, anche nella P. A., un processo fortemente correlato con l’esperienza soggettiva e con il proprio modo di relazionarsi con la realtà.

Il fascino dell’apprendere è quindi umanamente elevato e storicamente antico e si riflette anche sui meccanismi che la Persona attiva per imparare ad apprendere in modo efficace, stabile e congruente con i propri valori e la propria identità.

Nella sua conoscenza ulteriore l’uomo sperimenta di essere la principale sorgente causale delle sue azioni creando un nesso profondo tra l’atto e il soggetto che lo produce.

Proprio coloro che apprendono, sia individualmente che in un contesto di gruppo, hanno una posizione di centralità, nel senso che viene favorita e stimolata la loro partecipazione consapevole alle varie esperienze formative.

E la formazione nella P. A. deve rendersi coscientemente responsabile dello sviluppo della Persona intervenendo sull’evoluzione dei comportamenti, sull’affinamento delle capacità espresse, sul riconoscimento dei valori condivisi, sulla ricerca adulta dell’identità.

Riprendendo il pensiero di Emmanuel Mounier e del suo Personalismo sociale è importante sottolineare come la Persona debba essere descritta non come un’astratta entità teorica, ma come una realtà vivente, che si realizza attraverso la relazione, ovvero tramite l’incontro con l’altro, depositario di nuove e differenti conoscenze.

Nasce da qui la duplice dialettica che caratterizza la Persona, quella del radicamento nella storia e quella del superamento dell’esperienza: la Persona è dunque una sorta di albero che affonda le sue radici nella corposa concretezza della terra, ma che, nello stesso tempo, si apre ali’esterno ad una esperienza che la trascende.

La formazione quindi interviene affinché questa crescita sia caratterizzata da una corretta coerenza tra le varie parti della pianta ovvero da un allineamento fra il contesto in cui la Persona agisce, i comportamenti che attua, le capacità che manifesta, i valori e le convinzioni in cui crede e l’identità personal-professionale che esprime.

La Persona pertanto, con la sua struttura cognitiva e con il suo bagaglio esperienziale, diventa il fulcro del processo di apprendimento e  conseguentemente il centro diffusivo delle azioni di cambiamento da sviluppare all’interno delle organizzazioni.”

(Pier Sergio Caltabiano - Presidente Nazionale AIF, Introduzione Ricerca AIF “La formazione nella P.A.- Premio Basile VII Edizione, Firenze, 2008)

Per ulteriori approfondimenti consultare il sito dell’ AIF www.aifonline.it/

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