Bruno Angelini » Archive of 'Ott, 2008'

Formare le persone che operano nella PA

Nel contesto della partecipazione ad un convegno promosso da “AIF Pubblica amministrazione” tenutosi a Firenze il 23 ottobre ho “incontrato” un interessante contributo che propongo all’attenzione per promuovere un percorso formativo/educativo che ritengo significativo, urgente ed essenziale per gli operatori  pubblici.

Mi permetto, non me ne voglia l’autore, solo di sottolineare in grassetto alcuni passaggi che ritengo fondamentali per l’impostazione di un serio itinerario educativo e formativo.

“In questo particolare periodo storico per la P.A. del nostro Paese è importante sottolineare come, se è giusto stigmatizzare e perseguire nelle sedi preposte i comportamenti professionali non etici tesi all’utilizzo pernicioso delle garanzie contrattuali previste per la propria posizione lavorativa. È altrettanto importante evitare qualsiasi processo di generalizzazione, a livello impiegatizio che dirigenziale, evidenziando la fondamentale importanza di riconoscere e premiare comportamenti organizzativi, progetti, competenze, professionalità, esperienze, che, essendo il frutto di apprendimenti virtuosi, costituiscono esempi illuminati delle performance di valore che i dipendenti pubblici sono in grado di esprimere nello svolgimento della propria attività.

L’apprendimento è, infatti, un’azione fondamentale per l’individuo, per la sua evoluzione e per la crescita dei contesti in cui è socialmente inserito.

Apprendere rappresenta, anche nella P. A., un processo fortemente correlato con l’esperienza soggettiva e con il proprio modo di relazionarsi con la realtà.

Il fascino dell’apprendere è quindi umanamente elevato e storicamente antico e si riflette anche sui meccanismi che la Persona attiva per imparare ad apprendere in modo efficace, stabile e congruente con i propri valori e la propria identità.

Nella sua conoscenza ulteriore l’uomo sperimenta di essere la principale sorgente causale delle sue azioni creando un nesso profondo tra l’atto e il soggetto che lo produce.

Proprio coloro che apprendono, sia individualmente che in un contesto di gruppo, hanno una posizione di centralità, nel senso che viene favorita e stimolata la loro partecipazione consapevole alle varie esperienze formative.

E la formazione nella P. A. deve rendersi coscientemente responsabile dello sviluppo della Persona intervenendo sull’evoluzione dei comportamenti, sull’affinamento delle capacità espresse, sul riconoscimento dei valori condivisi, sulla ricerca adulta dell’identità.

Riprendendo il pensiero di Emmanuel Mounier e del suo Personalismo sociale è importante sottolineare come la Persona debba essere descritta non come un’astratta entità teorica, ma come una realtà vivente, che si realizza attraverso la relazione, ovvero tramite l’incontro con l’altro, depositario di nuove e differenti conoscenze.

Nasce da qui la duplice dialettica che caratterizza la Persona, quella del radicamento nella storia e quella del superamento dell’esperienza: la Persona è dunque una sorta di albero che affonda le sue radici nella corposa concretezza della terra, ma che, nello stesso tempo, si apre ali’esterno ad una esperienza che la trascende.

La formazione quindi interviene affinché questa crescita sia caratterizzata da una corretta coerenza tra le varie parti della pianta ovvero da un allineamento fra il contesto in cui la Persona agisce, i comportamenti che attua, le capacità che manifesta, i valori e le convinzioni in cui crede e l’identità personal-professionale che esprime.

La Persona pertanto, con la sua struttura cognitiva e con il suo bagaglio esperienziale, diventa il fulcro del processo di apprendimento e  conseguentemente il centro diffusivo delle azioni di cambiamento da sviluppare all’interno delle organizzazioni.”

(Pier Sergio Caltabiano - Presidente Nazionale AIF, Introduzione Ricerca AIF “La formazione nella P.A.- Premio Basile VII Edizione, Firenze, 2008)

Per ulteriori approfondimenti consultare il sito dell’ AIF www.aifonline.it/

La sussidiarietà fa bene alla P.A.

La sussidiarietà conviene:

¨       Per le libere aggregazioni sociali ed imprenditoriali che sanno dare risposte adeguate ai propri bisogni.

Questo in quanto la società arriva prima dello stato nel rispondere ai bisogni nuovi del benessere, ai bisogni emergenti, alle nuove forme di solidarietà sociale che si sono rivelate più innovative e più adatte ai tempi, nei campi della cultura, della sanità, dell’assistenza, della previdenza. Ma anche della finanza per lo sviluppo.

Infatti solo la capacità creativa della società, cioè l’intraprendenza delle persone e delle loro forme di aggregazione, può ragionevolmente stare al passo coi tempi e inventare nuove risposte, realistiche ed efficaci, al bisogno emergente.

¨      agli amministratori pubblici (ed ai politici) per il fatto che li libera dal dover interpretare la diversità dei bisogni e, quindi, dalla necessità di mediare rischiando di scontentare tutti.

La sussidiarietà è amica del cambiamento. Perché parte dalla libertà in azione degli uomini, che colgono, interpretano e rispondono ai bisogni dell’oggi. L’alternativa? Rispondere al bisogno per via burocratica, dando risposte standardizzate basate sulla ricognizione dei bisogni: di quelli di ieri, per forza di cose. Ecco che lo stato sociale, che dovrebbe essere lo stato del ben-essere, si riduce praticamente a una questione di mal-essere: quali e quanti tagli operare alla spesa sociale, date le risorse.

Attualmente, ad esempio, il modo per finanziare i servizi pubblici consiste nel flusso tassazione/spesa pubblica, già all’origine del dissesto dei conti pubblici e dei numerosi fenomeni di corruzione. Nell’ottica della sussidiarietà sarebbe opportuno introdurre la detassazione, cioè che i cittadini acquistino servizi pubblici direttamente da gestori diversi, statali e non statali, detraendone il relativo costo dalle imposte.

All’origine della rovina dello Stato è facile scoprire l’idea che esso debba interessarsi non dell’uomo intero ma dell’intero uomo, dai capelli alle unghie dei piedi.

¨      ai funzionari pubblici in quanto farebbe crescere il livello dei loro compiti, in modo che se ne possano trarre vantaggi sia a livello professionale che retributivo.

¨      a quei soggetti che per vari motivi non sono in grado di daredelle risposte ai propri bisogni. Se meno compiti gravassero sull’Amministrazione pubblica, questa libererebbe una serie di risorse che consentirebbero di dare una risposta più specifica e intensa a coloro che non sono in grado di darsela autonomamente e il principio di sussidiarietà in senso stretto verrebbe applicato anche a vantaggio di chi è meno attrezzato a dare risposte ai propri bisogni: in altre parole, la sussidiarietà conviene anche alla solidarietà.

Ritengo questo un capitolo importante per sostenere la riforma dello Stato.

Ho inserito due riferimenti di siti (http://www.ilsussidiario.net/news.aspxhttp://www.labsus.org/index.php) che ci permettono di approfondire questo tema: la sussidiarietà verticale e orizzontale fa bene alla PA.

Da ultimo rimando alla pubblicazione dello studio di fattibilità di alcuni servizi sovracomunali dell’Unione dei Comuni della Valconca (RN)

Studio fattibilità servizi unione comuni Valconca

Che tipo quel ministro Brunetta

Piaccia o meno il ministro Brunetta è una personalità interessante.

Energico, determinato, coraggioso, con alcune idee per le quali si spende e si gioca.

La PA e tanti suoi collaboratori non sono abituati a tanto vigore.

Convince la sua preparazione e, guardando Porta a Porta di giovedì 16 ottobre, la sua capacità di commozione nel guardare la messa in onda di luoghi e persone che lo hanno visto crescere.

Grazie per quella espressione di umanità, di alta umanità.

Caro MInistro, impegnarsi per sottrarre dal “fare il nulla” di tanti uomini (uomini dediti alla politica, all’amministrazione, allo spettacolo, all’informazione, allo sport, all’opinionismo, alle “bolle finanziarie” e altre “bolle e balle”,  etc. etc.) è veramente un’avventura impegnativa ma, altrettanto, interessante e meritevole di sacrificio.

In positivo e per una prospettiva di lavoro si potrebbe partire da alcune domande: su quali basi ricostruire il senso del lavoro pubblico? Quale idea di Stato, di società? Quale amministrazione pubblica? Quando un servizio è pubblico: solo ciò che fa lo Stato e la PA è meritevole di attenzione e di promozione? Formare è solo aggiornamento o contemporaneamente educare le persone? quale cultura amministrativa promuovere?

Alcune domande che mi rimandano ad anni di impegno professionale e sociale che, umilmente, ho voluto proporre attraverso questo strumento di incontro.

Rimando ad un articolo di dieci anni fa: quanto mi hanno accompagnato quelle citazioni e quei punti di riferimento ideali (lavoro, persona, società, stato) per gli anni successivi nella mia attività di formazione, consulenza, studio e ricerca.

L'esperienza del lavoro

Riflessioni sull’esperienza

Negli anni di attività lavorativa, professionale e formativa ho incontrato persone, a partire dall’amico Luca Tamassia, che mi hanno colpito e suscitato interesse per l’importanza attribuita all’esperienza personale e comunitaria (comunità di pratiche) quale modalità per l’affermazione di valori, di idee e di modelli istituzionali e per l’introduzione di innovazioni (tecnologiche, organizzative e gestionali) tese al cambiamento del modo d’essere della pubblica amministrazione italiana.
Frequentando queste persone e collaborando attivamente con esse ciò che ha sempre suscitato in me un interesse reale e operativo è stato proprio il fatto che in loro i processi di interpretazione delle norme, di elaborazione di regolamenti o di sviluppo dottrinale erano decisamente orientati all’individuazione di possibili azioni amministrative, organizzative e gestionali da affidare, per la loro attuazione, alla responsabilità personale e professionale degli interlocutori che mano a mano si presentavano.
Fedele a questa impostazione metodologica, caratterizzata appunto dal “partire dall’esperienza personale per incontrare gli altri e sperimentare un’esperienza comune”, impostazione che mi ha accompagnato nell’attività di formazione e di consulenza attuata in questi anni, particolarmente nella pubblica amministrazione, ma che ha anche orientato l’attività di studio, di ricerca e di insegnamento universitario presso l’Università di Urbino, ho ritenuto opportuno attivare questo strumento per approfondire il dialogo con le persone incontrate in ambito professionale e per mettere a disposizione degli studenti che incontro in università un’ulteriore opportunità di riflessione e di approfondimento.
Grato fin d’ora per l’attenzione ed il tempo che vorrete dedicare a questo dialogo ed alla riflessione sull’esperienza personale e comunitaria.