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Luigi Amicone da Tempi 31 agosto 2010
C’è un Sud che vive di inefficienza, clientelismo e spreco sulla pelle dei cittadini e costringe gli ammalati a farsi curare negli ospedali del Nord. Ecco i dati che tracciano una diagnosi impietosa per la sanità del Mezzogiorno
http://www.tempi.it/interni/009680-e-questa-l-italia-unita
Eccola, la questione meridionale
Ed ecco infine le conclusioni che - ammesso e non concesso che le condizioni “politiche” intorno al governo Berlusconi lo consentiranno - dovranno diventare materia di riflessione e di elaborazione dei decreti attuativi in materia di federalismo fiscale.
Esiste una “questione meridionale” in sanità e più in generale nell’area socio assistenziale così sintetizzabile: 1. Disavanzi “strutturali (differenziale assegnazione di risorse-costi) in sanità nelle Regioni Abruzzo, Molise, Lazio, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia attorno ai 4 miliardi di euro l’anno. 2. Per effetto di tali disavanzi la tassazione regionale aggiuntiva (Irap, addizionali Irpef ecc…) ha spesso toccato il massimo consentito e sostenibile dalla collettività sottraendo risorse ai consumi, investimenti in altri settori, sia sul versante privato che pubblico. 3. I piani di rientro monitorati dal tavolo preposto, finora non hanno arginato la spesa e invertito il modello assistenziale ospedalocentrico. 4. Si è reso necessario procedere al commissariamento e sub commissariamento di Abruzzo, Molise, Lazio, Campania e Calabria. 5. Si registra, pertanto, un sostanziale “fallimento” delle politiche sanitarie ed assistenziali delle Regioni citate, incapaci con i mezzi propri di uscire dalla palude dell’immobilismo, del clientelismo, talvolta delle infiltrazioni malavitose. 6. I livelli assistenziali (Lea) non vengono garantiti nonostante la maggiore spesa. Si riscontrano inoltre, episodi crescenti di “malasanità”. 7. Gli investimenti languono per ritardi nei progetti, appalti, percorsi amministrativi. 8. La contabilità del sistema Sud è altamente inaffidabile, idem per i flussi dei dati gestionali di outcome sanitario. Se non si conosce non si governa e tanto meno si programma. La soluzione di tutto ciò, si capisce, non prevede scorciatoie di marca giustizialista. Anzi, c’è da temere, come nel caso del polverone alzato dall’ex pm e ora eurodeputato Luigi De Magistris in Calabria, che l’uso scandalistico delle inchieste al Sud sia utile solo per ottenere il risultato opposto a quello agognato. E cioè l’indignazione e il «bisogna cambiare tutto - come dice il principe Tancredi nel Gattopardo di Tomasi di Lampedusa- per non cambiare nulla». D’altra parte, anche il federalismo fiscale non potrà essere, di per sé, la panacea di tutti i mali. Come spiega a Tempi il professor Luca Antonini, presidente della commissione tecnica varata sotto il governo Berlusconi nel maggio 2009, l’Italia, specialmente il Mezzogiorno, visto lo stato prefallimentare in cui versa, ha oggi bisogno più che mai di un grande piano di educazione dei giovani, di formazione di nuove figure professionali e della selezione di una nuova classe dirigente.
Tremonti e Fitto stanno lavorando a una ricognizione e a una nuova azione che potrà permettere di sbloccare le ingentissime risorse dei fondi Fas oggi ultizzate solo per micro progetti e in gran parte non impegnate. Un vero e proprio piano Marshall che potrà garantire al Mezzogiorno lo sviluppo di quelle infrastrutture di cui ha un vitale bisogno. Opporsi a questo in nome della rivendicazione di un vetero assistenzialismo vuol dire la fine della possibilità di uno sviluppo imprenditoriale del Sud: ormai tra assistenzialismo e imprenditori del Sud, come ha affermato recentemente Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, esiste un vero e proprio pesante conflitto di interessi.
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A lato dell’incontro al Meeting di mercoledì 25 agosto: “DENTRO LA CRISI, OLTRE LA CRISI”
Partecipano: Paolo Scaroni, Amministratore Delegato di Eni; Giulio Tremonti, Ministro dell’Economia e delle Finanze. Introduce Bernhard Scholz, Presidente Compagnia delle Opere
“I tecnici, i tecnologi, i tecnolatri, i tecnofagi, i tecnofili, i tecnocrati, i tecnopani si lamentano di essere incompresi, di essere criticati. Si lamentano dell’ingratitudine di quella gente per la quale lavorano e della quale vogliono la felicità. Non basta loro occupare tutti i posti dell’Amministrazione e dello Stato: avere tutti gli stanziamenti…Non basta accrescere le speranze delle masse annunciando la penicillina o l’automazione…Non basta essere circondati di onori e che sia tra loro che si scelgono i famosi “Saggi” di cui si ha tanto bisogno. Non basta che in ogni luogo e in ogni riunione la loro parola sia legge. Perché essi sono allo stesso tempo coloro che sanno e coloro che agiscono. Non basta loro essere al di là del bene e del male, perché la necessità del progresso non è sottoposta a vere contingenze. Non basta, infine, avere una buona coscienza, sapere che fanno parte della parte giusta, dalla parte della Giustizia e della Felicità, avere davanti un percorso umano perfettamente chiaro e tracciato, senza dubbi, arretramenti, scrupoli, esitazioni né rimorsi. No, tutto ciò non basta. Vogliono ancora una cosa: la palma del martirio e la consacrazione della Virtù trionfante al dragone onnipotente e velenoso“. (J.L. Porquet(2008) “Jaques Ellul, l’uomo che aveva previsto (quasi) tutto”, Jaca Book, Milano, pag. 100)
Aveva ragione Fontolan: “Sarebbe bello lo facessero al prossimo Meeting di Rimini, dove in tanti come tutti gli anni vogliono partecipare: quale migliore opportunità per i Tremonti, i Calderoli, i Letta, i Maroni e tutti gli altri ministri e governatori e sindaci per confrontare con un popolo che ama la “res publica” le loro idee per l’Italia? Vorremmo tornare a respirare un po’ di vecchia, sana politica”. Che tristezza e che senso di responsabilità di adulto, suscitate dall’essere a fianco a una ragazzina, mentre ascoltavamo Tremonti e Scaroni che, come altre centinaia o migliaia di suoi coetanei, era tutta protesa a carpire qualche parola importante per la propria vita. La pagina è restata quasi vuota, solo qualche scarabocchio! Lo spettacolo vero è l’educazione e l’ospitalità del popolo del Meeting. Mi riferisco, pensando all’incontro, in particolare agli amici del Sud e a coloro che operano nella Pubblica Amministrazione.
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Padre Trento - Nella vita ho imparato a domandare
TEMPI - Numero 32/33 - 25 agosto 2010
Siamo abituati a essere come pappagalli, ripetiamo formule, diamo ricette, abbiamo trasformato il cristianesimo in una dottrina, col risultato che per l’uomo moderno ha sempre meno attrattiva. Il cristianesimo è una vita, è la vita, è un Avvenimento, è un incontro che ti cambia l’esistenza. Ma non basta limitarsi all’incontro, è necessario un lavoro personale, possibile sono se viviamo fianco a fianco con Cristo, come i discepoli. E’ un processo lento, che richiede pazienza, fedeltà. Solo col tempo quella che all’inizio era una vibrazione interiore si trasforma in una passione amorevole e definitiva per Cristo. (…)
Un lavoro possibile solo se teniamo sempre aperta la ferita del nostro cuore, se prendiamo sul serio la nostra umanità, se siamo attaccati e appassionati alla realtà. Di recente Cleuza Zerbini mi ha detto: “Se io pretendo di non avere bisogno di nessuno, perché dovrei avere bisogno di Cristo? Per questo mi educo a chiedere, a mendicare, per poter avere sete di Lui. Un esempio. Ogni notte, prima di andare a letto, chiedo a mio marito un bicchiere d’acqua. E non perché stia morendo di sete, ma solo per educare me stessa a domandare. Se non faccio esperienza della necessità umana, non farò mai l’esperienza di Cristo. Come può un uomo obbedire a Cristo, se non obbedisce alla realtà? Io ho bisogno di voi e per questo ha bisogno di Cristo“. (…)
Cristo passa prima di tutto attraverso la cura della propria umanità. Riconoscere le nostre necessità è chiedere. Questa è l’umiltà. Possiamo fare tutto prescindendo da Cristo. Chi trascura la propria umanità non cerca Cristo, ma solo il proprio ego.
Meeting - Edizione 2010
“Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore”
Domenica 22 agosto 2010 - sabato 28 agosto 2010
http://www.meetingrimini.org/default.asp?id=176
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SCENARIO/ Ecco perché un governo tecnico tradisce gli elettori - Lorenza Violini
Il Sussidiario - mercoledì 18 agosto 2010
http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=106889
20/08/2010 - La Costituzione come la campana di Huesca? (bruno angelini)
Con l’espressione “Sarà come la campana di Huesca” gli spagnoli alludono a un avvenimento di cui si fa un gran parlare e il cui epilogo è imprevedibile. Si tratta della leggenda della Campana di Huesca, il cui protagonista è il re Ramiro “Il Monaco”. Si narra che i potenti del reame, siamo nell’Aragona del XII secolo, non erano fedeli al re, così egli chiese consiglio ad un abate del suo monastero per risolvere il problema. L’abate non disse nulla, ma gli mostrò come faceva a tagliare i cavoli più grandi del suo giardino. Il re capì. Convocò i nobili per comunicare che avrebbe realizzato una campana, il cui suono sarebbe stato udito in tutto il regno. Effettivamente il suono della campana risuonò in tutto il paese. I nobili che si recarono a corte furono decapitati, le loro teste vennero poste in circolo e la testa del vescovo di Huesca, quale ribelle più accanito, venne appesa al centro come batocchio. Questo è un tipico esempio di come il potere non esiti a usare anche le cose di Dio (una loquace ma mite campana) o, ciò che è nobile per la Nazione ed il popolo, per raggiungere i suoi scopi.

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AVVENIRE - 14 agosto 2010
Il «di più» di chi crede in Gesù - Morti da cristiani: ricordiamoci perché
No, non dimentichiamoli subito, anche se è agosto, i cristiani “giustiziati” in Afghanistan dai taleban. Stavano dando aiuto generoso e gratuito a degli stranieri sconosciuti solo perché questi ultimi ne avevano - e ne hanno - estremo bisogno. Lo stavano facendo a rischio della propria vita, questi occidentali (dentisti, oculisti, infermieri…) nelle più sperdute contrade afghane. Erano volontari che avevano abbandonato tutto, casa, famiglia, sicurezza, carriera, per darsi agli altri “senza se e senza ma”. Veri cristiani, non controfigure. Come don Santoro, come monsignor Padovese, come l’incessante teoria di credenti in Cristo che vanno arricchendo - anche in questo secolo Ventunesimo - la storia gloriosa di chi ama il prossimo «come se stesso», fino al sacrificio. Facile a dirsi, eroico a farsi. E sono questi gli uomini e le donne di cui il mondo ha maggior bisogno. Essi sono stati (e molti di loro ancora sono) vivi e operanti «in mezzo» a noi, nel nostro «mondo», come sta scritto. E, come sta scritto, il mondo non li ha riconosciuti e non li riconosce.
A pochi giorni dal massacro, la notizia sta già rapidamente sparendo dalle cronache, riprecipitate subito nel pozzo nero delle solite chiacchiere estive, o peggio. Da noi come all’estero, compresi i Paesi d’origine degli assassinati (la cui stampa è sempre così inflessibile quando si tratta di denunciare i “cattivi” cristiani, che pure non mancano).
Cose che accadono ai cristiani veri , quelle appena accadute in Afghanistan, si sa. È “normale”: è questo, in fondo, il retropensiero generale (non escluso quello di non pochi fratelli in Cristo) che sta alla base di quest’indifferenza così diffusa, così offensiva della verità, così dannosa proprio per chi più la pratica. Chiediamoci solo: se a restare vittime di questa barbarie fossero stati, ammesso che possano esistere, dei musulmani, le reazioni sarebbero state altrettanto contenute? Che ne avrebbero detto e scritto non solo al-Jazeera e media arabo-islamici assortiti, ma anche il circo politico-ideologico e mass mediatico del gran mondo politicamente corretto? Come minimo , staremmo ancora qui tutti a ragionare e tremare per le “imprevedibili” ma universalmente considerate “comprensibili ” reazioni dei compagni di fede degli uccisi che risulterebbero inguaribilmente “offesi”.
Certo, stiamo parlando di un’ipotesi remota. È un’evenienza non prevista - né verificabile nella storia antica e presente - l’impegno di volontari musulmani che, senza voler nulla in cambio, offrono medicine, istruzione, cure, cibo e la loro stessa vita per degli stranieri, per persone di un’altra fede religiosa. Non a caso, dal mondo musulmano, anche da quello più aperto, ben poche voci (quasi nessuna) si sono alzate per deplorare questo e altri analoghi massacri, per esprimere solidarietà e partecipazione al dolore delle famiglie e dei Paesi colpiti. Non a caso, non esiste una “Caritas” musulmana, che dà tutto a tutti senza chiedere il certificato di battesimo o altri documenti di identità comune.
Annoto questo, non per riaccendere inutilmente pericolose e sterili rivalità, ma solo per amore di verità. Solo per ricordare, a chi pervicacemente e stupidamente vuole dimenticarlo, l’enorme valore umano e culturale cresciuto grazie a quelle preziose «radici cristiane» che la parte più vuota dell’Occidente si affanna a voler cancellare dalla storia nostra e del mondo intero. Una pulsione follemente in perdita per tutti, senza distinzione.
Gabriella Sartori
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Roberto Fontolan - giovedì 12 agosto 2010
http://www.ilsussidiario.net/News/Editoriale/2010/8/12/Elogio-della-vecchia-politica/105666/
E poi si continua a sostenere che la vecchia politica, altrimenti detta “Prima repubblica”, era peggio. Ma oggi possiamo ricordare con nostalgia le lotte leonine tra Craxi e De Mita, condotte a viso aperto e con vigore ideologico. E la bagarre democristiani-comunisti dei primi anni ‘70 o quella comunisti-socialisti degli anni ‘80. (…)
All’epoca la gestione anche feroce del potere era accompagnata da cultura istituzionale raffinata e da un interesse profondo per le questioni fondamentali di contenuto - si pensi a una Dc lombarda riunita ad ascoltare don Giussani.
Nel passaggio dalla Prima alla Seconda repubblica tutto quel mondo, che certo presentava crepe e scricchiolii, doveva venire soppiantato da un moderno riformismo liberale e dalle sue parole d’ordine: drastica riduzione dello Stato, meno tasse, libertà individuali e imprenditoriali, meritocrazia.
Ma col senno di poi avremmo imparato che il fervore politico di quella fase era l’ultimo lascito del mondo vecchio, non l’alba di quello nuovo, che alla fine non abbiamo ancora visto. Qualche giorno fa, quindici anni dopo quella stagione di rivoluzioni annunciate, Angelo Panebianco sul Corriere della Sera ha posto un tema di nevralgico interesse mettendo a confronto le tre prospettive di sistema che ancora oggi si confrontano confusamente: presidenzialismo, parlamentarismo, federalismo.
Quindici anni dopo, cioè, i nodi non sono sciolti, ed è preoccupante rilevarlo, ma è soprattutto triste notare che nessuno dei nostri leader politici ha ritenuto interessante intervenire sull’argomento, impugnare una riflessione, dichiarare una prospettiva, esprimere una idea di nazione (sembrano troppo presi dalla madre di tutti i regolamenti di conti, a colpi di Dagospia, e dalla corsa alla ricollocazione dei dirigenti Rai).
Sarebbe bello lo facessero al prossimo Meeting di Rimini, dove in tanti come tutti gli anni vogliono partecipare: quale migliore opportunità per i Tremonti, i Calderoli, i Letta, i Maroni e tutti gli altri ministri e governatori e sindaci per confrontare con un popolo che ama la “res publica” le loro idee per l’Italia? Vorremmo tornare a respirare un po’ di vecchia, sana politica.
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Meeting – Edizione 2010 “Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore”
Domenica 22 agosto 2010 – sabato 28 agosto 2010
«Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore»: questo il titolo della prossima edizione della manifestazione, che cercherà di documentare come in ogni uomo sia presente un insopprimibile desiderio di bene, di verità, di giustizia e di bellezza che spinge al lavoro, alla ricerca, alla costruzione della convivenza tra gli uomini.
L’esperienza trentennale della manifestazione testimonia quanto sia attuabile la mission individuata dal “Forum Rimini Venture” per la città di Rimini ed il suo territorio espressa in termini di “Rimini terra d’incontri e delle relazioni” e come ciò possa rappresentare anche il motore di una nuova e stupenda fase di sviluppo economico.
Allo stesso modo nell’esperienza del Meeting risulta sperimentabile la vision proposta individuata nel “porre al centro la persona e le manifestazioni sociali con cui essa si esprime” e come ciò possa essere “in grado di ridefinire il nucleo fondativo di una nuova antropologia della relazione, destinata a cambiare nel profondo il paesaggio umano della città, mettendo in relazione le diverse culture e le diverse visioni con la volontà di armonizzarle in una nuova convivialità delle differenze”.
“Con le sue quasi 800.000 presenze il Meeting di Rimini - che dal 1980 ha luogo ogni anno, in una settimana della seconda metà di agosto - è il festival estivo di incontri, mostre, musica e spettacolo più frequentato del mondo. Si tratta di una realtà unica nel suo genere: una fondazione che da 30 anni si propone di creare occasioni di incontro tra persone di fedi e culture diverse, nella certezza che luoghi di amicizia fra gli uomini possano essere l’inizio della costruzione della pace, della convivenza e del bene comune.(…)
Questa posizione umana e culturale, che ha origine nell’appartenenza all’esperienza cristiana, è stata in questi anni capace di un’apertura testimoniata dalle personalità più significative della scena mondiale .(…)
Al di sopra di ogni diversità, l’esperienza elementare dell’uomo si rivela come il terreno comune per l’incontro e il dialogo. Non il dubbio sull’identità, ma la certezza, spalanca la persona alla scoperta e al riconoscimento di tutto ciò che è bello e buono, e così il Meeting è diventato un luogo dove l’altro non è innanzitutto qualcuno da combattere, ma un aiuto a scoprire la verità che corrisponde alle esigenze più profonde dell’uomo.”
(Vai al Sito del Meeting )
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SCENARIO/ 2. Ecco come Berlusconi e Fini possono far la pace
Guarda la notizia su “Il Sussidiario.net”
COMMENTI
06/08/2010 - I CAPPONI CHE CONTINUANO A BECCARSI (bruno angelini)
“Agnese, superba d’averlo dato, levò, a una a una, le povere bestie dalla stia, riunì le loro otto gambe, come se facesse un mazzetto di fiori, le avvolse e le strinse con uno spago, e le consegnò in mano a Renzo;(…) Così, attraversando i campi o, come dicon colà, i luoghi, (Renzo) se nìandò per viottole, fremendo, ripensando alla sua disgrazia, e ruminando il discorso da fare al dottor Azzecca-garbugli. (…) Ora stendeva il braccio per collera, ora l’alzava per disperazione, ora lo dibatteva in aria, come per minaccia, e, in tutti i modi, dava loro di fiere scosse, e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate, le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade sovente tra compagni di sventura”. (A.Manzoni, I promessi sposi)
Nelle mani di Agnese quattro capponi, pur in una posizione estremamente scomoda e ignari del fatto che prima o poi verranno cucinati, continuano, quasi istintivamente, a beccarsi tra di loro. La metafora dei capponi di Renzo dovrebbe farci capire che forse una grande strategia bipartisan è oggi più che mai necessaria per un paese che vuole intraprendere seriamente un percorso di riforme. I.Nicotra, P.Zocchi, (2009) Formare per riformare. Federalismo e creazione di una nuova classe dirigente locale”, Donzelli editore, Roma, pag. 169.
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E’ bellissimo riuscire a chiedere al Signore il dono di trasmettere la fede ai nostri figli. L’accoglienza è un mistero perché non ce la siamo cercata. Abbiamo detto un sì, e all’origine di un sì c’è la Sua presenza.
N.Scardovi, (2009) “Dalla tenda alla casa. La vita rinata in un incontro”, Itacalibri, Castelbolognese, pag 106
Una cosa che ci ha colpito molto riguarda nostro figlio più grande che ha ventitré anni e lavora. Una sera, quando la sua vita ha cominciato a prendere la via dell’adulto, gli abbiamo detto: “Paolo, ma noi adesso nella tua vita che cosa dobbiamo essere?”. Lui ci ha detto: “Un punto di riferimento”. (…)
Quando il sabato è venuto a casa gli abbiamo chiesto che ci dicesse lui perché ci aveva detto quella cosa. Sapete cosa ci ha detto? “A me non importa niente di quello che mi lascerete o non mi lascerete, la cosa che mi interessa di più è che le scelte della vostra vita siano chiaramente definite dall’incontro che dite di aver fatto, come punto più importante”. Ci chiedeva la fede come eredità.
N.Scardovi, (2009) “Dalla tenda alla casa. La vita rinata in un incontro”, Itacalibri, Castelbolognese, pag 103
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Che vuoi che ti dica, Kristin? Il mondo è così da quando Adamo ed Eva hanno assaggiato il frutto dell’albero famoso: che ci posso io se noi tutti nasciamo col peccato nell’animo?”
“E’ semplicemente vergognoso quel che vai dicendo.”
Erlend sembrò perdere la pazienza:
“Smettila Kristin! Lo sai benissimo ch’io non ho mai esitato a confessare e ad espiare le mie colpe. Non sono un baciapile però: troppe cose ho viste da fanciullo e da giovane! Mia padre era un buon amico dei grandi della capitale: bisognava vedere come quei porci in grigio circolavano per la nostra casa! (…) Con loro entrarono in casa liti ed intrighi. Si dimostrarono spietati e crudeli persino col vescovo che si vergognava di loro: proprio essi, che tenevano in mano ogni giorno le cose più sacre e che sollevavano Dio stesso sotto specie di vino e pane durante la santa messa!”
“Non sta a noi di giudicare e condannare i preti. Mio padre diceva spesso che era nostro dovere di seguirli, la loro vita mondana essendo sottoposta al giudizio del Signore Onnipossente.”
S.Undset (1996), “Kristin figlia di Lavrans”, R.C.S. Libri, Milano, pag. 473.